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Paul Robeson, o la memoria selettiva dell’America
Morto
mezzo secolo fa, Paul LeRoy Robeson è stato per molti decenni un simbolo attraente dell’America,
nera, colta, e socievole. Un baritono-basso americano, famoso per la voce, all’opera
e negli spiritual, e per l’impegno saggio, in politica e nella società,
attivista per i diritti civili. Nato a fine Ottocento, da padre ex schiavo, un fuggiasco
al Nord che era riuscito a farsi ministro presbiteriano, Paul, analogo fisico e
analogo carattere, andò all’università come giocatore di football, a una mezza
dozzina di buone università, studiò legge, ebbe successo in politica (fu “considerato
un possibile futuro governatore del New Jersey”).
Una
storia molto americana. Compreso il finale: abbandonò sport e politica per
diventare uno dei più grandi cantanti e attori del tempo. Durante e dopo la
guerra, in America e in Europa. Finché le sue idee politiche non lo misero nel
mirino del Congresso, del senatore McCarthy.
Una
lenta agonia cominciò, la sua voce e il suo nome risuonando solo in Europa. Nell’Europa
dove c’erano molti comunisti, in Italia e in Germania - e in Inghilterra, Simon
Callow ricorda personalmente.
“A
un certo punto degli anni Sessanta”, scrive Callow, “Robeson scomparve dalla
scena pubblica. Disgustato dall’incapacità dell’America di rispondere alle sue
appassionate richieste per il suo popolo”, il popolo afro, “si era recato a
Mosca, appoggiando il regime sovietico. Nel frattempo, una nuova generazione di
militanti neri, feroci demagoghi, era emersa sulla scena, e improvvisamente
Robeson sembrò molto antiquato. Non c'erano più repliche televisive dei suoi
film più famosi, ‘Sanders of the River’ (1935), ‘The Proud
Valley’ (1940); la sua musica veniva raramente ascoltata. Quando giunse la
notizia della sua morte nel 1976, ci fu stupore nel constatare che fosse ancora
vivo”.
Morì
a Filadelfia, non a Mosca. La rimozione era stata totale, anche tra i suoi
compagni. E nella comunità afroamericana: non ci sono celebrazione di Robeson,
fra le tante per i diritti civili.
Simona
Callow, The Emperor Robeson, “The New York Review of Books”, 8 febbraio
2018, in lettura libera, anche in italiano, L’imperatore Robeson)
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