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venerdì 10 aprile 2026

Una guerra perduta a tavolino

Si è fatta la tregua e si cominciano a vedere le conseguenze della Guerra del Golfo – la terza. Il regime iraniano, contestato e indebolito, si consolida. Il petrolio è ridiventato caro e scarso e la cosa resterà per lungo tempo – e col petrolio molte altre materie prime. I principati arabi del Golfo, fedeli soggetti dell’America e di Israele, dovranno darsi nuovi equilibri. Il Libano è passato dalla parte del torto (Hezbollah) a quello della ragione. E la prospettiva è che sfollati e senzatetto diventino un’altra “Palestina” per l’Israele di Netanyahu, mai pace.
Naturalmente è presto per fare i conti della guerra ma l’evidenza è questa. È cominciata quaranta giorni fa con bombardamenti ripetuti ogni giorno, di 4-500 bombardieri pesanti, e assassinii mirati dei capi iraniani, praticamente senza difesa a terra. Ma era probabilmente una guerra insensata (a meno del bisogno dell’industria petrolifera americana di ricapitalizzarsi), e tale oggi appare: una guerra del duo Trump-Netanyahu, due capi politici autoreferenti, più che degli Stati Uniti e di Israele, degli interessi nazionali dei due Paesi.

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