Cerca nel blog

domenica 14 giugno 2026

Ma la patrimoniale c’è, per tutti

Chissà perché, la cosa è periodica, infuria la battaglia sulla patrimoniale. Intendendosi per patrimoniale una tassa speciale sui ricchi. Quando invece la patrimoniale propriamente detta, una tassa ricorrente sui beni posseduti, dai ricchi e dai non ricchi, mobili e immobili, c’è da tempo. E questo governo che non mette le mani in tasca agli italiani, ci ha aggiunto un quarto – o un terzo.
È una “patrimonialina”, nel senso che è frantumata in una mezza dozzina di rivoli. Ma c’è, si aggira sui duemila euro. Ogni anno. E colpisce tutti, ricchi e poveri – il procedimento che il fisco preferisce, pochi ma per tutti, e sicuri.
Il canale principale è la seconda casa. Vittime i due milioni e mezzo d famiglie che ne hanno una – più spesso ereditata. Su di essa gravano Imu e Tari. E da un paio d’anni la tassa sui “non” consumi ininterrompibili di energia (l’elettricità). Indipendentemente cioè dal consumo.  Considerando che una seconda casa che si abiti per due mesi l'anno, il prelievo forzoso sui non consumi è di circa 500 euro. 
In totale, fra Imu, Tari e bolletta elettrica, sulla seconda casa si paga una patrimoniale di mediamente 2 mila euro l’anno. Imu, Tari, Oneri di sistema, Trasporto, Gestione del contatore etc. vengono chiamate non patrimoniali ma imposte di scopo. Che però non è vero: non c’è servizio (Tari compresa, per dieci mesi l’anno) in rispondenza del prelievo.
Più contenuti, ma su una base molto più larga, di 48 milioni di titolari, sono le imposte di bollo sui conti correnti, 32 euro l’anno, e quelle sul conto titoli (necessario, se non altro, per custodire i Bot), 100 euro.

Ma quanto era turpe Mani Pulite

“Biografia non autorizzata”, da parte di un antipatizzante, pubblicata dalla Mondadori di  Berlusconi, un nemico, che trent’anni fa faceva un’altra storia di Di Pietro, che è come dire l’anima di Mani Pulite, non fa storia, ovvio. Ma non risulta oggetto di una delle 250 cause per diffamazione e danni, o sono 300, vinte dal non più giudice. Del quale invece racconta cose turpi. Come i cento milioni ricevuti da questo e quell’indagato e poi restituiti in scatole da scarpe, in contanti. Milioni di lire, ma vabbè. O la Mercedes in regalo, questa non restituita in nessun modo. O l’appartamento in piazza Scala in comodato, gratuito. E altre facezie, peraltro note. Compresa la disponibilità a fare il ministro della Giustizia di Berlusconi. E l’uso disinvolto, “sceso in politica” anche lui, del finanziamento pubblico. 
Su una restituzione di cento milioni a un indagato in contanti in una scatola di scarpe si ricorda la lettura stranita di una intera pagina di giornale su una traghetto italiana di ritorno dalla Grecia. Stranita perché il “Corriere della sera” si limitava a pubblicare la conferma dell’allora Tonino nazionale. Come una smentita.
Non si sapeva nemmeno che c’era una biografia del genere, di primario editore, in grado di pagare milioni di risarcimenti, che raccontava, documentate, talmente tante turpitudini, se non ci si imbatteva per caso.
Di Di Pietro si aspetterà che sia lui a decidere, quindici o venti anni dopo, sempre per l’uso “disinvolto” dei fondi pubblici, che era stanco e voleva essere lasciato in pace. Novello Cincinnato. Aveva – ha – tanto potere? 
Filippo Facci, Di Pietro
, Mondadori, pp. 370, ril. pp.vv., da € 11