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lunedì 20 agosto 2018

Letture - 355

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Hans Urs von Balthasar – Il dimenticato autore della  “Apocalisse dell’anima tedesca” – che Jakob Taubes rifarà in chiave nichilistica in “Escatologia occidentale” -  è ricordato da Gnoli nell’intervista con l’ex cardinale Scola quale suo maestro a Friburgo: “Cosa le ha insegnato la sua teologia?” “La decisività della bellezza e della santità, anche per la teologia”, è la risposta. Con un’aggiunta: “Fu uno spirito libero che ha sempre scelto di star fuori dall’ufficialità degli onori e del potere”. Un seguito che è un’avversativa – con rimpianto, dell’ex cardinale (si può essere ex cardinali? Di fatto sì, la chiesa è spietata, anche nella compassione.

Cesare De Michelis – Muore l’ultimo editore “puro”, l’editore editore, che si leggeva personalmente i romanzi da pubblicare e discuteva con i suoi saggisti. Celebrato. Ma si era ridotto a scrivere recensioni, brevi e poche, per “Formiche”, la rivista mensile di formiche.net, il sito online.

Economia omerica – Il commercio è minimo, manca in Omero perfino la parola per dirlo. Manca la moneta. Lo scambio prevalente è in forma di baratto, cosa contro cosa, bene contro bene. O in alternativa nella forma del dono. Oppure con la guerra, come bottino per diritto di conquista: “l’economia omerica è un’economia che non ha bisogno del commercio”, è la conclusione di Johannes Hasebroek, lo storico tedesco controcorrente di cui si sono celebrati l’anno scorso i sessant’anni della morte – controcorrente rispetto al filone di studi prevalente in Germania negli anni 1920, di Beloch, Meyer, Pöhlmann, che l’economia omerica leggeva in chiave marxista, di conquista dei mercati, e contro il primitivismo cui l’acculava Bücher, ma sulla traccia di Max Weber, e col conforto successivo di Pohlanyi. Il commercio tra popoli, isole, terre, il nostro commercio “internazionale”, è cosa dei Fenici, che si sa che esistono, l’archeologia lo spiega a profusione, ma di cui non si parla, non sono materia di narrazione.
Dei poemi omerici Hasebroek data la collazione tra il VII e il VI secolo, e di questa epoca ritiene riflettano la società e l’economia. Con echi di età più antiche ma senza attenzione agli sviluppi in corso in quei secoli, bisogna aggiungere, se effettivamente risalgono al VII-VI secolo.
È una cultura materiale primitiva: non si può sopravvalutare la capacità economica di una società guerriera, conclude Hasebroek. Che può avere altri pregi ma non il calcolo: vive di rendite agricole, con servi o schiavi, ha sole occupazioni la guerra e l’ozio, allora in forma di agoni, banchetti, canti di poeti, “che fanno parte del proletariato itinerante”, danze di etere, con buona capacità estetica, un senso eroico della vita, e una brutalità cieca alla compassione.
Ma il cambiamento era in atto. Lo stesso Hasebroek, nella sua opera maestra, i due volumi di “Stato e commercio nella Grecia antica”, rileva nel secolo VI, nei poemi esiodei, tutt’altro humus. La base dell’economia è sempre la rendita agraria. Ma tiranni e legislatori, in cerca del consenso del demos, del popolo urbano, avviano quella che sarà una borghesia di proprietari terrieri, legiferando per la redistribuzione delle terre, e la liberazione dei contadini dalla servitù per debiti e dall’indebitamento.
  
Incipit – In attesa della ripresa lettorale dopo le ferie, il “Robinson” propone l’altra domenica quindici anteprime, sotto il quesito: “Quanto sono importanti gli incipit in letteratura”. Tutto regolare, tutti i generi rappresentati, anche sessuali, due pagine per ogni novità, 15-16 cartelle ognuno, ma quale si sceglierebbe tre le quindici proposte? Probabilmente nessuna. Veniamo dal’incipit manzoniano, del celebra romanzo di scuola, ma poi?Quello proustiano è già melenso.

Morte – “L’uggiosa preoccupazione della morte” ha il cardinale Scola con Antonio Gnoli sul “Robinson” ieri. Ben detto. Da un cardinale non più in cattedra: già patriarca di Venezia e arcivescovo di Milano, oggi in ritiro, a soli 77 anni, in un paesino delle sue Prealpi lombarde, neppure il suo, quello dell’infanzia, il papa compassionevole Francesco può essere cattivo. Ma sereno. È la serenità l’antidoto alla morte? La preoccupazione non la allontana, né la cura ipocondriaca di sé, valetudinaria – afflizione dei circostanti.
V.S.Naipaul – Nobel poco amato perché non era cantore delle origini – un indiano delle West Indies che si professa angloindiano molto inglese. Era polemico, benché consacrato dal premio, nobel, ed era deluso. La “New York Review of Books” pubblica in morte il suo ultimo saggio, “Essere scrittore” (On being a writer), malinconico. “Uno scrittore serio deve essere originale; non può accontentarsi di fare od offrire una versione di ciò che è stato fatto prima”. Ogni scrittore che vuole scrivere. Oggi prevale il criterio opposto: rifare il già fatto, quando è di successo, lo scrittore vuole essere conformista. E si scrive veloce – la cifra della lettura, dicono le redazioni editoriali: si scrivono romanzi come si dialoga ai talk-show, una sola battuta e un senso, una soluzione e non una problematica, oppure all’“Isola dei famosi” – molte le fanciulle che eccedono in “che cazzo!”.

Pasolini – Viveva il sesso compulsivamente, come una condanna. Ma era anche algido affettivamente. Era pure, come maestro di scuola, anti-sesso, benché lo praticasse come una droga, ogni notte, pena l’astinenza, e subito poi col rimorso e la vergogna. Forse in sostituzione degli affetti, non ci sono ricordi affettuosi di Pasolini – la fioritura recente di memorie e ricordi è singolarmente assente in materia. Il sesso era per lui disperazione, lo considerava una colpa. Una condanna, di ogni giorno, ogni notte 

Ratzinger – “Abbiamo avuto un papa che è stato membro della gioventù hitleriana e ha combattuto per i nazisti” – Robert Harris, “Conclave”

Sexting – Fa il “Robinson” di “la Repubblica” uno speciale sul “Sexting”, lo scambio di moda di messaggi e immagini “sessualmente espliciti” via internet, come se fosse una celebrazione della sessualità. Condendolo con citazioni da Platone, Laclos, Kraus, Bataille e Buňuel. E di una bibliografia che comprende Duras, Pasolini, Lawrence Durrell, Moravia, l’Aretino, Philip Roth. Ma non è l’opposto? La pornografia elide l’erotismo.
Nella bibliografia del “Robinson” figura anche Carrère. Questo è in linea col sexting: le scene di sesso che l’autore di “Limonov” (o il suo editore) ritiene di dover includere da qualche tempo sono di un frigore sconcertante.

letterautore@antiit.eu

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