giovedì 9 aprile 2026
A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (629)
A
proposito dei Marullo (di Condojanni). Presto i Marullo, di Messina, si
nobilitarono del titolo “di Condojanni”. Che è calabrese, denominava una terra
feudale oggi comune di Sant’Ilario dello Ionio – già appartenuta dalla fondazione,
a metà ‘300, alla casa Ruffolo, dei conti di conti di Sinopoli e Bovalino. Un
secolo e mezzo dopo, il 12 ottobre 1496, il re di Napoli Federico, insediato da
appena quattro giorni, elevò il feudo di Condojanni a contea, con annesse la
baronia di Bovalino, con Pandora (oggi Careri) e Potamia (San Luca), la baronia
di Bianco con Precacore (Samo), e la baronia di Bruzzano con Torre Ferruzzano –
la Contea di Condojanni.
Perché Milano è sempre scontenta
di sé? E, sogno o son desto?, nel 2016 questo linguaggio? Milano Città Stato riprende il
ragionamento di “Limes”cinque anni fa, di una ristrutturazione delle Regioni
sul tipo dei distretti francesi (quindi senza tanti poteri?), “a partire da
alcune analisi della Società Geografica Italiana”. Nelle intenzioni della
rivista “un modo per rendere più funzionale l’erogazione dei servizi al cittadino”.
Una “pensata” giornalistica caduta nella disattenzione. Per “Milano Città Stato” è la via per fare di Milano una Londra – anche una Parigi? Il leghismo è
insaziabile.
Paul Robeson, o la memoria selettiva dell’America
Morto
mezzo secolo fa, Paul LeRoy Robeson è stato per molti decenni un simbolo attraente dell’America,
nera, colta, e socievole. Un baritono-basso americano, famoso per la voce, all’opera
e negli spiritual, e per l’impegno saggio, in politica e nella società,
attivista per i diritti civili. Nato a fine Ottocento, da padre ex schiavo, un fuggiasco
al Nord che era riuscito a farsi ministro presbiteriano, Paul, analogo fisico e
analogo carattere, andò all’università come giocatore di football, a una mezza
dozzina di buone università, studiò legge, ebbe successo in politica (fu “considerato
un possibile futuro governatore del New Jersey”).
Una
storia molto americana. Compreso il finale: abbandonò sport e politica per
diventare uno dei più grandi cantanti e attori del tempo. Durante e dopo la
guerra, in America e in Europa. Finché le sue idee politiche non lo misero nel
mirino del Congresso, del senatore McCarthy.
Una
lenta agonia cominciò, la sua voce e il suo nome risuonando solo in Europa. Nell’Europa
dove c’erano molti comunisti, in Italia e in Germania - e in Inghilterra, Simon
Callow ricorda personalmente.
“A
un certo punto degli anni Sessanta”, scrive Callow, “Robeson scomparve dalla
scena pubblica. Disgustato dall’incapacità dell’America di rispondere alle sue
appassionate richieste per il suo popolo”, il popolo afro, “si era recato a
Mosca, appoggiando il regime sovietico. Nel frattempo, una nuova generazione di
militanti neri, feroci demagoghi, era emersa sulla scena, e improvvisamente
Robeson sembrò molto antiquato. Non c'erano più repliche televisive dei suoi
film più famosi, ‘Sanders of the River’ (1935), ‘The Proud
Valley’ (1940); la sua musica veniva raramente ascoltata. Quando giunse la
notizia della sua morte nel 1976, ci fu stupore nel constatare che fosse ancora
vivo”.
Morì
a Filadelfia, non a Mosca. La rimozione era stata totale, anche tra i suoi
compagni. E nella comunità afroamericana: non ci sono celebrazione di Robeson,
fra le tante per i diritti civili.
Simona
Callow, The Emperor Robeson, “The New York Review of Books”, 8 febbraio
2018, in lettura libera, anche in italiano, L’imperatore Robeson)
mercoledì 8 aprile 2026
Il nucleare non è stanco ma è vecchio
Torna il nucleare, come fonte di energia compatibile con la transizione
verde, ma con la consapevolezza che gli impianti in attività sono vecchi e\o obsoleti.
Più vecchie sono le centrali nucleari negli Stati Uniti, che hanno in attività 94
impianti, per una potenza di 96 mila MW, con un’età media di 44 anni. Segue il
Canada, con una decina di centrali, di 41 anni in media. E la Ue. Che ha impianti
e capacità lievemente superiori agli Usa, 100 centrali per 97,6 mila MW complessivi,
con 39 anni di età media (38 per la Francia, 40 per la Spagna).
