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martedì 23 giugno 2026

La storia dell’anima

Sogni, visioni, estasi, da sempre ricorrenti, presso ogni civiltà in ogni età, per il bisogno di una vita “ultraterrena”, di un’illusione\prospettiva di vita dopo la morte, fuori comunque dalle costrizioni del mondo terreno. Una ricerca appassionante, dalle tracce interpretabili del paleolitico fino a Einstein. Tra le varie forme ed espressioni, mitiche, poetiche, letterarie, filosofiche anche e scientifiche, come magiche e sciamaniche. La storia di un sogno reale, perché costante. Su un fondamento filosofico solido, benché non dichiarato. Il soggettivismo di Berkeley, esse est percipi. E del recupero vichiano della tradizione, tradito est percipi.
Le visioni sono molte, note e meno note: dalla “Commedia”, naturalmente, al “Purgatorio di san Patrizio”, e altre “visioni” nordiche. Ma poi tutto confluisce nella ricerca, il non razionale: le apocalissi, la psicanalisi, il nucleare (volontà di potenza), la fantascienza. E la poesia perché no. Col conforto delle statistiche, che dicono l’animismo patrimonio di tutti: “Il 94 per cento degli americani crede in Dio” è l’esordio, citando da “una serie di indagini condotte da Gallup” (George Gallup jr, “Adventures in Immortality”, 1982), più del 50 per cento crede nella percezione extrasensoriale, “il 67 per cento nella vita oltre la morte, il 71 per cento nel Paradiso (contro un solo 53 per cento che crede nell’Inferno), un 29 per cento sostiene di avere avuto una reale visione del Paradiso, il 23 per cento crede nella reincarnazione, il 46 per cento crede nell’esistenza di una vita intelligente su altri pianeti, il 24 per cento ritiene possibile entrare in contatto con i morti…”.
Emigrato politico rumeno negli anni 1980, rifugiato e formato in Italia, Couliano vi produsse le sue ricerche più importanti, apprezzato e in collaborazione con Umberto Eco, Elemire Zolla, Grazia Marchianò: “Esperienze dell’estasi”, “I miti dei dualismi occidentali”, “Eros e magia nel Rinascimento”. Ma non vi ebbe la cattedra. Che invece ebbe a Parigi, e poi a Chicago.
Oggi fuori edizione – se non per un’edizione americana di “Eros e magia nel Rinascimento” – Couliano subisce il mistero irrisolto del suo assassinio, con un colpo di pistola, uno solo, quindi di sicario professionista, all’università di Chicago. Il 21 maggio 1991. Nella toilette della facoltà di Teologia. E aveva solo 41 anni. Ma era entrato nella polemica sul fascismo e antisemitismo professi di Mircea Eliade, cui anche lui si richiamava come a un maestro, da ragazzo e poi per molti anni, fin ai 33-34 (ma anche dopo, la fascinazione persisteva), fino cioè alla guerra, che la Romania, membro dell’Asse, fece contro l’Urss.
Sulla fine di Couliano si pubblica ora una ricerca specifica, “Omicidio all’università”, di Bruce Lincoln, uno studioso emerito di Storia delle Religioni, anche lui a Chicago, coautore con Carlo Ginzburg de “Il vecchio Thiess”. Una ricostruzione che non risolverebbe il mistero. Ma porterebbe conferme all’ipotesi dell’eredità morale di Eliade, lo specialista di cui gli studi esoterici non riescono a liberarsi: una morte legata alle polemiche sul nazismo di Eliade. 
Ioan P. Couliano,
I viaggi dell’anima, Mondadori, pp. 242 pp. vv.  

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