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Napoli femminile, e felice
La
“casa di Ninetta” è quella del mare, che Ninetta, moglie e madre giovane, “vera
donna d’affari”, ha comprato a prima vista, poiché le è piaciuta - in assenza
del marito, che va e viene dal Brasile (“e che bisogno c'è?”). E ora si smobilita, perché Ninetta è
inferma di vecchiaia, nella casa in città, e i figli stanno lontano – la figlia
perlomeno, quella che si vede, attrice di successo ma a Roma.
Una
storia vera dai toni fiabeschi. Bianco è il colore e i toni dominanti. Virati al fiabesco anche tuoni e fulmini
domestici. E compresa Napoli, qui tutta garbo e socievolezza. Che Lina Sastri
ha filmato sulla traccia del racconto che aveva pubblicato una dozzina d’anni
fa, sempre a Napoli, editore Guida, in chiave autobiografica.
Non
tutto era rose e fiori in quella famiglia, con un padre bipolare, oltre che
transoceanico, ora affettuoso ora
carogna. Specie con la moglie, ma anche con la figlia, che in una scena, che la regista non si è sentita di tagliare, va a importunare volgarmente e
maledire in camerino alle sue prime prove d’attrice. Ma Ninetta non ci sente –
ha un marito-figlio e lo sopporta.
Un
racconto insolito. Di tutte donne. E di un’identificazione figlia-madre
piuttosto che di una ripulsa. Molto femminile, di donne coraggiose, forti,
senza bisogno di essere femministe. E uomini deboli, il padre, il compagno, il femminella,
ma come non per colpa loro.
La
trasposizione cinematografica ne mantiene la leggerezza: come essere felici
anche con l’alzheimer, e con la figlia lontana. Con una Angela Pagano che è
Ninetta giovane, moglie e madre, non si saprebbe pensarla altrimenti – ora felice
ora combattente, mai lagnosa.
Lina
Sastri, La casa di Ninetta, Rai 3 RaiPlay
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