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La storia dell’anima
Sogni, visioni, estasi, da sempre ricorrenti,
presso ogni civiltà in ogni età, per il bisogno di una vita “ultraterrena”, di
un’illusione\prospettiva di vita dopo la morte, fuori comunque dalle
costrizioni del mondo terreno. Una ricerca appassionante, dalle tracce
interpretabili del paleolitico fino a Einstein. Tra le varie forme ed
espressioni, mitiche, poetiche, letterarie, filosofiche anche e scientifiche,
come magiche e sciamaniche. La storia di un sogno reale, perché costante. Su un
fondamento filosofico solido, benché non dichiarato. Il soggettivismo di Berkeley,
esse est percipi. E del recupero vichiano della tradizione, tradito
est percipi.
Le visioni sono
molte, note e meno note: dalla “Commedia”, naturalmente, al “Purgatorio di san
Patrizio”, e altre “visioni” nordiche. Ma poi tutto confluisce nella ricerca,
il non razionale: le apocalissi, la psicanalisi, il nucleare (volontà di
potenza), la fantascienza. E la poesia perché no. Col conforto delle
statistiche, che dicono l’animismo patrimonio di tutti: “Il 94 per cento degli
americani crede in Dio” è l’esordio, citando da “una serie di indagini condotte
da Gallup” (George Gallup jr, “Adventures in Immortality”, 1982), più del 50
per cento crede nella percezione extrasensoriale, “il 67 per cento nella vita
oltre la morte, il 71 per cento nel Paradiso (contro un solo 53 per cento che crede
nell’Inferno), un 29 per cento sostiene di avere avuto una reale visione del Paradiso,
il 23 per cento crede nella reincarnazione, il 46 per cento crede nell’esistenza
di una vita intelligente su altri pianeti, il 24 per cento ritiene possibile
entrare in contatto con i morti…”.
Emigrato politico
rumeno negli anni 1980, rifugiato e formato in Italia, Couliano vi produsse le
sue ricerche più importanti, apprezzato e in collaborazione con Umberto Eco,
Elemire Zolla, Grazia Marchianò: “Esperienze dell’estasi”, “I miti dei dualismi
occidentali”, “Eros e magia nel Rinascimento”. Ma non vi ebbe la cattedra. Che
invece ebbe a Parigi, e poi a Chicago.
Oggi fuori
edizione – se non per un’edizione americana di “Eros e magia nel Rinascimento”
– Couliano subisce il mistero irrisolto del suo assassinio, con un colpo di
pistola, uno solo, quindi di sicario professionista, all’università di Chicago.
Il 21 maggio 1991. Nella toilette della facoltà di Teologia. E aveva
solo 41 anni. Ma era entrato nella polemica sul fascismo e antisemitismo
professi di Mircea Eliade, cui anche lui si richiamava come a un maestro, da
ragazzo e poi per molti anni, fin ai 33-34 (ma anche dopo, la fascinazione persisteva),
fino cioè alla guerra, che la Romania, membro dell’Asse, fece contro l’Urss.
Sulla fine di
Couliano si pubblica ora una ricerca specifica, “Omicidio all’università”, di Bruce
Lincoln, uno studioso emerito di Storia delle Religioni, anche lui a Chicago,
coautore con Carlo Ginzburg de “Il vecchio Thiess”. Una ricostruzione che non
risolverebbe il mistero. Ma porterebbe conferme all’ipotesi dell’eredità morale
di Eliade, lo specialista di cui gli studi esoterici non riescono a liberarsi:
una morte legata alle polemiche sul nazismo di Eliade.
Ioan P. Couliano, I
viaggi dell’anima, Mondadori, pp. 242 pp. vv.
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