Sta poco meglio l’ex Urss. Gli impianti russi, 36, per poco meno di 27
mila MW di potenza, hanno un’età media d 32 anni. L’Ucraina, 9 centrali per 7.400
MW, di 36 anni.
Il rilancio nucleare coglie meglio attrezzati – ma con potenza
installata finora ridotta – i paesi asiatici di nuova ricchezza, venuti al
mercato con la globalizzazione. La Cina meglio di tutti: con una potenza installata
già rispettabile, poco meno di 57 mila MW su 59 impianti, età media appena
undici anni. Segue la Corea del Sud, con 24 centrali, per una potenza di 24
mila MW, mediamente di 24 anni. Il parco indiano, che è mediamente di 25 anni, è
costituito da mini-reattori: 21, per una potenza di 7.550 MW.
L’uomo che scoprì l’Asia
Un’altra
Italia, protagonista della cultura nel mondo. Si fa colpa a Tucci di non essere
stato antifascista. Di aver tratto profitto della politica antibritannica di
Mussolini, che ne 1925 e nel 1926 corteggiò lo scrittore indiano premio Nobel
Tagore, finanziandone il progetto di università indiana con una cattedra di
sanscrito, affidata a Tucci. Colpevole anche di avere creato l’Ismeo, l’Istituto
italiano per il Medio e l’Estremo Oriente, col filosofo Gentile ministro di Mussolini,
e di avere organizzato col governo nello stesso anno, 1933, il viaggio di esplorazione
del Tibet che molte visuali ha aperto e molte tracce ha lasciato, nella “scoperta”
del buddismo. Ma un’altra spedizione Tucci era in grado di effettuare nel 1948,
dopo la commissione di epurazione – l’ultimo contatto con il Tibet, prima che
la Cina se ne impadronisse e lo chiudesse.
Può
darsi, anzi senz’altro, che la figura e le attività di Tucci nel Centro Asia
fossero di convenienza politica, come tutto ciò che l’Italia promuoveva a danno
dell’Inghilterra. Ma questo non ne condizionò l’attività di ricerca. Che nel
1979, a 85 anni, cinque prima della morte, gli ha valso il premio Nehru, assegnato
dal governo indiano, col contagocce, ai costruttori di ponti e di pace, “per
la comprensione internazionale” - dopo Martin Luther King e il dr. Salk, e prima di Nelson Mandela. Quanto all’Ismeo, invece, si può fare colpa
all’Italia repubblicana di averlo trascurato. Di averne trascurato l’attività
di ricerca, documentazione, promozione culturale - fino a fonderlo, per risparmiare
qualche centesimo, con l’Istituto italiano per l’Africa, in un Isiao, Istituto
Italiano per l’Africa e l’Oriente (che è stato poco più di una sigla, e da quindici
anni è chiuso).
L’approccio
complessivo di Tucci all’Oriente si può dire del resto un progetto politico, il
Tibet e il buddismo avendo analizzato e proposto come sostrato culturale
comune, euroasiatico. La sua ricerca ambientando nella rilevazione di una
memoria comune – lui stesso era partito studiando dapprima il cinese, poi il
sanscrito, poi il tibetano. Nello spirito del viaggio, del contatto, delle esperienze dirette (il buddismo vissuto), dell’approfondimento
vicendevole – una sorta di imprinting marchigiano, dei suoi luoghi di origine
(era di Macerata), che tanti esploratori culturali hanno generato, a partire
dai primi missionari, Mateo Ricci e altri. Degli innesti: lo studio delle culture antiche come invito a un nuovo viaggio.
Giuseppe
Cederna, che anima il documentario, lo spiega a più riprese: studiare come condividere,
viaggiare, andare sui luoghi. Lo studio delle culture antiche prospettando come
ponti verso il novo, un nuovo viaggio. E, soprattutto, privilegiando l’esperienza
diretta. Sulle strade, on the road, è il logo del personaggio. Come mettono
in rilievo la biografa, Alice Crisanti, e i tanti commentatori, in prevalenza
accademici dell’Orientale di Napoli - più l’entusiasta, più convincente, Cederna.
Massimo
Ferrari, Giuseppe Tucci. Sulle strade dell’Est, Rai 3, RayPlay
martedì 7 aprile 2026
La transizione verde sarà nucleare
Ha cominciato il cancelliere tedesco Merz, dichiarando “un errore
strategico” l’abbandono della potenza elettrica nucleare, nel quadro della
transizione verde, verso una produzione meno inquinante, da parte della cancelliera
Merkel quindici anni fa. Merz si è mosso lungo la linea che l’Agenzia
Internazionale per l’Energia (Iea) sostiene: 1) l’energia di fonte nucleare è
per ora insostituibile, e anzi più che raddoppierà di peso sui consumi totali
di energia, crescendo di 2,6 volte entro il 2050; 2) il nucleare è la fonte di
produzione elettrica più stabile, 24 ore su 24.
