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Vivaldi (quasi) innamorato
Le “ruote” dei monasteri
hanno ogni giorno sorprese, a Venezia, nel Settecento, di neonati. Che usa
lasciare con un biglietto stracciato a metà, di cui la madre conserva una parte,
per il caso che possa riuscire a riprendersi il figlio. Le bambine vengono cresciute
in convitti legati alle chiese, istruite nei lavori domestici, il canto, la
musica. E le chiese fanno a gara la domenica con le messe musicate ad
accaparrarsi i fedeli, che saranno poi benefattori. In attesa che le ragazze siano
richieste in matrimonio, che si riesca a combinarne uno.
Tiziano Scarpa ci
ha costruito sopra un racconto di impianto attraente: Cecilia, una ragazza dallo
spirito vivace, cresciuta nel Pio Ospedale della Pietà, è anche violinista di grande
talento. Tanto da attrarre il burbero maestro Vivaldi, richiamato per carità
come maestro di cappella dal Pio Ospedale, dopo una serie di imprese fallimentari.
Anzi, quasi lo innamora, benché il maestro sia, per difetti di nascita, impotente
a tutto, solo capace di musica. Ansiosa di libertà, che si figura con la madre
che viene a riprendersela, ogni volta che una madre si presenta al pio
istituto, la brillante violinista Cecilia, promessa a un nobile in guerra
contro i turchi, lo rifiuta spiritosamente al di lui ritorno a Venezia a guerra
finita. Non finirà bene.
Il romanzo vuole comunque
Cecilia vittoriosa, perché, rifiutato il matrimonio, può finalmente lasciare il
convitto – anche se ne viene cacciata: “riacquista la libertà”. Michieletto va oltre,
con tanta buona musica e grandi suggestivi costumi e ambienti, a partire dalla laguna,
e compresa qualche isola non di repertorio. Ma soprattutto doma i due protagonisti,
due attori molto autoreferenti, quasi caratteristi, Riondino e Pennacchi. Contrappuntati
dalla fresca disingenuità di Tecla Insolia, la giovanissima cantante-attrice,
già educanda-diavolessa della serie “L’arte della gioia”.
Damiano
Michieletto, Primavera, Sky Cinema, Now
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