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Il giallo della verità divisa
L’inverno del 2018
è contrassegnato in Francia dal movimento dei gilets jaunes, un movimento
spontaneo di protesta – fiscale, politica, pensionistica, etc. – che ogni sabato
occupa i centri città, specialmente Parigi, autostrade, incroci, distruggendo il
distruggibile. Con la primavera-estate il movimento va in vacanza. Riprende nel
tardo autunno 2019, ma è interrotto dal covid. Undici morti e 26 mila feriti, circa,
più duemila poliziotti. Il film è sull’ispettorato di polizia incaricato di vagliare
le denunce di abusi della polizia sessa. La commissaria incaricata indaga a fondo
un caso probabile di violenza gratuita di un gruppo di poliziotti della Crs, la
polizia anti-sommossa, formata e organizzata militarmente.
Un film “civile”?
Di denuncia di abusi del potere? Non si direbbe. Le indagini sono femminili, gli
indagati tutti uomini. E anche i comandanti delle quattro forze di polizia. Ma
sono personaggi femminili sia chi prova ad accertare l’abuso, sostenuta da una
testimone chiave, sia chi lo impedisce. E della commissaria, tanto impetuosa
nelle indagini, si mostrano solo lati personali di debolezza. Lo stesso con i gilets
jaunes: sono spensierati in cerca di svago il sabato, compresa la “gita a Parigi”,
e violenti e violentissimi – non si vedono che disastri: incendi, carcasse,
distruzioni ammonticchiate, con le ruspe al lavoro il giorno dopo (sena contare
che per un pubblico italiano i gilets jaunes di sabato sembrano dare
ragione a Salvini: il sabato vacanza-con-libertà-di-distruggere). Ma il film è
costantemente raccomandato dal giornale, da un mese, da quando è uscito, ogni
giorno, nella modesta rubrichetta dei film raccomandati, tre o quattro, “da non
perdere”. E in cartellone nello stesso periodo al cinema di Nanni Moretti a
Roma l’unico film che proietta la sua unica sala. Qualcosa vorrà dire. Ma cosa?
Un film
“e..e”, “sia…sia”? Funziona solo come legal thriller - Moll è autore
noto per un film “hitchcockiano” di successo, “Harry, un amico vero”. Della verità
che si dipana tortuosamente. In questo sostenuto anche dal ritmo incalzante, la
maschera, l’intensità della protagonista, Léa Drucker.
Dominik Moll, Il
caso 137
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