Dopo la critica di Merz, subito i dodici Paesi Ue dotati di centrali
nucleari (Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia, Cechia, Slovacchia,
Ungheria, Slovenia, Romania e Bulgaria) hanno avviato il riconoscimento da
parte dell’Unione Europea della necessità del nucleare nel quadro delle fonti
di energia rinnovabili.
Fuori dalla Ue, la Gran Bretagna ha adottato col
precedente governo conservatore Suniak la costruzione di quattro nuove centrali
nucleari, in un’ottica di transizione verde - “per raggiungere le zero
emissioni nette entro il 2050 in modo sostenibile”. La potenza nucleare dovrà essere portata a 24 GW entro il 2050, un
valore quattro volte superiore a quello attuale – un obiettivo che richiede l’approvazione
di uno o due nuovi reattori ogni cinque anni dal 2030 al 2044 - progetti da aggiungere
ai due già varati.
La Francia, che ha adottato il “tutto nucleare” per la produzione di
elettricità mezzo secolo fa, ha in attività 57 centrali, con le quali copre i
due terzi del fabbisogno elettrico francese – esporta anche elettro-nucleare
per tre miliardi l’anno, in gran parte verso l’Italia.
Lezione di vita, al tennis
Comincia col déja vu, dei genitori, il padre nella fattispecie,
per cui il proprio infante non può perdere la partita. Ma presto si alza in
volo: con qualche trucchetto un fallito campione del tennis, fallito anche nella
vita, che vive di antidepressivi ma ha la dote di affascinare, si propone e
viene accettato come coach della futura promessa – lo sport è qui il
tennis. E lo imbarca in una tournèe estiva di tornei regionali, quindi
lontani da casa, che si risolve in una perpetua vacanza. La promessa è eliminato
a tutti i tornei, al primo match, in due set. Ma non sfugge al variegate
mondo del tennis estivo, di personaggi veri del tennis, di personagge di gamba
lesta, di ragazzine, vispe e non. Un’estate di fuochi d’artificio – pagata dal
padre della promessa. Il ragazzo impara a parlare, anche con le ragazze, dice
anche lui le bugie al padre fantasioso, salva il maestro da brutte azioni, e tentazioni,
e mete in pratica alla fine, quando il maestro giustamente scompare dalla scena,
il suo insegnamento: attaccare – al tennis si vince attaccando, sotto rete.
Un bel ruolo per Favino, che monopolizza la scena. Coadiuvato con la giusta
misura (diretto con la giusta misura) dal giovanissimo Tiziano Menichelli. Di Stefano
ha i tempi e i toni sempre calibrati, dopo gli eccessi di “Escobar”, affrontati
con Benicio Del Toro, e l’irrisolto “L’ultima notte di Amore”, con lo steso
Favino – rede commestibile pure il tennis, che al cinema riesce più pesado che
in tv.
Antonio Di Stefano, Il maestro, Sky Cinema, Now
lunedì 6 aprile 2026
Problemi di base bachmanniani - 909
spock
“L’essere umano
è notoriamente un essere oscuro”, Ingeborg Bachmann?
“L’inesplorato restiamo noi. L’Es”, id.?
“Non c’è stato
un istante in cui non abbia detto la verità. Cosa che solo i bugiardi riescono
a fare”, id.?
“La
perfezione non è raggiungibile, anche se è stata resa dimostrabile”, id.?
“Il
popolo non è (popol)areggiante” (Bertolt Brecht), id.?
spock@antiit.eu
Le generazione del silenzio
Un padre fricchettone, Tom Hanks, riceve la visita
della figlia e del figlio, Maym Bialik e Adam Driver, per una volta uniti, nel
suo rifugio remoto nel New Jersey in riva a un lago: molta conversazione all’inglese,
di uhm e ahm, ricordi della moglie e madre amata, si brinda con acqua, i figli
non vedono l’ora di andarsene, il vecchio padre li asseconda, ha l’amica
pronta per la serata. A Dublino la madre perfetta, Charlotte Rampling, scrittrice
rinomata di best-seller, aspetta le due figlie in visita, Vicky Krieps, brunetta nervosa, e Cate Blanchett, bionda
svaporata – vanta affari strepitosi e non ha soldi per pagare Über, ci penserà la madre: si brinda con il tè. A Parigi si brinda con il caffè, al caffè, dove fratello e sorella, Luka Sabbat e Indya More, da
sempre molto uniti, figli di una coppia avventurosa e amabile, si ritrovano dopo la morte dei genitori
alle Canarie, che ci facevano alle Canarie?, quando lui ha provveduto a ripulire
l’appartamento, accatastando le cose in un deposito: qui passano a
rivedere qualche ricordo.
