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Ombre - 820
“Piazza Affari regina d’Europa per valore delle cedole
e rendimenti”, “Il Sole 24 Ore” a p. 1. A
p. 3, sempre in grande: “L’Italia con la crescita più bassa in Europa” –
“meno della metà della crescita media Ue” e “meno di un terzo rispetto al G 7”.
Pubblici vizi virtù private – si rovescia Mandeville e la “favola delle api”,
le api operose.
Cazzullo incorona Conte, l’avvocato che si professa demitiano
ora alla guida dei 5 Stelle. Riducendo con lui a bazzecola, due righine, in
fondo, il reddito di famiglia e il superbonus. Senza ricordare che quest’anno
paghiamo 51 miliardi di debito, portando al “primato continentale nel rapporto
fra debito e pil”, grazie, si fa per dire, alla generosità dell’avvocato.
Sorprendente l’ingegnera Di Foggia che per fare il presidente
dell’Eni vuole una buonuscita da Terna, altro gruppo pubblico, di sette milioni
e mezzo. Sorprendente perché di Terna era amministratore delegato dopo una carriera,
dice il cv, per la parità salariale. Vorrà portare tutte le donne in impresa al
suo livello?
O non sarà, come l’avvocato Conte, un ex demitiana – sono
sempre i primi in tutto, artigliano lo Stato come nulla?
Ben “il 61 per cento della popolazione israeliana è
contrario al cessate il fuoco in Libano”. È cioè favorevole all’invasione. Il
“popolo” per la guerra, con un esercito di leva, è una novità, forse non solo la
specialità di Israele. Un nuovo filone di studi necessita, il nazionalismo è sempre
più forte delle guerre.
Mostrano i tg i bombardamenti di Tiro e Sidone come
fossero due dei villaggi del sud del Libano. Mentre i Fenici di Tiro e Sidone sono
statti per secoli i marinai e i mercati del Mediterraneo. Orientale e anche occidentale
– tra Solunto, Mozia, Palermo, e Cartagine. E le rovine monumentali lo
testimoniavano ancora negli anni 1970, prima che Israele occupasse e distruggesse
variamente il Libano.
Maurizio Molinari
che fa una pagina su “la Repubblica” per signor Pahlavi: “Torno e do la spallata
al regime di Teheran” sarebbe da ridere ma è da piangere. La politica estera
ridotta, da uno che pure sa di che si tratta, a chiacchiere vuote. Assistito
peraltro dal concorrente “Corriere della sera”, che esibisce una larga
formazione di inviati e corrispondenti internazionali, di cui solo due s anno e
dicono la cosa giusta, Rampini e Viviana Mazza – agli altri, ammesso che pratichino
qualche lingua, si richiede il “colore” - ospedali, dottori, bambini, madri, morti
e il tycoon.
Papa Leone impegnato per la pace lo portano in trionfo
nel Camerun, paese di guerre senza fine, postcoloniali – dopo 66 anni – e
tribali, con un capo di Stato 91nne che sta lì da sempre. Ma c’è di meglio dove
un papa di pace potrebbe andare in Africa?
Dunque, Bpm e la Lega, col supporto dei Del Vecchio di Luxottica-Delfin,
si riprendono Mps-Mediobanca-Generali. Il controllo di Roma su Milano era
impossibile, e così Caltagirone è stato fregato.
La Lega, sotto l’aplomb esagerato di un Giorgetti mite,
aggredisce Piazza Affari alla Trump, d’assalto – il golden power
contro Unicredit è ancora più stupefacente oggi di quando Giorgetti lo impose.
Ma perderà il voto tra qualche mese - lo
farà perdere a Meloni, la filosofia della Lega è sempre quella, rodata con
Berlusconi.
Si fa passare la divisione tra Caltagirone e i Del Vecchio su Mps come
una furbata per disinnescare il “patto occulto” 2019 di cui li accusa la Procura
di Milano. Ma non è il solo aspetto curioso del voto in consiglio per il nuovo Mps.
Di fronte alla “istituzionalità” dei grandi fondi Usa, alla loro indifferenza ai
giochetti di potere in materia di affari, non si sa che pensare di Giorgetti,
dell’asta acceleratissima per la vendita
di Mps, del golden power contro una banca italianissima (non era un
“campione nazionale”?) come Unicredit.
Elegante “Il
Messaggero” (Caltagirone) nella sconfitta a Mps-Mediobanca: grande titolo e
nessuna acrimonia: “Lovaglio torna alla guida di Monte dei Paschi.”.
Il “fuori Lovaglio”
era un jeu de dupes, un gioco di compari?
Vance, che pure è intelligente (è buono scrittore, o
non è lui?), che ammonisce: “Prevost dovrebbe essere cauto quando parla di teologia”,
Prevost è il papa, non si sa se è più asservito al suo capo Trump, come è l’uso
per i vice-presidenti Usa, oppure ironizza.
Claudia Conte ha solo una laurea telematica, presi in
otto mesi, a trenta e passa anni, dopo aver vantato una laurea Luiss – dove ha
solo pagato le tasse, per molti anni? Fatti suoi. Ma il ministro dell’Interno,
custode e garante della nostra sicurezza, irretito da una svelta trentenne?
Romagnoli, recensendo sul “Venerdì di Repubblica” “Il
giornalista e l’assassino”, un vecchio libro (1990) di una Janet Malcolm su un
giornalista americano, Joe MGinnis, specializzato nel guadagnarsi la fiducia di
persone coinvolte in delitti per poi “tradirli”, raccontandone le (vere o presunte)
confidenze di malefatte, ricorda che questo giornalista lavorò anche in Italia.
Sul Castel di Sangro, la squadra di calcio di “un paese abruzzese di seimila
abitanti”, approdato alla serie B. Naturalmente “provandone” droghe, combines,
intrighi. Ma non era la squadra di Gravina, poi presidente della Figc? Per dodici
anni, e tre Mondiali falliti.
“Reiterati insulti dei dirigenti dell’Inter” contro il
presidente del Como Suwaraso, nella partita che poi l’Inter ha vinto. Ma di
questo abbiamo saputo due giorni dopo, per un post dell’indonesiano ai
sostenitori della sua squadra, di scuse per la mancata reazione agli insulti
(“sono nostri ospiti e meritano rispetto”). Cronache pietose – mentre si
protesta e si sciopera per il rispetto del giornalismo.
Ha vinto Brignone, ma parla sempre
Goggia. Di tutto. Di sci ma anche di guerre, studi, prodotti, promozioni. Ha
agenti migliori? Il giornalismo all’orecchio delle pubbliche relazioni.
Israele ha adottato, ormai da tre
settimane, la pena di morte, su base etnica. Con tanto di spilla celebrativa,
in forma di cappio, dorata – o è d’oro? E non si è udito o letto un solo grido
d’orrore, nemmeno una critica. Poi dice che c’è l’antisemitismo – sottotraccia,
certo.
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