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domenica 22 marzo 2026

La buona morte non è un progresso, e non è sociale

“La libertà di morire mi sembra l’unico argomento vero”, Michel Houellebecq spiega in una lunga conversazione con Stefano Montefiori, a proposito della raccolta di poesia appena pubblicata, “Combat toujours perdant”, del disco in uscita con Frédéric Lo, “Souvenez-vous de l’homme”, e del voto in calendario al Parlamento francese sull’eutanasia. Da sempre contrario alla “buona morte”, benché da sempre teorico e pratico della paranoia della fine del mondo – del nichilismo.
“Da dove nasce questo suo impegno contro l’eutanasia, al quale lei dedica pagine bellissime nel suo romanzo «Annientare»?” gli chiede Montefiori. “Parlare di dignità mi pare falso. Pretendere che si tratti di compassione è un’altra falsità…. Compassione è alleviare le sofferenze, non uccidere”. E se tanta gente si batte per farne un diritto, “penso che resista ancora l’argomento della libertà”, quello vecchio del suicidio – “la libertà di morire mi sembra l’unico argomento vero”.
Sul tema circolano molte idee sbagliate, insiste lo scrittore. “I politici”, p. es., “sono sconnessi dai cittadini”. L’eutanasia “di solito viene presentata come un inevitabile e auspicato progresso sociale”, e “una nuova inevitabile battaglia progressista”. A Houellebecq sembra “non sia affatto progressista: l’eutanasia e il suicidio assistito mi appaiono come soluzioni del passato, visto che oggi siamo in grado di combattere il dolore”. La maggioranza dell’opinione comunque è sempre contro. E “quel che è più sorprendente è che tra gli oppositori all’eutanasia ci sono più elettori di estrema sinistra che di estrema destra”, e più giovani, e più abitanti delle città, in particolare i parigini - “tutto l’approccio è falsato”.
Stefano Montefiori, Houellebecq: il mio affetto va all’umanità, “La Lettura” # 747, 22 marzo 2026, pp. 1-5 € 1 (free online, pressreader)

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