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domenica 5 luglio 2026

I panini

Si entra alla panetteria alle  4 del pomeriggio, appena riaprono, è l’unico momento a luglio in cui non c’è da fare la fila - soprattutto delle donne che sanno quello che vogliono, con esattezza, e non cedono, le code possono essere lunghe. È fresco. Ed è vuoto. Nel senso che non c’è nessuno dietro il banco. In attesa sono due giovani, corpulenti e muti, evidentemente già in attesa. Africani, con la polo azzurra col bordino tricolore dei gruppi sportivi miliari . Lancio del martello? Sollevamento pesi? Della Polizia? Si direbbe. Hanno scarponcini con pantaloni da cavallerizzi, saranno motociclisti. Viene da chiedere, ma gli sguardi non s’incrociano, e le domande non vengono pronunciate.
Si aspetta, guardando di lato, ma non esce nessuno. Si aspetta ancora, si fa finta di consultare il cellulare – è mossa obbligata, tutti lo fanno. Viene la tentazione di chiamare forte “Ketty”,  la panettiera, “la Rossa”. Ma anche questa passa, aspettiamo. Finché una ragazzina esce dal retrobottega, con due panini che evidentemente preparava. Ne mostra il riempitivo ai due atleti, li incarta, batte lo scontrino, uno dei due paga, prende il resto con i panini, i due si voltano, ed escono. Non una parola.  
Ketty occhieggia, come per vedere se ne sono andati. È congestionata, più del solito. Non dice niente e non risponde al cenno con la testa, non guarda, non vede. E il pensiero sorge che sia una delle  tante, nipote o figlia di una non grata memoria familiare – qui ce ne sono molte.
Questi posti sono stati liberati, a giugno del 1944, dai goumier marocchini e dai fucilieri senegalesi del generale De Lattre de Tassigny, con licenza di saccheggio e stupro. Nel mentre che i nazifascisti montavano la linea Gotica, da Marina di Massa al mare di Pesaro, che per dieci mesi impegnò i partigiani e le popolazioni, con decine di stragi, Fivizzano, Forno, Vinca, Valla, Bardine, Sant’Anna di Stazzema, Pioppeti di Montemagno, Bergiola, Mezzano.
 


Un dolce per due

Donna e uomo, i due registi uniscono le reciproche sensibilità e danno spessore e miracolo a una vicenda semplice, molto “normale”: la vedova settantenne, sola, solitaria, annoiata, in una delle inutili chiacchierate passatempo con vicine e amiche ha un’idea, di fa, il suo dolce – come dice il titolo originale, “La mia torta preferita”. E invitare qualcuno a goderselo. Per esempio il vechio amico tassista, coetaneo, altreaanto solo e solitario. Non succede nulla, ma la gioia di vivere sì. Un’attrice popolare ma in età riesce da sola, col suo dolce, a creare un mondo. È il segreto del cinema iraniano – lo era prima dei film politici, necessitati dall’incrudelirsi del regime: dare vita alle pieghe minime, impercettibili, dell’esistenza, i bambini, i vecchi, la vita apparentemente non-vita. Come fare poesia con la prosa.
Maryam Moghaddam-Behtash Sanaeeha, Il mio giardino
persiano, Rai 3, RaiPlay