Dieci anni dopo “Paterson” Jarmush riprova con la
poesia delle piccole cose, quotidiane, scontate – ha trovato il finanziamento per
un altro azzardo (i tre episodi hanno nazionalità diversa in rapporto con le
produzioni che hanno finanziato il film, americana, irlandese e francese). Questa
volta premiato, alla Mostra di Venezia – per “Paterson” ci aveva provato dieci
anni fa a Cannes, senza eco. Ambienti e atmosfere in attesa, di sorprese che
non arrivano, se non nella forma di modi di essere e “sentimenti” comuni, scontati,
per lo più di insofferenza dietro le maniere. Qui però – involontariamente? – con una
connotazione generazionale, evidenziata dall’incontro dei figli inevitabilmente,
in un momento dei loro spostamenti, coi ragazzi che volteggiano per strada sui pattini: i
genitori sono i boomer, quelli del Sessantotto, che si sono presi e si prendono tutto, i figli sono i imillennial o Y, i cinquantenni, insicuri e insoddisfatti.
Ma
questa è una notazione storico-sociologica. Il racconto è affascinante
perché fatto di niente, di eventi minimi, modi di essere sottaciuti o segretati,
frasi fatte, come i doveri filiali - di che: affetto, amicizia, riconoscenza, ammirazione, repulsione, disattenzione, fatica?
Jim Jarmush, Father, Mother, Sister, Brother, S ky Cinema, Now
domenica 5 aprile 2026
Cronache dell’altro mondo – cattoliche (398)
Il cattolicesimo attrae gli uomini della Generazione Z. I giovani tra i
20 e i 30 anni sono sempre più attratti dalla Chiesa cattolica. Perché cercano
la verità, la bellezza e, sì, anche una fidanzata.
Nella
parrocchia di Saint Joseph a New York il
parroco stima che la partecipazione alle funzioni sia cresciuta di un quinto negli
ultimi sei mesi. In precedenza il numero di persone che hanno ricevuto i primi
sacramenti a Pasqua (battesimo, prima comunione o cresima) era stabile, tra i
13 e i 16 ogni anno. Nel 2025, 35 persone hanno ricevuto i sacramenti. Quest’anno,
se ne prevedono 88.
Un anno e mezzo fa, se 60 persone
si fermavano al rinfresco domenicale con vino dopo la funzione serale, la
serata era considerata buona. Oggi, la media è di circa 200 persone.
Se ne sono date molte spiegazioni.
Il bisogno dei giovani di avere “qualcosa di più”, che chiacchierare sui social o
comprare. Opinando che in un mondo brutto e inautentico, il cattolicesimo offra
bellezza e tradizione. Si indica anche come catalizzatore la morte dell’attivista
conservatore Charlie Kirk (Kirk non era cattolico, ma si disse che fosse in transizione
al cattolicesimo). Il vice-presidente J.D.Vance, già autore di un bestseller,
“Elegia americana”, sulla povertà, familiare e ambientale, nella quale è
cresciuto, pubblica ora un altro bestseller annunciato, sul ritorno alla fede
religiosa, tramite il cattolicesimo.
In realtà il rinnovato interesse sarebbe
dei giovani. Dappertutto nelle parrocchie di roccaforti cattoliche come New
York, Washington e Chicago, si registra crescente partecipazione dei giovani,
in particolare di giovani uomini. Lo stesso avverrebbe nella Bible Belt.
Il rinnovato interesse dei giovani potrebbe
però contrastare con l’andamento generale. Secondo una indagine Pew, per ogni
giovane che entra nella chiesa cattolica circa dodici la abbandonano – il che
però contrasta con le cifre globali di chi si professa cattolico, che aumenta e
non diminuisce.
La Filosofia consiglia di fregarsene
Boezio
non è grande filosofo, come non era stato grande statista, benché protetto dal padre
adottivo e poi suocero, il potente umo politico, oratore e scrittore romano Simmaco.
