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Le favole degli unicorni
La quotazione “spaziale” di Space X, una società che promette viaggi su Marte, richiama irresistibile quella di Tiscali nel 1999, una start-up sarda che in poche ore arrivò a quotare più della Fiat, allora il maggiore gruppo italiano, in cima alla cuspide della New Economy, alfiere del miracolo delle dot.com, le idee\aziende col puntino. Poi ridotta a poco più di zero.
Le entità e i progetti non sono paragonabili, Piazza Affari è un sottomultiplo di Wall Street, che tratta volumi immensamente variati al confronto e consistenti. Ma il meccanismo è lo stesso, illusorio.
È anche vero che che quotazioni e acquisizioni si fanno da alcuni anni per multipli magnificanti - cifre paperoniane. Ma è pure vero che Elon Musk, inventore di Space X, a differenza di Soru, inventore di Tiscali, non è ora isolato: una miriade di start-up, alcune anche italiane, corrono a diventare “unicorni” in pochi mesi, o settimane, o giorni, a “valere” cioè più di un miliardo. Ma questo tanto più accredita il senso di miraggio, come al tempo di Tiscali e le dot.com. Quale che sia il potenziale di una start-up, anche la più produttivamente innovativa, il mercato è sicuramente, palesemente, gasato. E, se deve avere una logica, speculativo: come di esche per una mattanza.
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