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giovedì 9 aprile 2026

Paul Robeson, o la memoria selettiva dell’America

Morto mezzo secolo fa, Paul LeRoy Robeson è stato per molti decenni un simbolo attraente dell’America, nera, colta, e socievole. Un baritono-basso americano, famoso per la voce, all’opera e negli spiritual, e per l’impegno saggio, in politica e nella società, attivista per i diritti civili. Nato a fine Ottocento, da padre ex schiavo, un fuggiasco al Nord che era riuscito a farsi ministro presbiteriano, Paul, analogo fisico e analogo carattere, andò all’università come giocatore di football, a una mezza dozzina di buone università, studiò legge, ebbe successo in politica (fu “considerato un possibile futuro governatore del New Jersey”).
Una storia molto americana. Compreso il finale: abbandonò sport e politica per diventare uno dei più grandi cantanti e attori del tempo. Durante e dopo la guerra, in America e in Europa. Finché le sue idee politiche non lo misero nel mirino del Congresso, del senatore McCarthy.
Una lenta agonia cominciò, la sua voce e il suo nome risuonando solo in Europa. Nell’Europa dove c’erano molti comunisti, in Italia e in Germania - e in Inghilterra, Simon Callow ricorda personalmente.
“A un certo punto degli anni Sessanta”, scrive Callow, “Robeson scomparve dalla scena pubblica. Disgustato dall’incapacità dell’America di rispondere alle sue appassionate richieste per il suo popolo”, il popolo afro, “si era recato a Mosca, appoggiando il regime sovietico. Nel frattempo, una nuova generazione di militanti neri, feroci demagoghi, era emersa sulla scena, e improvvisamente Robeson sembrò molto antiquato. Non c'erano più repliche televisive dei suoi film più famosi, ‘Sanders of the River’ (1935), ‘The Proud Valley’ (1940); la sua musica veniva raramente ascoltata. Quando giunse la notizia della sua morte nel 1976, ci fu stupore nel constatare che fosse ancora vivo”.
Morì a Filadelfia, non a Mosca. La rimozione era stata totale, anche tra i suoi compagni. E nella comunità afroamericana: non ci sono celebrazione di Robeson, fra le tante per i diritti civili.
Simona Callow, The Emperor Robeson
, “The New York Review of Books”, 8 febbraio 2018, in lettura libera, anche in italiano, L’imperatore Robeson)

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