Cerca nel blog

sabato 16 maggio 2026

L‘emozione è magia

C’è un ostacolo? Imprevisto, imprevedibile, inabituale? No problem, la coscienza si attiva, e pescherà nel suo profondo una difesa-rimedio. Si? Ma non come intelligenza artificiale, non pesca in un deposito, un datacenter. No, è inventiva: un “atto libero”: l’emozione è una strtaegia, difensiva ma anche offensive,  d’attacco, che la coscienza mette in moto a fronte di eveneto\atto\persona che appare nuovo e forse anche minaccioso. Si direbbe una strategia, di difesa ma anche di attacco – basti dire l’innamoramento. Qualcosa di molto simile all’immaginazione – tema di altra riflessione di Sartre, “Immaginazione”appunto, che la precedente traduzione della “Teoria delle emozioni” (Bompiani) pubblicava congiuntamente.
La conclusione è un po’ empirea – irta, scimmiottando il linguaggio di Heidegger: l’emozione “è la totalità del rapporto della realtà umana con il mondo. Il passaggio all’emozione è una modificazione totale dell’essere nel mondo secondo le leggi particolarissime della magia”.
La collera, la paura passiva (chiudere gli occhi, svenire), la tristezza passiva, la tristezza attiva, che si vuole fare compiangere, la gioia? Tutte manifestazioni di difesa, per una sensazione di pericolo o di minaccia – compresa la gioia-emozione, uno “stato d’impazienza”, non la gioia-sentimento: istantanee, non organizzate (istruite, argomentate, preparate). L’emozione è “una condotta magica”. Un trattato breve, e una metodologia introduttiva alla psicologia, che come tale ha formato più generazioni in Francia, alle magistrali e all’università.
Sartre ne progettò il debutto nel 1936, con un trattato, “La Psyché”. Le “Idee” sono i materiali metodologici, pubblicati due anni dopo come “Abbozzo di una teoria delle emozioni” – precedute nello stesso 1936 da “L’immaginazione”, e nel mezzo, nel 1937, da “La trascendenza dell’Ego”. Il tutto, sembra, di malavoglia. L’anno successivo Sartre debutterà con più convinzione nella narrativa, con “La nausea”, cui seguiranno nel 1939 i racconti de “Il muro”, e poi molto teatro.
Il capitolo iniziale dell’abbozzo, “Le teorie classiche”, è un lungo Janet vs. William James – Pierre Janet è uno psichiatra, che la gloriola francese considera anticipatore della psicologia dinamica e della psicanalisi. Segue la novità, la fenomenologia. Fenomenologicamente, il “mondo”, o essenza, della psicologia è la coscienza. La quale “esiste nella misura esatta in cui è coscienza di esistere”. C’è quindi “prossimità assoluta della coscienza in rapporto a se stessa”. I due termini dei “fati psichici”, l’uomo e il mondo, coincidono: “L’esistente di cui dobbiamo fare l’analisi è noi stessi. L’essere di questo esistente è mio” (Heidegger, Essere e tempo”, p. 41). Senza illusioni: la fenomenologia è lo studio dei fenomeni, non dei fatti: “Esistere per la coscienza è apparirsi, secondo Husserl”. Con l’avvertenza che la fenomenologia è agli inizi, e ancora non s’è fatta un’antropologia.
Una coscienza autoreferenziale è tautologica: si conosce perché si conosce. Ma l’esercizio vale come saggio letterario,  Sartre stesso si accontenta di poco. L’emozione? Per uno scrittore è facile, è come scrivere: “Per esempio, in questo momento scrivo, ma non ho coscienza di scrivere”. Che non è tracciare dei segni, per abitudine o pratica: “Sarebbe assurdo. Ho forse l’abitudine di scrivere, ma non queste parole in questo ordine”. Del resto, “l’atto di scrivere non è affatto incosciente, è una struttura attuale della mia coscienza”. La particolarità è che “non è cosciente di se stesso. Scrivere è prendere una coscienza attiva delle parole che nascono sotto la mia penna”. Sapendo che “le parole che io scrivo sono delle esigenze” – “l’azione come coscienza spontanea irriflessa costituisce un certo strato esistenziale nel mondo”.
Analogamente, un’emozione è come una febbre, “lo sconvolgimento volgare e totale del corpo”.  Oppure è “una trasformazione del mondo”. Le argomentazioni sono di questo tipo, apodittiche - o forse da manuale scolastico. Il mondo ha “carattere duplice”: “È da una parte un oggetto nel mondo e dall’altra il vissuto immediato della coscienza”. Su di esso la coscienza si proietta come “un fenomeno di accettazione”: “La coscienza non si limita a proiettare dei significati affettivi sul mondo che l’attornia: essa vive il mondo nuovo che ha costituito”. Gli altri sbocchi essendo sbarrati, “la coscienza si precipita sul mondo magico delle emozioni”. Con esiti sorprendenti: attraverso le emozioni la coscienza (intesa evidentemente come ratio) si degrada: “L’origine delle emozioni è una degradazione spontanea e vissuta della coscienza di fronte al mondo. Ciò che essa non può sopportare in certo modo, tenta di impadronirsene in altro modo, dormendo, avvicinandosi alle coscienze del dormiveglia, del sogno e dell’isteria”. I sovvertimenti fisiologici non sono “nient’altro che l’accettazione vissuta dalla coscienza”. Insomma, “la coscienza vittima della sua propria trappola”. E, poi, l’emozione è “magica” – il magico essendo “lo spirito serpeggiante tra le cose” di Alain. O “una sintesi irrazionale di spontaneità e passività”, eccetera.
L’abbozzo si ricorda per la contestazione della psicanalisi: “L’interpretazione psicanalitica concepisce il fenomeno cosciente come la realizzazione simbolica di un desiderio rimosso dalla censura”. Se così è, “bisogna rinunciare integralmente al cogito cartesiano e fare della coscienza un fenomeno secondario e passivo”. La fenomenologia delle emozioni deve “fare a meno di queste contraddizioni”. Tutta farina del suo sacco – per quello che che le “Idee”  valgono? Sartre non sapeva quanto Heidegger, se non Husserl, disprezzava Descartes e il “cogito”, oppure si adeguava?
Jean-Paul Sartre, Idee per una teoria delle emozioni, Il Saggiatore, pp. 96 €  14

Nessun commento: