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domenica 27 giugno 2021

Cronache dell’altro mondo – culturali (125)

Si diffonde nelle università americane la presa di distanza dallo studio dei classici. Considerati “discriminanti”, socialmente, etnicamente, moralmente, e cioè infetti. “È in corso un generale distacco dal modello europeista”, secondo la ministra italana idell’Università e della Ricerca Scientifica, Cristina Messa. Lo studio dei classici, aggiunge la ministra, più o meno contestabile, come può esserlo studiare la Germania del Terzo Reich o l’Italia di Mussolini, è però – è stato, era - ritenuto formativo della capacità critica, di capire ciò che è giusto o sbagliato. Per esempio nel razzismo – anche quando è antirazzista.
“Con il Metoo, Da Ponte e Mozart finirebbero in galera”, ghigna il maestro Muti in un straordinaria intervista oggi con Cazzullo sul “Corriere della sera” (“Mi sono stancato della vita”): “Definiscono Bach, Beethoven, Schubert «musica colonialista»: come si fa? Schubert poi era una persona dolcissima…”.
Ha proposto e fomenta il ripudio dei classici il professore di Filologia classica di Princeton Dan-el Padilla Peralta. Che il cv dice “dominicano di nascita cresciuto a New York”, dove a 29 anni è diventato professore alla Columbia University. Grazie ai classici. Nel senso che è diventato professore di Latino e Greco,  e lo è diventato nell’ottica dei classici, dell’intelligenza e l’applicazione che si premiano, da studioso della Repubblica Romana e il Primo Impero. Benché di ascendenza africana.

 

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