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lunedì 15 giugno 2026

Il mondo com'è (498)

astolfo

Adam Olearius - Oggi dimenticato, anche il Germania, fu nel Seicento (1600-1671) il primo orientalista tedesco. Un poliglotta che maturò conoscenze di prima mano di Russia e Persia, al servizio di Federico III duca di Holstein-Gottorp, per il quale lavorò a stabilire rotte e accordi commerciali. Fu a Mosca per alcuni mesi tra il 1633 e il 1634, in Persia a lungo tra il 1635 e il 1639. Di passaggio di nuovo a Mosca nel 1636, dove poi tornò nel 1639. Viaggi che raccontò in memorie intitolate “Moskowitische und persische Reis”. Con le quali si conquistò la nomea di iniziatore della letteratura d’avventura tedesca. 
 
Assassinii mirati – Non solo i generali iraniani, la Guida Suprema Khamenei e tutti i capi di Hamas, una lunga lista di assassinii mirati di varie personalità non militari ha la scrittrice anglo-palestinese Isabella Hammadi nella prefazione a Edward W. Said, “Representations of the Intellectual”: Bassel El Araji, assassinato dagli israeliani nel 2017, a 33 anni, “«intellettuale attivista», o «martire istruito», riconoscibile per la scheletricità e i grandi occhiali che lavorava da farmacista nel campo rifugiati di Shu’fat, e teneva corsi in Cisgiordania sulla storia della resistenza palestinese”. E gli scrittori e pensatori di Gaza, come il poeta e accademico Rifaat el-Ariir, o Sufyan Tayeh, prominente scienziato e ricercatore di fisica teorica, il poeta e narratore Selim el-Naffar, l’accademico e commediografo Jihad el-Baz, e molti altri”.
 
Oriente – È travalicato in Europa, orientale è Parigi, Malaparte ha questa illuminazione nel 1947 (“Giornale di uno straniero a Parigi”, pp.135-136) mentre assiste a scioperi e proteste rituali,  nell’indifferenza, senza più “il garbo degli scioperanti” e la sorridente amicizia dei parigini”. ¨I volti sono tristi, le labbra mute, questa folla sporca, mal vestita, mal nutrita, subisce lo sciopero con un distacco feroce, quasi con una sorta di disperazione muta, tetra. C’è qualcosa delle folle turche, nella folla di Parigi. La passività delle folle orientali, di Smirne, di Costantinopoli, l’accettazione passiva di tutto quel che accade, e che è ai miei occhi non tanto il fatalismo religioso dei mussulmani, ma quello dei popoli che non vivono più nella storia. È chiaro che dopo il 1918 questo fatalismo storico travalica ormai, nelle folle turche, il fatalismo mussulmano. Parigi è una città turca, la Francia è la Turchia d’Occidente? Le folle turche non sono rumorose, turbolente, scorrono un po’ affaccendate, in silenzio…”.
Un’impressione che Malaparte si corrobora ripensando all’Oriente di Montesquieu, di Gaspare Gozzi, che invece gli si rivelava puro Occidente: “L’Oriente, quale lo immaginavano Montesquieu, Gaspare Gozzi, o Voltaire, era un Oriente molto parigino. Costantinopoli era una sorta di Parigi, dove gli eleganti e le preziose erano sostituiti dagli eunuchi e dalle odalische. L’harem appariva come una sorta di salotto letterario, dove si discuteva di politica, di scandali mondani, di pettegolezzi, di letteratura, dove di beveva caffè e si mangiavano rahat-lokums. Il fatto è che nel XVIIImo secolo l’Oriente, benché in piena decadenza, credeva ancora di vivere nella storia, aveva conservato il senso della storia. L’Oriente era vivo. Andate oggi in Oriente. È sempre Parigi, ma fuori dalla storia, con folle rassegnate a non svolgere più alcun ruolo storico. Parigi, come gran parte dell’Europa, subisce in questo momento la crisi che l’Oriente ha già subito: quella del passaggio dal mondo vivo e attivo della storia al mondo tetro, passivo, rassegnato del fatalismo storico. L’Europa, è evidente, sta diventando un grande paese levantino, ma senza il sole e il cielo azzurro”.
 
