Ha cominciato il cancelliere tedesco Merz, dichiarando “un errore
strategico” l’abbandono della potenza elettrica nucleare, nel quadro della
transizione verde, verso una produzione meno inquinante, da parte della cancelliera
Merkel quindici anni fa. Merz si è mosso lungo la linea che l’Agenzia
Internazionale per l’Energia (Iea) sostiene: 1) l’energia di fonte nucleare è
per ora insostituibile, e anzi più che raddoppierà di peso sui consumi totali
di energia, crescendo di 2,6 volte entro il 2050; 2) il nucleare è la fonte di
produzione elettrica più stabile, 24 ore su 24.
Dopo la critica di Merz, subito i dodici Paesi Ue dotati di centrali
nucleari (Francia, Spagna, Belgio, Olanda, Svezia, Finlandia, Cechia, Slovacchia,
Ungheria, Slovenia, Romania e Bulgaria) hanno avviato il riconoscimento da
parte dell’Unione Europea della necessità del nucleare nel quadro delle fonti
di energia rinnovabili.
Fuori dalla Ue, la Gran Bretagna ha adottato col
precedente governo conservatore Suniak la costruzione di quattro nuove centrali
nucleari, in un’ottica di transizione verde - “per raggiungere le zero
emissioni nette entro il 2050 in modo sostenibile”. La potenza nucleare dovrà essere portata a 24 GW entro il 2050, un
valore quattro volte superiore a quello attuale – un obiettivo che richiede l’approvazione
di uno o due nuovi reattori ogni cinque anni dal 2030 al 2044 - progetti da aggiungere
ai due già varati.
La Francia, che ha adottato il “tutto nucleare” per la produzione di
elettricità mezzo secolo fa, ha in attività 57 centrali, con le quali copre i
due terzi del fabbisogno elettrico francese – esporta anche elettro-nucleare
per tre miliardi l’anno, in gran parte verso l’Italia.
Negli Stati Uniti investono nel nucleare anche le grandi aziende tecnologiche, p.es. Amazon, Google, Microsoft.

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