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giovedì 19 marzo 2026

Se Trump è rimasto solo

Una guerra senza strategia, e senza esito prevedibile, malgrado la sproporzione di forze? Gli ayatollah potrebbero diventare gli zelensky degli Usa? Alcuni sintomi sono già evidenti. Il colpo a sorpresa non h avuto effetto, malgrado lo strapotere aereo Usa-Israele. Né lo hanno avito gli assassini mirati, di Khamenei prima e di Larjani: Teheran resiste, come già Kiev. Con la differenza che questo si sapeva.
Dalle cronache americane, benché distratte ( forse un decimo dell'allarmismo dei media italiani, forse un centesimo - e non una protesta, nemmeno un cartello per i fotografi), è  notevole il silenzio dei collaboratori di Trump. Delle sue coppie di negoziatori, per l'Ucraina e per Gaza. Di Scott Bessent, quello della squadra che ha maggiore credito, culturale e di establishment. Perfino di Vance, il vice-presidente, altro uomo di cultura, se non di establishment. Notevole anche il silenzio di Rubio, il segretario di Stato. Mentre  è in subbuglio il mondo Maga, base elettorale di Trump. Fino alle dimissioni del capo dell'antiterrorismo, iperMaga, senza altra ragione che il dissenso sulla guerra. E alla critica, nemmeno velata, della direttrice di Cia&Co, la intelligence americana, Tulsi Gabbard.
Tre le (poche) reazioni leggibili in America, una, particolare, riguarda l'indebolimento di Trump nei confronti della Cina, con la quale ha importanti negoziati commerciali. E con Putin, sul quale avrebbe perso ogni potere contrattuale sulla questione Ucraina - una guerra che si rifiuta di finanziare.

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