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A Mosca, a Mosca, è corsa tra gli europei
A Mosca si ragiona se il legame euroatlantico uscirà rotto dalla guerra,
con o senza Trump. E sulla Russia che invece torna “una di noi”, come si dice
che abbiano detto il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron.
Con la guerra in Ucraina declassata a una delle solite guerre tra vicini che
hanno costellato la storia europea.
La riflessione, diffusa negli ambienti governativi, e quindi è da supporre
a fini di propaganda, ma anche tra intellettuali e centri studi di consistente
autonomia intellettuale, è partita dalla National Security Strategy di Trump qualche
mese fa. Si era rafforzata con l’insistenza di Trump che l’Ucraina è una questione
europea e che gli Stati Uniti avevano fatto anche troppo per aiutarla. È montata
di tono dopo la guerra di Trump all’Iran, che l’Europa palesemente subisce e
critica.
Significativa era, un mese prima della guerra all’Iran, ma
quando Trump trattava l’Ucraina escludendo del tutto gli europei, un’intervista
di Lavrov, il ministro degli Esteri di Putin, non ripresa internazionalmente: “Importanti
leader europei ci chiamano e ci pregano di non rendere pubblico il contatto.
Alcuni intrattengono contatti «sotto copertura»”. Come a dire che ci sarebbe
una sorta di corsa degli europei ora a Mosca.
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