Frances Perkins - È stata la prima donna ministro negli Stati Uniti. Al dicastero del Lavoro nelle tre presidenze F.D.Roosevelt, dal 1933 al 1945 – l’unica a conservare la titolarità nei dodici anni di F.D.Roosevelt (insieme con un Harold Ickes di cui non resta memoria). A lei si devono innovazioni fondamentali nel mondo del lavoro: il Social Security Act, legge sulla sicurezza sociale, che ha introdotto il salario minimo e le indennità di disoccupazione; le pensioni sociali; la proibizione del lavoro infantile; una vasta normativa a protezione contro gli incidenti sul lavoro.
La sua fu una nomina molto contrastata. Praticamente da tutto il partito Democratico, il partito di F.D Roosevelt. Benché ne avesse titoli: era sociologa, ed aveva già gestito il lavoro nello stato di New York, come Commissario Industriale. Ma era, appunto, newyorchese, quindi invisa ai molti in America. Più di tutti la nomina fu contestata, in quanto donna, dai sindacati. E del resto, come scrisse un giornale dell’epoca, di New York, “la signora Perkins non gode di alcun sostegno a livello regionale e non ha cercato l’incarico. Anzi, non lo desiderava. La sua famiglia vive a New York, la scuola di sua figlia si trova lì e suo marito, per via del suo lavoro, deve rimanervi per la maggior parte del tempo. Anche la sua propria attività professionale, dal 1909, si è svolta principalmente a New York. Lei e la sua famiglia possiedono una casa nella parte alta della città, una casa per il fine settimana in Connecticut e una fattoria nel Maine per le vacanze più lunghe. La famiglia e gli amici sono molto importanti per lei”. Non è neanche femminista, continuava il giornale, “si firma col suo nome da nubile per non intralciare il marito, dato che entrambi lavorano nella politica locale di New York, ma all’estero e nelle occasioni ufficiali è Mrs. Paul C. Wilson”, il nome del marito.
L’allarme contro la nomina fu generale nel partito Democratico e tra i leader sindacali: “La sola idea di una donna come Segretario del Lavoro era una bomba a orologeria. L’unico democratico influente che sembra davvero desideroso di avere la signorina Perkins come Segretario del Lavoro è il signor Roosevelt”. Si scatenò “un putiferio. William E. Green, presidente della Federazione Americana del Lavoro, dichiarò alla stampa che la signorina Perkins era una donna adorabile, ma che come Segretario del Lavoro sarebbe stata del tutto inaccettabile per i sindacati e che la Federazione non avrebbe voluto avere nulla a che fare con lei. La signorina Perkins rispose con calma che lei e il signor Green erano vecchi amici e che, se lui non si sentiva libero di andare nel suo ufficio a Washington, sarebbe andata lei nel suo”.

Radio Cairo – È stata all’origine dell’arabismo, presto poi in declino, di un nazionalismo comune alle varie popolazioni arabe, e anche del panarabismo, di un ideale di unità politica tra i paesi arabi. Di conio e gestione dei rais egiziano Gamal Abdel Nasser, la mente del rovesciamento della monarchia egiziana nel 1952, e presto successore del generale Naguib, l’uomo di facciata degli ufficiali insorti. Al potere a metà 1956, e preso leader internazionale con la nazionalizzazione del Canale di Suez e la sfida vincente, con l’aiuto degli Stati Uniti, contro Francia e Gran Bretagna che gestivano il canale, e Israele che le appoggiava, elaborò e promosse, benché a capo di un Paese relativamente marginale nel mondo arabo, una forma di revanscismo comune, di nazionalismo panarabo. Per tutti gli anni 1960, anche dopo la sconfitta umiliante patita da Israele nella guerra dei Sei Giorni nel 1967, Nasser elaborò è praticò l’arabismo anche nelle forme unitarie (da lui estese alla Siria, come Repubblica Araba Unita, e poi alla Libia di Gheddafi), avvalendosi della tribuna di radio Cairo. Che in tutto il mondo arabo si ascoltava, in chiaro o al coperto, essendo in alcuni Paesi  ritenuta eversiva. E perfino nei deserti, con la diffusione dei transistor. Coniando una koiné araba, una parlata comune – prima poteva accadere che un libanese non capisse un algerino.
 
Russi - Uno dei primi resoconti della Moscovia, a metà Seicento, che pure da oltre due secoli si riteneva e voleva la Terza Roma, custode della “vera fede” dopo la caduta di Costantinopoli in mano ai Turchi, quello di Adam Olearius, lo scrittore- viaggiatore tedesco del Seicento, che la visitò tre volte, nel 1634, nel 1636 e nel 1643, per motivi commerciali, ne trae nei suoi ricordi, “Moskowitische und persische Reis”, un’immagine primitiva - dei tempi, si direbbe, ancora di Ivan il Terribile, metà Cinquecento, quale Eizenstein li ha raffigurati nei suoi film , “Ivan il Terribile”, “La congiura dei Boiardi”:
“Le case d’abitazione della città di Mosca… sono di legname o di pinastri accatastati gli uni sugli altri o di travi d’abete. I tetti sono coperti da assicelle su cui sono sovrapposte cortecce di betulla, e in parte da zolle erbose…
“In nessuna casa, né di poveri né di ricchi, si vede alcun ornamento di vasellame esposto in bell’ordine, ma soltanto le nude pareti, presso la gente di riguardo coperte di stuoie, ed un paio di santi dipinti.
“Hanno poche coltri, i più nessuna, e riposano su cuscini, paglia, stuoie, o anche sui loro vestiti. Dormono su panche, e d’inverno… sulla stufa, che è come un forno di pane, superiormente piatto, con il quale si aiutano tutti insieme, uomini, donne, ragazzi, servi, fantesche”.
Un “volgare tenore di vita” per Olearius. Che ne apprezza “la bella acutezza di mente”. E ne depreca la mancanza di curiosità - l’assenza del “desiderio di indagare la natura delle altre nazioni”.

astolfo@antiit.eu

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