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giovedì 14 maggio 2026

Il mondo com'è (496)

astolfo


Varian Fry
– Giornalista, americano, fu l’organizzatore nell’ultima guerra di un Emergency Rescue Committee, una rete di aiuto agli sfollati, che fu specialmente attiva a Marsiglia e in Portogallo per procurare passaporti e visti d’ingresso a molte persone in fuga dall’occupazione tedesca. Nonché dell’organizzazione materiale dei passaggi per mare, da Marsiglia e da Lisbona per New York.
 
Marie de l’Incarnation
– Donna colta del XVII secolo, francese, suora, fondatrice del primo convento di Orsoline in Nord America, missionaria tra gli indiani d’America, di cui ha scritto, “ma non un’erudita, ha costruito da sola i suoi saperi e i suoi obiettivi (Natalie Zemon Davis, che ne è stata biografa in “Donne ai margini. Tre vite nel XVIImo secolo”- ma in realtà non ai margini, tutt’e tre “realizzate”). Autrice di molti testi, “dal religioso al biografico”, e “di un’opera importante di argomento teologico scritta non in francese ma in algonchino, per gli Indiani”. Nonché di una “Storia sacra”, a sfondo anche questa teologico, pur non sapendo di latino: “Ha dichiarato che è stato Dio a «infondere » il latino nella sua testa (perché lei non lo aveva mai studiato!)” – “una donna priva di istruzione”, insiste Zemon Davis, che ha “osato scrivere di questioni teologiche tanto audaci e dotte”, e lo ha fatto “in algonchino”.
È stata canonizzata nel 2014, dal papa Francesco. Era diventata religiosa tardi, a 32 anni. Dopo un matrimonio a 17 anni, un figlio a venti, e poi l’accudimento del figlio. Facendo la donna d’affari. Dapprima nell’opificio da setaiolo del marito presto morto, poi nella piccola impresa di trasporti fluviali della sorella e del cognato. Sempre tentata di prendere i voti da ritornanti “visioni”, si decide a farlo quando il figlio ormai dodicenne, può entrare in collegio, dai gesuiti.
 
Mo
ntauban – È la località occitana, del Sud-Ovest della Francia, dove nel Duecento il conte di Tolosa fondò una struttura difensiva, oggi una città di 60 mila abitanti, che per alcuni mesi nel 1940-41 divenne un rifugio per tutti quelli che fuggivano da Parigi e altri luoghi della Francia occupata, ebrei, tedeschi emigrati politici, apolidi, dopo la capitolazione dell’esercito francese, Per un fatto molto semplice: la collaborazione tra il sindaco protestante e il vescovo cattolico.

Fu un rifugio anche per molti dei francesi confusi dalla disfatta, sfollati non sapevano neanche loro dove, solo che dovevano andare a Sud.
Montauban era stata rifugio anche per centinaia di spagnoli, altrove non molto graditi, prima della guerra, in fuga dalla Spagna dopo la vittoria di F anco – tra essi l’ultimo presidente della Repubblica spagnola, Manuel Azaña, che vi morì. 
 
Antoine Porot
– Scoprì che gli algerini non avevano cervello - gli arabo-algerini. Psichiatra influente, franco-algerino, tra le due guerre, creatore di una accreditata Scuola di Algeri di Psichiatria, ma attivo anche, e influente, nel dopoguerra (nato nel 1876, è morto nel 1965): razzista “scientifico”, teorico del “primitivismo”. Oggi ricordato solo perché lo menziona Frantz Fanon, “I dannati della terra”, citandone polemicamente un estratto, la dove dice il “nativo” dominato da “istanze diencefaliche”, cioè unicamente diencefaliche, quindi con una piccola porzione dell’encefalo. Influenzò molto a suo tempo il giovane Angelo Bravi (1911-1943), oggi dimenticato ma già illustre esponente della “psichiatria coloniale” italiana.
Porot non era isolato, agiva in un ambito culturale già molto arato. Che prima della Grande Guerra, si poteva riunire a Tunisi in un Congresso degli Alienisti e Neurologi di Francia dedicato alla cura dei malati di mente nelle colonie. Un congresso considerato di fondazione della psichiatria coloniale. Porot e la sua Scuola di Algeri si dedicarono alla “mentalità indigena”. Nel 1918 pubblicò una prima conclusione, “Note sulla psichiatria musulmana”, che il “musulmano nordafricano” dichiara bugiardo e calunniatore, fannullone e ladro, idiota isterico, soggetto a improvvisi impulsi assassini, e il Maghreb incapace di attività superiori, morali e intellettuali.
In particolare, nel prosieguo dell’attività, Porot s’impegnò con la sua Scuola di Algeri a dimostrare l’“impulsività criminale tra gli algerini”, appunto “diencefalici”: “L'indigeno nordafricano, la cui corteccia cerebrale è poco sviluppata, è un essere primitivo la cui vita essenzialmente vegetativa e istintiva è regolata principalmente dal diencefalo…. L’algerino non ha corteccia, o, per essere più precisi, è dominato, come nei vertebrati inferiori, dall’attività del diencefalo”. E così via: il “primitivismo” è spiegato da un’architettura del cervello nella quale predominano le funzioni diencefaliche.  
Oltranzista, e in parte politicizzato, Porot non era però isolato. Si muoveva lungo la linea di ricerca della “mentalità primitiva”, che un ancora stimato antropologo, Lévi-Burhl, ha teorizzato nel 1910, uno dei fondatori dell’antropologia francese. Il concetto di “mentalità primitiva” ebbe larga influenza in Francia, su Durkheim e anche su Bachelard - solo nel dopoguerra Lévi-Strauss lo ha criticato (ma se ne è anche servito).
 
