domenica 5 aprile 2026
La Filosofia consiglia di fregarsene
Boezio non è grande filosofo, come non era stato grande statista, benché protetto dal padre adottivo e poi suocero, il potente umo politico, oratore e scrittore romano Simmaco. Non il più famoso Quinto Aurelio Simmaco, che wikipedia consacra “il più importante oratore in latino dopo Cicerone”, e l’enciclopedia cattolica “uno dei più autorevoli esponenti del senato e anima della resistenza pagana allo strapotere del Cristianesimo sul finire del IV secolo d.C”, ma il pronipote Quinto Aurelio Memmio Simmaco, anche lui senatore e uomo di potere nell’impero, nonché scrittore, ma cristiano, e anche fervente. Fu lui ad adottare il ragazzo Anicio Manlio Torquato Severino Boezio, quando restò orfano di entrambi i genitori, a formarlo nelle lettere e nella filosofia, e a sposarlo, con una delle proprie figlie. Severino ne seguirà la fortuna, e quindi presto la sfortuna, quando il barbaro (protonordista) imperatore Teodosio, da Pavia, dove già allora si diffidava dei romani, lo farà incarcerare – ai domiciliari. Nell’attesa della sicura condanna a morte, seppure in assenza di processo (la vicenda si concluderà con la decapitazione, il barbarico imperatore avendo creduto agli invidiosi accusatori), Severino si consola con la Filosofia. In versi e in prosa. Con lei discorrendo della fortuna, del potere (sula tema vanitas vanitatum), e della morte - per il cristiano, e anche per il non cristiano. A parziale discolpa di Teodosio si deve aggiungere che Boezio era già in quiescenza, e anzi reduce da un lungo esaurimento o depressione.
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