Non il più famoso Quinto Aurelio Simmaco, che wikipedia consacra “il più
importante oratore in latino dopo Cicerone”, e l’enciclopedia cattolica “uno
dei più autorevoli esponenti del senato e anima della resistenza pagana allo
strapotere del Cristianesimo sul finire del IV secolo d.C”, ma il pronipote
Quinto Aurelio Memmio Simmaco, anche lui senatore e uomo di potere nell’impero,
nonché scrittore, ma cristiano, e anche fervente. Fu lui ad adottare il ragazzo
Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, quando restò orfano di entrambi i
genitori, a formarlo nelle lettere e nella filosofia, e a sposarlo, con una
delle proprie figlie. Severino ne seguirà la fortuna, e quindi presto la sfortuna,
quando il barbaro (protonordista) imperatore Teodosio, da Pavia, dove già allora
si diffidava dei romani, lo farà incarcerare – ai domiciliari. Nell’attesa della
sicura condanna a morte, seppure in assenza di processo (la vicenda si concluderà
con la decapitazione, il barbarico imperatore avendo creduto agli invidiosi
accusatori), Severino si consola con la Filosofia. In versi e in prosa. Con lei
discorrendo della fortuna, del potere (sula tema vanitas vanitatum), e
della morte - per il cristiano, e anche per il non cristiano. A parziale
discolpa di Teodosio si deve aggiungere che Boezio era già in quiescenza, e
anzi reduce da un lungo esaurimento o depressione.
Un
percorso senza sorprese: né agudezas né novità di pensiero. “Agli uomini
giova più la sorte avversa di quella favorevole” – perché “è sempre vera”. Oppure: “Non
sperare nulla, non temere nulla”. Cose così, ambigue seppure a fin di bene. E
senza reale (auto)consolazione. Ma la saggezza al fondo delle fibrillazioni riesce
gradevole, e forse anche utile, da rimemorare. È stato forse questo il segreto della
straordinaria fortuna che “La consolazione” di Boezio ebbe nel tardo Medio Evo,
specialmente in Dante, nella “Commedia” e nel “Convivio”. Mentre la chiesa
ambrosiana provava ad avviarne la beatificazione.
In
riedizione economica, l’edizione del 2010, curata da Maria Bettetini, con l’originale
latino a fronte, tradotto (con felice pianezza, specie le parti in versi) da Barbara Chitussi. Il notevolissimo apparato di note,
bibliografiche, storiche, poetiche, è di Giovanni Catapano, ora maturo
professore di Storia della filosofia medievale. .
Severino
Boezio, La consolazione di Filosofia, Einaudi, pp. XLIV + 287 € 12
sabato 4 aprile 2026
Ombre - 812
“Spero che stia cercando una via d’uscita”.
Non va per parabole il papa americano col presidente degli Stati Uniti, talmente
insensata è la guerra. Ma è uno dei pochi americani che sembrano saperlo – a parte
il disappunto il sabato mattina quando gli altri americani fanno il pieno di
benzina e il gallone costa un dollaro in più.
Non si può dire, il mondo è vario, ma l’aria
all’improvviso è da fine impero – che parte dal non capire il mondo là fuori
(non sapere e non voler sapere).
Una crisi dagli sviluppi impensabili, tutti
negativi, si abbatte sull’Europa e molta parte del resto del mondo per la
guerra di Trump e Netanyahu. Le psicologie contano, e quelle di Trump e Netanyahu
sono autoreferenti – io è il mio Dio. Ma è anche chiaro che questa guerra fa
gli interessi degli Stati Uniti, interessi economici – per il dollaro, per i
Treasury, e per il fondamentale comparto dell’energia, che ricapitalizza per i
necessari investimenti che programmava.
In un mese di guerra l’economia Usa riparte
a passo di carica, il resto del mondo resta in surplace.
La Francia, che per quarant’anni e passa
si è tenuta, polemicamente, fuori della Nato, ora si fa paladina della Nato
contro gli Stati Uniti - contro Trump, ma comunque contro gli Stati Uniti.
Battimani in Italia. L’ignoranza porta alla stupidità?
Trump ha avviato contro l’Iran una
guerra che: 1) non può vincere, neanche se (soprattutto se) prova l’invasione
da terra; 2) solo per fare un favore al suo amico Netanyahu, 3) la sta perdendo,
per gli Stati Uniti e per mezzo mondo. È semplice. Ma non si dice. Anche se
Trump non ha mai avuto buona stampa.
La guerra, anche questa, è un fatto
politico, ma è pianificata, e combattuta, dai militari. Gli Stati maggiori
americani sanno benissimo che una guerra contro l’Iran necessiterebbe di una
mobilitazione n volte superiore a quella in atto. Ma non hanno detto, e
nemmeno fatto, a quel che si vede, nulla. Questo non è il ruolo delle forze armate
in una democrazia: se non devono sostituirsi al potere politico, hanno però l’obbligo
di tenerlo informato e ammaestrarlo.
