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I panini
Si
entra alla panetteria alle 4 del
pomeriggio, appena riaprono, è l’unico momento a luglio in cui non c’è da fare
la fila - soprattutto delle donne che sanno quello che vogliono, con esattezza,
e non cedono, le code possono essere lunghe. È fresco. Ed è vuoto. Nel senso
che non c’è nessuno dietro il banco. In attesa sono due giovani, corpulenti e
muti, evidentemente già in attesa. Africani, con la polo azzurra col bordino
tricolore dei gruppi sportivi miliari . Lancio del martello? Sollevamento pesi?
Della Polizia? Si direbbe. Hanno scarponcini con pantaloni da cavallerizzi, saranno motociclisti. Viene da chiedere, ma gli sguardi non s’incrociano, e
le domande non vengono pronunciate.
Si
aspetta, guardando di lato, ma non esce nessuno. Si aspetta ancora, si fa finta di consultare il
cellulare – è mossa obbligata, tutti lo fanno. Viene la tentazione di chiamare
forte “Ketty”, la panettiera, “la Rossa”.
Ma anche questa passa, aspettiamo. Finché una ragazzina esce dal retrobottega, con
due panini che evidentemente preparava. Ne mostra il riempitivo ai due atleti,
li incarta, batte lo scontrino, uno dei due paga, prende il resto con i panini,
i due si voltano, ed escono. Non una parola.
Ketty
occhieggia, come per vedere se ne sono andati. È congestionata, più del solito.
Non dice niente e non risponde al cenno con la testa, non guarda, non
vede. E il pensiero sorge che sia una delle tante, nipote o figlia di una non grata memoria
familiare – qui ce ne sono molte.
Questi
posti sono stati liberati, a giugno del 1944, dai goumier
marocchini e dai fucilieri senegalesi del generale De Lattre de Tassigny, con
licenza di saccheggio e stupro. Nel mentre che i nazifascisti montavano la linea
Gotica, da Marina di Massa al mare di
Pesaro, che per dieci mesi impegnò i
partigiani e le popolazioni, con decine di stragi, Fivizzano, Forno, Vinca, Valla,
Bardine, Sant’Anna di Stazzema, Pioppeti di Montemagno, Bergiola, Mezzano.
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