Teheran tarda a identificare la nuova Guida Suprema o capo spirituale,
di diritto capo dello Stato, inamovibile. Che però non sarà un ayatollah:
nessun ayatollah è candidato o è stato presentito per la carica. Si è fatto il
nome del figlio della Guida Suprema assassinato sabato, Mojtada Khamenei, ma
non è un ayatollah.
Il regime degli ayatollah in realtà non è governato dagli ayatollah, che
sono uomini di dottrina. E giurisperiti – sentiti dalla comunità per i problemi
rituali e legali. Khomeiny lo era, ma di
standing minore: quando fu intronizzato a Teheran dai servizi franco-americani
nel 1979, una sua raccolta di fatwa, di pareri (edittali), fu fatta
circolare ampiamente, ma di quesiti minori, anche al limite del ridicolo (specie
in materia di igiene e di sesso). Il suo successore Khamenei non lo era – era
un hojjat al-Islam, giurista esperto, un grado inferiore all’ayatollah
(successore logico sarebbe stato il Grande Ayatollah Hussein-Ali Montazeri, autorevole
e di elevate capacità accademiche, ma il regime già in vigore non se n’era
fidato, e all’Assemblea degli Esperti fu candidato Khamenei, più “in linea”). Mojtaba
Khamenei potrebbe succedere al padre nella stessa linea – è noto per essere più
ideologico e più violento. Ma non ha titolo religioso, non è studioso di religione
né di diritto. Il padre poteva vantare poche fatwa, Moqtada, a 56 anni,
nessuna: non fatto il servizio di mullah, in nessuna moschea, e nessuno si
è mai rivolto a lui per nessun problema di fede o di pratica.

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