Russia – “Russia = Persia”, ha Malaparte all’improvviso, riflettendo nel “Giornale di uno straniero a Parigi”, alla data 23 ottobre 1948, sulla somiglianza che si veniva facendo, in Francia e altrove, sulla situazione internazionale, poi detta occidentale, tra Stati Uniti ed Europa, degli Stati Uniti come l’antica Roma combattente, imperiale, e dell’Europa come la Grecia “capta”, il centro della cultura, anche nei secoli romani. Qui ha l’equazione “Roma = Grecia, Russia = Persia”. Imperiale cioè in senso stretto, il Paese di un autocrate. E qui sovviene che nei primi mesi in Iran dopo il regime change il debutto politico di Khomeiny si fece con un simulacro di pluralismo, nominando al vertice dello Stato, come presidente in sostituzione dello scià, un laico, l’economista Abol Hassan Banisadr, un émigré, sotto lo scià, a Parigi (fu Banisadr a trarre Khomeiny fuori dall’anonimato, e convincere i francesi a portarlo in Francia e dargli un pulpito, vicino Parigi). Presidente per tutto il 1980, fino alla metà del 1981, Banisadr era il destinatario di suppliche di ogni tipo, che i segretari debitamente raccoglievano, e quelle “popolari” erano delle suppliche, allo sciainscià.
 
Yitzhak Shamir – Il rispettabile primo ministro di Israele, a capo di due governi, 1983-1984 e 1986-1992, in alternanza coi governi laburisti di due Nobel per la Pace, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, era stato a capo di un gruppo terrorista prima della guerra. Che si distinguerà poi, nel 1948, nella guerra per l’indipendenza, nel massacro di Deir Yassin, un villaggio di palestinesi pacifici (già in urto con le bande armate), dove fece 107 morti. E aveva progettato, nella guerra, di aiutare le potenze dell’Asse contro gli Alleati – contro l’Inghilterra, che governava su mandato la Palestina.
Polacco di nascita, era emigrato nel 1935, a vent’anni, in Palestina. Subito parte del gruppo Irgun, organizzato e gestito da Menachem Beguin, altro futuro primo ministro di Israele. Che ufficialmente era una formazione paramilitare del “sionismo revisionista”, non eccessivamente nazionalista – ma sarà corresponsabile del massacro di Deir Yassin.
Dopo la guerra e la creazione di Israele Shamir aveva lavorato per il Mossad, il servizio israeliano di controspionaggio, per dieci anni, dal 1955 al 1965. Scoppiata la guerra nel 1939, Shamir si era unito al coetaneo Avraham Stern col disegno di patrocinare lo schieramento dell’Irgun contro i britannici, e quindi con la Germania. Stern, poeta e letterato, era anche stato in Italia nel 1934-1935, con una borsa di studio della Hebrew University di Gerusalemme, per conseguire a Firenze come fuori corso la laurea in Lettere Classiche (facendo valere, debitamente tradotti e certificati, gli studi già effettuati a Gerusalemme).
A un anno dall’inizio della guerra, nel settembre 1940, Stern e Shamir fondarono quella che sarà chiamata la “banda Stern”, anti-britannica – ufficialmente Lehi, Lohamei Herut Israel, Combattenti per la Libertà di Israele. Stern morirà presto, due anni dopo, colpito dalla polizia britannica mentre tentava di sfuggire a una perquisizione. Dopo essersi proposto per un’alleanza, che però non ebbe, a Mussolini e a Hitler.
Negoziare con l’Asse per salvare gli ebrei (gli ebrei erano discriminati, in Germania e in Italia, ma non era ancora partita la “soluzione finale”) proponendosi come forza anti-britannica era uno dei punti del programma di Shamir e Stern. Il programma partì con un passo falso: un tranello, in cui Stern cadde, armato dai servizi britannici per fargli credere a un negoziato con Mussolini, per poi smascherarlo, e screditare la “banda Stern”. E una proposta, a dicembre 1940, subito dopo la fondazione di Lehi, inoltrata a personalità tedesche per proporre uno scambio: la lotta contro gli inglesi, finanziata e armata dall’Asse, contro la proclamazione del diritto degli ebrei a uno Stato in Palestina, senza più limiti (come invece li imponeva l’amministrazione britannica) all’immigrazione. Una proposta che secondo Stern e Shamir avrebbe dovuto incontrare le politiche di “pulizia etnica” dell’Asse (all’epoca non era partita la “soluzione finale”, l’annientamento) e insieme favorire la nascita di Israele. Che però non ebbe risposta – se non fu intercettata dagli inglesi (della proposta non c’è traccia documentale, solo orale).
Della “banda Stern” la memoria è duale. Di simpatia per le capacità poetiche e organizzative di Stern, di riserva per l’ideologia del movimento che Stern aveva attivato con Shamir. Un mix, si dice, di comunismo e di fascismo. Ossia di universalismo combinato col razzismo. Esplicito nei confronti degli arabi. I testi scritti del gruppo conterrebbero riferimenti espliciti, secondo vari storici, agli ebrei come “razza superiore” e agli arabi come “nazione di schiavi”. Di sicuro Lehi sostenne l’espulsione di massa, verso la Siria o altrove, di tutti gli arabi della Palestina e della Transgiordania.
 
astolfo@antiit.eu

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