Di fronte a tanta insipienza uno si chiede
come mai l’Europa si senta ancora protetta dall’America. Giusto quando bastava
la deterrenza? Ma oggi che le guerre sono possibili e si fanno, una dopo
l’altra, anche da parte di uno Stato tutto sommato piccolo e piccolissimo come
Israele?
Non è tanto l’adulterio che colpisce
nella vicenda Piantedosi, dopo Sangiuliano (e la stessa Meloni), quanto la pochezza degli scandali cui si
espongono. Che governanti, ministri della Repubblica, si lascino irretire da
persone di poco conto - sicuramente dotate di attributi, ma non sappiamo quali.
E unicamente interessate alla loro posizione di potere.
Se ne è fatto un problema di ministri
di destra, quindi di supposto trittico “Dio, patria, famiglia”, ma non è questo
il punto, il punto è la capacità di giudizio.
O anche: che governanti, ministri, si impiglino
in vicende e con persone senza qualità – senza glamour, senza passioni, giusto un po’ di notorietà social, di gossip. Un ministro che apprezza
il gossip, o non gli si sottrae non è un po’ come il ladro che vuole
fare il banchiere?
Ogni giorno una carta nuova dalla
Procura di Roma contro l’ex sottosegretario Delmastro – hanno saltato giusto il Venerdì
di Passione, devono essere buoni credenti, oltre che democristiani
(naturalmente del Pd). Dalla Procura anti-Meloni al\i giornalista\i fidato\i.
Ma senza convincere – siamo ancora lontani dai colpi di teatro di Mafia Capitale
(l’arresto in diretta video, sulla Smart, d’“O’cecato”…). È sempre l’antimafia
al servizio delle carriere dei giudici, invece della buona vita. Protetta,
purtroppo, dalla politica (di sinistra).
Si terremota il calcio solo dopo il terzo
Mondiale, dodici anni, di calcio perduto. Sembra. Ma è sempre la stessa
manfrina, democristiana: Gravina, Abete, Lotito, Malagò, etc. - e non poteva mancare Renzi. Democristiani di
destra e democristiani di sinistra – si dice per dire. Il calcio, la ricerca
scientifica, l’energia, lo spazio sono feudi intoccabili.
Si può dire la Dc una scienza, del
potere. Sul principio indefettibile “nulla si crea e nulla si
distrugge, ma tutto si trasforma”, da Lucrezio a Lavoisier.
Ha dato all’Inter con la simulazione i
tre punti decisivi per vincere il campionato, e con la stessa noncuranza ha affossato
l’Italia ai Mondiale – che voleva e poteva andare al Mondiale del calcio, come
le spettava. Uno così in altro ambito ne uscirebbe distrutto. Nel calcio italiano
no.
Domenica delle Palme infausta per i
devoti cattolici. A Gerusalemme a opera dei “perfidi ebrei”. A Roma del sindaco
Gualtieri, che pure è della parrocchietta: il sindaco ha messo il petto in
fuori e ha proibito la circolazione. Ai non milionari – quelli che non hanno le
macchine elettriche. Non c’è rimedio, l’irenismo attiva fulmini e soprusi.
A Pilato le chiavi della storia
Caillois,
che ha scritto moltissimo, da sociologo e da critico letterario, il suo primo e
unico romanzo lo ha scritto tardi, a cinquant’anni, nel 1962, e lo ha fatto
inventandosi un Pilato extra large. L’amletismo del suo Pilato facendo
però non di poco conto: è nientemeno se fare o non fare la storia, duemila anni
di cristianesimo - duemila anni all’oggi, più o meno.
Pilato
è quello conosciuto, annoiato e al solito esasperato dagli ebrei litigiosi che
gli toccava governare. Ma che in quella mattina fredda, fuori dal pretorio,
dato che i grandi sacerdoti pretendevano di non contaminarsi, entrando nel
pretorio un giorno di sabato, nel colloquio breve che ha col pregiudicato che
gli portavano, lo trova pieno di senso. E anzi ne ricava come delle visioni - come era avvenuto a sua moglie Procula. Fa
il suo dovete di prefetto: interroga l’accusato, interroga Giuda, valuta le sue
leggi (romane) e la ragione di Stato (mi conviene più se…). E spinto dal
sogno-visione della moglie cerca la verità della cosa con un mago caldeo. Che
antevede tutto: gli prospetta nientemeno che il futuro del cristianesimo, con
la condanna del Cristo.
