Cerca nel blog

giovedì 14 maggio 2026

Il giallo della verità divisa

L’inverno del 2018 è contrassegnato in Francia dal movimento dei gilets jaunes, un movimento spontaneo di protesta – fiscale, politica, pensionistica, etc. – che ogni sabato occupa i centri città, specialmente Parigi, autostrade, incroci, distruggendo il distruggibile. Con la primavera-estate il movimento va in vacanza. Riprende nel tardo autunno 2019, ma è interrotto dal covid. Undici morti e 26 mila feriti, circa, più duemila poliziotti. Il film è sull’ispettorato di polizia incaricato di vagliare le denunce di abusi della polizia sessa. La commissaria incaricata indaga a fondo un caso probabile di violenza gratuita di un gruppo di poliziotti della Crs, la polizia anti-sommossa, formata e organizzata militarmente.
Un film “civile”? Di denuncia di abusi del potere? Non si direbbe. Le indagini sono femminili, gli indagati tutti uomini. E anche i comandanti delle quattro forze di polizia. Ma sono personaggi femminili sia chi prova ad accertare l’abuso, sostenuta da una testimone chiave, sia chi lo impedisce. E della commissaria, tanto impetuosa nelle indagini, si mostrano solo lati personali di debolezza. Lo stesso con i gilets jaunes: sono spensierati in cerca di svago il sabato, compresa la “gita a Parigi”, e violenti e violentissimi – non si vedono che disastri: incendi, carcasse, distruzioni ammonticchiate, con le ruspe al lavoro il giorno dopo (sena contare che per un pubblico italiano i gilets jaunes di sabato sembrano dare ragione a Salvini: il sabato vacanza-con-libertà-di-distruggere). Ma il film è costantemente raccomandato dal giornale, da un mese, da quando è uscito, ogni giorno, nella modesta rubrichetta dei film raccomandati, tre o quattro, “da non perdere”. E in cartellone nello stesso periodo al cinema di Nanni Moretti a Roma l’unico film che proietta la sua unica sala. Qualcosa vorrà dire. Ma cosa?
Un film “e..e”, “sia…sia”? Funziona solo come legal thriller - Moll è autore noto per un film “hitchcockiano” di successo, “Harry, un amico vero”. Della verità che si dipana tortuosamente. In questo sostenuto anche dal ritmo incalzante, la maschera, l’intensità della protagonista, Léa Drucker.
Dominik Moll, Il caso 137

Nessun commento: