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sabato 7 marzo 2026

Cina e islamismo tra Usa e Europa, convivenza o egemonia

Non c’è decoupling - non ci può essere, ma uneasiness in Europa - in tutti i governi europei a questo punto, si percepisce dai contatti che si moltiplicano, a tre, a quattro, a cinque - nel rapporto con gli Stati Uniti. Per l’attitudine americana non solo di agire ma anche di varare politiche e strategie senza alcuna considerazione degli europei, alleati fedeli. Dapprima ci fu l’islam, rafforzato dagli Stati Uniti nelle sue conformazioni estremiste, jihadiste, contro i sovietici e il comunismo. Una radicalizzazione di cui gli Stati Uniti sono stati poi vittime, in Africa e a New York, fino alle Torri Gemelle. Ma anche l’Europa, con molti attentati e molti morti, in Gran Bretagna, Spagna, Francia, Germania, e una generale situazione d’insicurezza. L’utimo atto della lotta successiva al radicalismo islamico – dopo averlo imposto a Teheran contro lo scià, gia grande fedele pedina nello scacchiere - è ora la guerra all’Iran, e non si sa a quali effetti.
In parallelo, anche se meno cruenta, l’altalena nelle relazioni con la Cina. Dapprima la Cina era “tutti noi”, fornitrice provvida dei poveri o presunti tali, buona qualità a buon mercato. Da cinque anni, dalla presidenza Biden, diventata un eversore economico, se non un nemico. È in questa ottica, di disappunto per le strategie americane, sempre radicali, e in chiave di egemonia e non di convivenza, che la Germania dopo la Francia si appresterebbe al “niente più Cina” di Biden e Trump.

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