Il
disegno di Caillois romanziere è di elevare il personaggio e il suo ruolo ai
destini della storia. Dopo il sogno o visione della moglie Procula o Procla –
che, è bene ricordare, è santa per la chiesa greco-ortodossa ed etiope. Il mago
non dissipa il dubbio, e anzi lo chiarisce: farsi complice del (di un) disegno
divino, oppure imporre il diritto - la ragione e la libertà umane?
Un
exploit notevole. Benché di fatto una sintesi della storia quale è già avvenuta.
Di arduo, e riuscito, è fare diventare la storia una sorta di premonizione, afflizione,
una scelta-non-scelta. E una veduta della religione come è, un fatto storico, non
inevitabile.
Nulla
di nuovo su tutti i fronti, ma un racconto di premonizioni tenuto su con
maestria. In realtà, un racconto dell’inevitabilità della storia – le porte
girevoli (sliding doors) sono solo esercizi mentali, un gioco.
Roger Caillois, Ponzio Pilato, Sellerio, pp. 148
€ 12
venerdì 3 aprile 2026
Letture - 610
letterautore
Antonioni – “Era
soprannomato «il cretino»”, Anna Maria Mori ricorda fra i tanti personaggi che
animano il suo ultimo libro, “Disordine”: “Dai suoi colleghi. Fu Monicelli a
coniare l’epiteto. Non voleva essere una mancanza di rispetto, ma solo una trovata
divertente come era la commedia all’italiana. «Il cretino», si disse, per tutta
la vita aveva provato inutilmente a comunicare attraverso l’incomunicabilità”.
Brecht – “Con le sue
tozze dita da criminale” lo ricorda Frederic Prokosch in “Voci”, 159, al
termine di una discussione in birreria a New York, “da ‘Pete’, un piccolo,
squallido bar in fondo a Third Avenue”, presente anche Klaus Mann, se Hitler
non fosse omosessuale – questione posta da Brecht stesso. “La birra suggerì a
Brecht pensieri filosofici. Era un uomo vigoroso, brutto, con una faccia
animalesca, gli occhi infossati, grossi zigomi piatti, ciuffi di capelli sulla
fronte. Era una faccia medievale, come se un intagliatore l’avesse ricavata da
legno di quercia: non la faccia di un santo ma quella di un abate faceto e
maligno”.
Cinema – “Ricordo
‘Satyricon’. uno dei film più difficili di Fellini: a Torino rimase tre mesi in
programmazione. Adesso sarebbe impensabile” – Alberto Barbera, direttore
artistico della Mostra del Cinema di Venezia.
Dante – Sapeva di
Budda – se non erta buddista in petto, come già “fratello d’amore”? È l’ipotesi
di Dario Olivero, che presenta su “Repubblica” il film documentario su Tucci, l’orientalista
(“Giuseppe Tucci, sule strade dell’Est”): “I francescani lanciati verso l’India
inseguivano il sole che nasce al mondo «come fa questo talvolta di Gange», nelle
parole volutamente oscure di Dante (al canto XXI del “Paradiso”, al panegirico
dei grandi santi, Francesco e Domenico, n.d.r.) che già aveva visto le affinità
tra il poverello di Assisi e la figura di Buddha”.
Fontana di Trevi – Prima di
diventare un “oggetto” turistico, viveva d’incanto. Ne “La dolce vita”, e nel ricordo
di una notte che Frederich Prokosch vi passò con Dylan Thomas – ora in “Voci”, al
racconto “Il calderone”: “La sorpresa maggiore mi capitò un giorno in via Poli….
Torrenti d’acqua uscivano con un rumore di tuono dal fianco di una roccia e si
rovesciavano in una cascata spumeggiante tra dèi e cavali marini”. Prokosch ci
prese l’abitudine: “Nella calura dell’estate la brezza che si levava dal
turbine d’acqua dava un delizioso refrigerio e aveva un meraviglioso effetto
musicale”.
Altri effetti miracolosi fa rilevare in altra occasione da “un amico, un uomo grassoccio che
alla balaustra si godeva lo spettacolo dei cavalli”, il poeta Dylan Thomas, “un
po’ ubriaco naturalmente”: “”Non sono stupefacenti, questi cavalli?... E più li
guardo, più diventano misteriosi. La pietra si trasforma in acqua e l’acqua in
pietra e i cavalli sono fatti per metà di pietra e per metà d’acqua… E quello
che è ancora più strano sono le nuvole che si trasformano in marmo”.
