skip to main |
skip to sidebar
Il mondo com'è (496)
astolfo
Varian Fry – Giornalista,
americano, fu l’organizzatore nell’ultima guerra di un Emergency Rescue Committee,
una rete di aiuto agli sfollati, che fu specialmente attiva a Marsiglia e in
Portogallo per procurare passaporti e visti d’ingresso a molte persone in fuga
dall’occupazione tedesca. Nonché dell’organizzazione materiale dei passaggi per
mare, da Marsiglia e da Lisbona per New York.
Marie de
l’Incarnation –
Donna colta del XVII secolo, francese, suora, fondatrice del primo convento di
Orsoline in Nord America, missionaria tra gli indiani d’America, di cui ha scritto,
“ma non un’erudita, ha costruito da sola i suoi saperi e i suoi obiettivi
(Natalie Zemon Davis, che ne è stata biografa in “Donne ai margini. Tre vite
nel XVIImo secolo”- ma in realtà non ai margini, tutt’e tre “realizzate”). Autrice
di molti testi, “dal religioso al biografico”, e “di un’opera importante di argomento
teologico scritta non in francese ma in algonchino, per gli Indiani”. Nonché di
una “Storia sacra”, a sfondo anche questa teologico, pur non sapendo di latino:
“Ha dichiarato che è stato Dio a «infondere » il latino nella sua testa (perché
lei non lo aveva mai studiato!)” – “una donna priva di istruzione”, insiste
Zemon Davis, che ha “osato scrivere di questioni teologiche tanto audaci e
dotte”, e lo ha fatto “in algonchino”.
È stata
canonizzata nel 2014, dal papa Francesco. Era diventata religiosa tardi, a 32
anni. Dopo un matrimonio a 17 anni, un figlio a venti, e poi l’accudimento del
figlio. Facendo la donna d’affari. Dapprima nell’opificio da setaiolo del
marito presto morto, poi nella piccola impresa di trasporti fluviali della
sorella e del cognato. Sempre tentata di prendere i voti da ritornanti
“visioni”, si decide a farlo quando il figlio ormai dodicenne, può entrare in
collegio, dai gesuiti.
Montauban – È la località
occitana, del Sud-Ovest della Francia, dove nel Duecento il conte di Tolosa
fondò una struttura difensiva, oggi una città di 60 mila abitanti, che per
alcuni mesi nel 1940-41 divenne un rifugio per tutti quelli che fuggivano da
Parigi e altri luoghi della Francia occupata, ebrei, tedeschi emigrati politici,
apolidi, dopo la capitolazione dell’esercito francese, Per un fatto molto
semplice: la collaborazione tra il sindaco protestante e il vescovo cattolico.
Fu un rifugio
anche per molti dei francesi confusi dalla disfatta, sfollati non sapevano neanche
loro dove, solo che dovevano andare a Sud.
Montauban era
stata rifugio anche per centinaia di spagnoli, altrove non molto graditi, prima
della guerra, in fuga dalla Spagna dopo la vittoria di F anco – tra essi l’ultimo
presidente della Repubblica spagnola, Manuel Azaña, che vi morì.
Antoine Porot – Scoprì che gli
algerini non avevano cervello - gli arabo-algerini. Psichiatra influente, franco-algerino,
tra le due guerre, creatore di una accreditata Scuola di Algeri di Psichiatria,
ma attivo anche, e influente, nel dopoguerra (nato nel 1876, è morto nel 1965):
razzista “scientifico”, teorico del “primitivismo”. Oggi ricordato solo perché
lo menziona Frantz Fanon, “I dannati della terra”, citandone polemicamente un
estratto, la dove dice il “nativo” dominato da “istanze diencefaliche”, cioè unicamente
diencefaliche, quindi con una piccola porzione dell’encefalo. Influenzò molto a
suo tempo il giovane Angelo Bravi (1911-1943), oggi dimenticato ma già illustre
esponente della “psichiatria coloniale” italiana.
Porot non era isolato,
agiva in un ambito culturale già molto arato. Che prima della Grande Guerra, si
poteva riunire a Tunisi in un Congresso degli Alienisti e Neurologi di Francia
dedicato alla cura dei malati di mente nelle colonie. Un congresso considerato di
fondazione della psichiatria coloniale. Porot e la sua Scuola di Algeri si
dedicarono alla “mentalità indigena”. Nel 1918 pubblicò una prima conclusione, “Note
sulla psichiatria musulmana”, che il “musulmano nordafricano” dichiara bugiardo
e calunniatore, fannullone e ladro, idiota isterico, soggetto a improvvisi
impulsi assassini, e il Maghreb incapace di attività superiori, morali e
intellettuali.
In particolare,
nel prosieguo dell’attività, Porot s’impegnò con la sua Scuola di Algeri a
dimostrare l’“impulsività criminale tra gli algerini”, appunto “diencefalici”: “L'indigeno
nordafricano, la cui corteccia cerebrale è poco sviluppata, è un essere
primitivo la cui vita essenzialmente vegetativa e istintiva è regolata
principalmente dal diencefalo…. L’algerino non ha corteccia, o, per essere più
precisi, è dominato, come nei vertebrati inferiori, dall’attività del
diencefalo”. E così via: il “primitivismo” è spiegato da un’architettura del
cervello nella quale predominano le funzioni diencefaliche.
Oltranzista, e in parte
politicizzato, Porot non era però isolato. Si muoveva lungo la linea di ricerca
della “mentalità primitiva”, che un ancora stimato antropologo, Lévi-Burhl, ha
teorizzato nel 1910, uno dei fondatori dell’antropologia francese. Il concetto
di “mentalità primitiva” ebbe larga influenza in Francia, su Durkheim e anche
su Bachelard - solo nel dopoguerra Lévi-Strauss lo ha criticato (ma se ne è anche
servito).
