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martedì 29 maggio 2018

I salvati

Smessi i toni da funerale delle cronache post-voto, i cronisti politici Rai sono tornati pimpanti: un  anno ancora, di posti e carriere assicurate. Il consiglio e la dirigenza hanno anche brindato. Fazio ha festeggiato facendo finta di nulla, con i suoi comici che non fanno ridere – contento perfino di farsi sorpassare all’auditel da La 7, dal non in linea Giletti.  
Festeggiano i media in generale, dopo la bocciatura del governo. Le dirigenze orgogliosamente democratiche di “Corriere della sera”, “la Repubblica-la Stampa”, i tg, anche quelli di Berlusconi, e l’intellettualità romana tutta. Mattarella ha buttato l’Italia in una voragine, ma il mondo-che-conta celebra.
Hanno sempre gli stessi nomi premi e festival, cittadini, provinciali, regionali, tutti rigorosamente pubblici, di filosofi, letterati, registi, attori. Parlano e si premiano sempre gli stessi, rigorosamente con la tessera, non cedono nemmeno un gettone di presenza, nonché una coppa. Si veda nella capitale: Cultura e legalità. Massenzio, San Cosimato, Maxxi, la Roma che conta si celebra sempre in chiave Pd, come se i democratici non fossero l’esigua minoranza che sono, tra l’altro muta in Campidoglio: i Taviani, anche in memoria, Virzì, Muccino, Salvatores, Gifuni, Carofiglio…
Fra i tanti disastri, Mattarella avrà comunque ottenuto di dare un anno di ossigeno alla sua Nomenklatura. La frase fatta di questi casi è che si balla sul “Titanic”. Ma con ragione: la Nomenklatura dem  mette fieno in cascina, anche se i buoi sono scappati, come direbbe la saggezza popolare.

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