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Milano da un miracolo all'altro
Una
“fiaba teatrale in 29 capitoli (e un prologo)” che riprende, per celebrarlo dopo
75 anni, il film di De Sica e Zavattini nel 1951 – in un’ottica anche di
risarcimento da parte del Piccolo, il teatro di Milano (il film non era
piaciuto a Milano, e anzi era dispiaciuto, non poco). Lo scrittore Di Paolo e l’attore
Guanciale in vesti di dramaturg - la nuova figura teatrale che sistematizza
il dramaturg in uso nei vecchi teatri tedeschi (lo scrittore che lavora
stabilmente in un teatro o in una compagnia per rielaborare i testi da rappresentare)
- hanno rielaborato i materiali del film ma per un “prodotto” del tutto nuovo. Enorme la ricostruzione, presumibilmente di Di Paolo, di cronache, dati, eventi, filosofie, di vari momenti della ricostruzione. Su questi materiali il direttore del Piccolo Claudio Longhi ha montato uno spettacolo - che
va in scena da quasi un mese, tutto esaurito.
Il
film - titolo e personaggi - è un pretesto, per rifare “ricchi e poveri”, l’intreccio della storia, dal
tempo del film, l’immediato dopoguerra, a oggi. Attraverso figure diverse e identiche.
Di Paolo e Guanciale hanno fatto molta ricerca sul film, sul racconto di
Zavattini “Totò il buono”, che è un po’ il soggetto del film, sulle intese di
Zavattini con Totò, che ne avrebbe dovuto essere l’interprete. Ma poi, sovvenendo
al progetto di Longhi e del Piccolo, elaborano a più riprese il tema periferie,
esclusi, ricchi e poveri, in varie situazioni del dopoguerra a Milano. Una
rappresentazione e una mappa, alla fine, di come Milano si è evoluta nel dopoguerra.
Con i personaggi del film, e con altri – c’è perfino in scena la Madunina, con
un lungo monologo conclusivo, che è un invito alla celebrazione di Milan, un’esortazione
– “Un’eterna promessa. Frèghess i man, varda in sü, crédegh. Varda in sü. Varda
in sü, fiö”.
Con
una prefazione di Ferruccio de Bortoli, critica sulla Milani di oggi, dei “neopoveri”.
E una introduzione di Amalia Ercoli Finzi, l’ingegnera ora novantenne di molti
progetti milanesi (e della Agenzia Spaziale Europea, che in suo onore ha chiamato Amalia il rover che ri-sbarchera sulla Luna) sempre lucida: fa in breve la storia di Milano nel Novecento,
le famiglie-industrie anteguerra, le industrie belliche in guerra, i bombardamenti
massicci (“Nell’agosto 1943., 504 aerei inglesi del Bomber Command,
praticamente tutti gli aerei disponibili, arrivati su Milano all’una di notte….”),
e presto la ricostruzione: la Candy nel 1946, “dal titolo di una canzone d Nat
King Cole”, e il miracolo del “bianco”, la televisione nel 1952, il Piano Casa o
piano Fanfani, e l’Autosole – detta e fatta: “la solerte e continua
sorveglianza dei lavori valse a evitare modifiche in corso d’opera, tenendo
sotto controllo la spesa e quindi garantendo i tempi di realizzazione”,
semplice, no?
Con
le tre liriche in milanese di Zavattini, dalla raccolta “Stricarm’ in d’na
parola”, citate nell’intervento di drammaturgia. E una nota sul dialetto
milanese oggi del filologo romanzo Gino Cervi.
Paolo
Di Paolo-Lino Guanciale, Miracolo a Milano, il Saggiatore-Piccolo, pp.
242 € 24
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