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sabato 21 marzo 2026

A Mosca, a Mosca, è corsa tra gli europei

A Mosca si ragiona se il legame euroatlantico uscirà rotto dalla guerra, con o senza Trump. E sulla Russia che invece torna “una di noi”, come si dice che abbiano detto il cancelliere tedesco Merz e il presidente francese Macron. Con la guerra in Ucraina declassata a una delle solite guerre tra vicini che hanno costellato la storia europea.
La riflessione, diffusa negli ambienti governativi, e quindi è da supporre a fini di propaganda, ma anche tra intellettuali e centri studi di consistente autonomia intellettuale, è partita dalla National Security Strategy di Trump qualche mese fa. Si era rafforzata con l’insistenza di Trump che l’Ucraina è una questione europea e che gli Stati Uniti avevano fatto anche troppo per aiutarla. È montata di tono dopo la guerra di Trump all’Iran, che l’Europa palesemente subisce e critica.
Significativa era, un mese prima della guerra all’Iran, ma quando Trump trattava l’Ucraina escludendo del tutto gli europei, un’intervista di Lavrov, il ministro degli Esteri di Putin, non ripresa internazionalmente: “Importanti leader europei ci chiamano e ci pregano di non rendere pubblico il contatto. Alcuni intrattengono contatti «sotto copertura»”. Come a dire che ci sarebbe una sorta di corsa degli europei ora a Mosca.

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