Giuda – Uno zelota, un
nazionalista ebreo? È l’ipotesi di Carlo Nordio, da vecchio Procuratore della
Repubblica, esperto di indagini, in “Processo a Gesù”, la mini-serie pubblicata
sul “Foglio” nell’estate del 2025 e ora raccolta nel mini-libro dallo
stesso titolo – è l’ipotesi che cuce assieme tutte le (poche) testimonianze, e le
(molte) analisi. “Forse fu proprio la delusione di uno o più dei suoi seguaci, inizialmente
convinti che il proselitismo del Maestro fosse indirizzato alla rivolta
politica, ad abbandonare Gesù e probabilmente a tradirlo”. Il Messia della
Bibbia doveva venire con la spada in pugno e redimere il popolo di Israele. I
discepoli, ignoranti e non, si affiancarono a Gesù in questa ottica: “La
predicazione messianica, nella tradizione giudaica, era intimamente connessa a
una affermazione nazionalistica, a maggior ragione quando il popolo gemeva
sotto la dittatura straniera”. Che in questa materia era ferrea: “Le ricorrenti
rivolte del primo secolo, che culminarono con la distruzione di Gerusalemme da
parte di Tito, erano quasi sempre ispirate da predicatori apocalittici”. Nei
cui confronti “i romani agivano con rapidità ed efficacia. I nomi di Varo,
Coponio e dello stesso Tito sono associati a esecuzioni di massa quali si
sarebbero viste, duemila anni più tardi, solo con il nazismo. Durante l’assedio
di Gerusalemme le fonti oscillano fra le seicentomila e un milione di vittime,
e concordano che non vi erano più alberi per le crocefissioni”.
Raffaello - “La scuola di Atene”
come una matrioska, un soggetto a vari strati cabalistici. Fr. Prokosch, “Voci”,
p. 209, ricorda la poetessa Marianne Moore a un ricevimento, eccitata dall’aver appena
ascoltato una conferenza di Edgar Wind sull’affresco: “Secondo la sua
interpretazione, ogni particolare aveva un significato cabalistico, e sotto
quel significato se ne annidava un altro più profondo che ne nascondeva un altro
ancora più profondo”.
Nella conferenza del celebrato iconologo, “un personaggio che univa una
straordinaria vivacità d’ingegno a un aspetto ieratico”, commenta Prokosch, il dipinto “era diventato una specie di bambola russa”.
Scrivere – “È uno strano,
singolare modo di esistere, asociale, solitario, dannato, sì, ha in sé qualcosa
di dannato” – “soltanto ciò che si pubblica, i libri, diventano sociali,
associabili, aprono una via verso un Tu, verso una realtà disperatamente cercata
e a volte raggiunta…. È un atto compulsivo, un’ossessione, una dannazione, una punizione”
– I. Bachmann, “Discorso di accettazione del premio della Confindustria tedesca,
2 maggio 1972 (ora nella raccolta “A occhi aperti”).
“Lo
scrittore – anche questo è nella sua natura – è rivolto con tutto il suo essere
verso il Tu, verso un Altro al quale vorrebbe far pervenire la sua esperienza
dell’uomo (o la sua esperienza delle cose, del mondo e della sua epoca, sì,
anche di tutto questo!), ma in particolare l’esperienza di quell’uomo che egli
stesso o gli altri possono essere e delle situazioni in cui egli stesso e gli
altri sono esseri umani al massimo grado. Sondando il terreno, cerca a tentoni
la forma del mondo, i tratti dell’uomo contemporaneo” – I. Bachmann, “L’uomo
può affrontare la verità”. Discorso al premio per radiodrammi Associazione
ciechi di guerra, 17 maggio 1965, ora in I. Bachmann, “A occhi aperti”, p.99,
Tolstoj – “«Il destino ha
voluto», diceva, «che Tolstoj non conoscesse l’ironia»”. Diceva Thomas Mann, in
visita alla famiglia Prokosch in Texas un secolo fa, come riportato da Frederic
Prokosch in “Voci”, p. 23. E per questo, secondo Th. Mann, “è un miracolo che
riuscisse a scrivere così bene”.
Davide Maria Turoldo - Ricordando con Gnoli sul “Robinson” i suoi anni difficili a Firenze,
1950-1960, profuga dall’Istria, Anna Maria Mori di positivo dice: “La bellezza
asfissiante della città, certo. E alcune prediche di padre David Maria Turoldo nella
Santissima Annunziata. Ricordo la basilica
serpe piena e l’uomo alto, biondo, ascetico con una voce profonda che tuonava
contro le ingiustizie. Faceva un effetto strano vedere donne ricchissime
avvolte nelle pellicce e cariche di gioielli rapite alle sue parole”.
Anni Venti – “Un decennio,
quello degli anni Venti, che amava i libri”, Frederik Prokosch, “Voci”, p.52.
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