Russia – “Russia =
Persia”, ha Malaparte all’improvviso, riflettendo nel “Giornale di uno straniero
a Parigi”, alla data 23 ottobre 1948, sulla somiglianza che si veniva facendo, in
Francia e altrove, sulla situazione internazionale, poi detta occidentale, tra
Stati Uniti ed Europa, degli Stati Uniti come l’antica Roma combattente,
imperiale, e dell’Europa come la Grecia “capta”, il centro della
cultura, anche nei secoli romani. Qui ha l’equazione “Roma = Grecia, Russia =
Persia”. Imperiale cioè in senso stretto, il Paese di un autocrate. E qui
sovviene che nei primi mesi in Iran dopo il regime change il debutto
politico di Khomeiny si fece con un simulacro di pluralismo, nominando al vertice
dello Stato, come presidente in sostituzione dello scià, un laico, l’economista
Abol Hassan Banisadr, un émigré, sotto lo scià, a Parigi (fu Banisadr a
trarre Khomeiny fuori dall’anonimato, e convincere i francesi a portarlo in Francia
e dargli un pulpito, vicino Parigi). Presidente per tutto il 1980, fino alla
metà del 1981, Banisadr era il destinatario di suppliche di ogni tipo, che i segretari
debitamente raccoglievano, e quelle “popolari” erano delle suppliche, allo sciainscià.
Yitzhak Shamir – Il rispettabile primo
ministro di Israele, a capo di due governi, 1983-1984 e 1986-1992, in alternanza
coi governi laburisti di due Nobel per la Pace, Shimon Peres e Yitzhak Rabin, era
stato a capo di un gruppo terrorista prima della guerra. Che si distinguerà
poi, nel 1948, nella guerra per l’indipendenza, nel massacro di Deir Yassin, un
villaggio di palestinesi pacifici (già in urto con le bande armate), dove fece 107
morti. E aveva progettato, nella guerra, di aiutare le potenze dell’Asse contro
gli Alleati – contro l’Inghilterra, che governava su mandato la Palestina.
Polacco di nascita,
era emigrato nel 1935, a vent’anni, in Palestina. Subito parte del gruppo
Irgun, organizzato e gestito da Menachem Beguin, altro futuro primo ministro di
Israele. Che ufficialmente era una formazione paramilitare del “sionismo revisionista”,
non eccessivamente nazionalista – ma sarà corresponsabile del massacro di Deir
Yassin.
Dopo la guerra e
la creazione di Israele Shamir aveva lavorato per il Mossad, il servizio israeliano
di controspionaggio, per dieci anni, dal 1955 al 1965. Scoppiata la guerra nel
1939, Shamir si era unito al coetaneo Avraham Stern col disegno di patrocinare
lo schieramento dell’Irgun contro i britannici, e quindi con la Germania. Stern,
poeta e letterato, era anche stato in Italia nel 1934-1935, con una borsa di studio
della Hebrew University di Gerusalemme, per conseguire a Firenze come fuori
corso la laurea in Lettere Classiche (facendo valere, debitamente tradotti e
certificati, gli studi già effettuati a Gerusalemme).
A un anno dall’inizio
della guerra, nel settembre 1940, Stern e Shamir fondarono quella che sarà
chiamata la “banda Stern”, anti-britannica – ufficialmente Lehi, Lohamei Herut
Israel, Combattenti per la Libertà di Israele. Stern morirà presto, due anni
dopo, colpito dalla polizia britannica mentre tentava di sfuggire a una perquisizione.
Dopo essersi proposto per un’alleanza, che però non ebbe, a Mussolini e a
Hitler.
Negoziare con l’Asse
per salvare gli ebrei (gli ebrei erano discriminati, in Germania e in Italia,
ma non era ancora partita la “soluzione finale”) proponendosi come forza
anti-britannica era uno dei punti del programma di Shamir e Stern. Il programma
partì con un passo falso: un tranello, in cui Stern cadde, armato dai servizi
britannici per fargli credere a un negoziato con Mussolini, per poi
smascherarlo, e screditare la “banda Stern”. E una proposta, a dicembre 1940,
subito dopo la fondazione di Lehi, inoltrata a personalità tedesche per
proporre uno scambio: la lotta contro gli inglesi, finanziata e armata dall’Asse,
contro la proclamazione del diritto degli ebrei a uno Stato in Palestina, senza
più limiti (come invece li imponeva l’amministrazione britannica) all’immigrazione.
Una proposta che secondo Stern e Shamir avrebbe dovuto incontrare le politiche
di “pulizia etnica” dell’Asse (all’epoca non era partita la “soluzione finale”,
l’annientamento) e insieme favorire la nascita di Israele. Che però non ebbe
risposta – se non fu intercettata dagli inglesi (della proposta non c’è traccia
documentale, solo orale).
Della “banda Stern”
la memoria è duale. Di simpatia per le capacità poetiche e organizzative di Stern,
di riserva per l’ideologia del movimento che Stern aveva attivato con Shamir.
Un mix, si dice, di comunismo e di fascismo. Ossia di universalismo combinato
col razzismo. Esplicito nei confronti degli arabi. I testi scritti del gruppo
conterrebbero riferimenti espliciti, secondo vari storici, agli ebrei come “razza
superiore” e agli arabi come “nazione di schiavi”. Di sicuro Lehi sostenne l’espulsione
di massa, verso la Siria o altrove, di tutti gli arabi della Palestina e della Transgiordania.
astolfo@antiit.eu
Nessun commento:
Posta un commento