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Quanto ci costa Netanyahu
Hanno cominciato gli americani sabato, quando hanno fatto il pieno, arrabbiati
di dover pagare un dollaro in più il gallone di benzina. Ma un po’ dappertutto si
fanno conti a perdere, e ben più incisivi, delle sanzioni all’Iran – e alla Russia.
Della guerra di Netanyahu – se quella di agosto si disse una guerra contro le centrali
nucleari iraniane, questa appare solo come una guerra per tenere alta la tensione,
per facilitare la vittoria di Netanyahu alle elezioni di ottobre.
Non c’è, non è stata trovata, e non è stata nemmeno proposta da Netanyahu,
un’altra ragione per la guerra. Solo che i conti sono salati, un po’ per tutti,
per una guerra a favore di una persona.
In gioco è il rifornimento di petrolio e di gas non solo dell’Europa ma
anche, e soprattutto, dell’Asia. Che è ormai la grande fabbrica dell’Europa, e
dell’America, e quindi riverserà addosso a noi i costi maggiorati. Qui compresa
la Cina, che resta ancora, malgrado tutto, la fabbrica di mezzo mondo. E c’è
chi minaccia, in Europa, di mandare le cannoniere a presidiare il Golfo, tanto
grave è la paura che il petrolio venga a mancare.
Questo delle cannoniere è tema poco serio. Ma che il petrolio e il gas scarseggino
un po’ per tutti, eccetto che per Israele, è un fatto. E dopo la guerra il
mondo non sarà più lo stesso per le petromonarchie arabe del Golfo – da cui,
come si suol dire, “dipendiamo”: l’Iran, con tutti i suoi missili e droni, non può sovvertirli, ma il futuro non sarà più tranquillo. E anche le comunità israelitiche
pagano per Netanyahu. Non tanto per la benzina e il gas, non necessariamente. Nemmeno
per i crimini di guerra, in Iran e in Libano - che sono naturalmente da provare.
Ma, come lamentano, per l’ostilità crescente. Le colpe di Netanyahu ricadono su
tutti.
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