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giovedì 10 settembre 2009

Quando c'era la Cortina di ferro - 6

Con l’archivio generoso di “Repubblica” raccontiamo alcuni aspetti del ricchissimo 1989, venti anni fa, che i giornali, vuoti, non raccontano (unica eccezione domenica il supplemento culturale del “Sole 24 Ore”, che ha dedicato agli avvenimenti due pagine): il comunismo sovietico che finisce nel disonore

14 settembre
L' ESODO CONTINUA SENZA OSTACOLI FINO AL 7 OTTOBRE
FRANCOFORTE - La grande ondata dall’Est sembra essere esaurita. Rimane qualche rivolo qua e là, tra il lago Balaton, la capitale e la frontiera cecoslovacca: i trenta ancora nel campo profughi di Budapest in attesa di documenti nuovi perchè hanno smarrito la carta d' identità della Ddr; i pochi ritardatari che hanno rimandato fino all' ultimo la decisione di lasciare il loro paese per ricominciare da capo; altri due o trecento che stanno lentamente mettendosi in moto, senza fretta, perchè il confine tra l’Ungheria e l’Austria resterà aperto per altre tre settimane, fino al giorno del quarantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Democratica Tedesca, il 7 ottobre. Da quel giorno ritorneranno in vigore le clausole del patto, sospese domenica scorsa, in base alle quali nessun cittadino della Ddr potrà superare senza un visto valido la ex cortina di ferro. Secondo gli ultimi dati forniti dalla polizia, alle 12 di ieri erano arrivati in Germania 12 mila 300 Fluechtlinge.

16 settembre
L’UNGHERIA NON CEDE “L' ESODO CONTINUERA”, di Andrea Tarquini
BUDAPEST - Nel Patto di Varsavia la guerra diplomatica scatenata da Honecker continua, la controffensiva ungherese guadagna impeto. Berlino Est abbassa il tono, sembra pronta a negoziati a livello di esperti con Budapest, quindi in sostanza ad accettare la soluzione negoziata proposta dai magiari per una revisione del trattato. Da Praga che teme il contagio delle riforme e dalla Romania con un pesantissimo discorso in toni staliniani pronunciato da Ceaucescu in persona vengono bordate più violente. La Cecoslovacchia prepara forse rappresaglie economiche e commerciali, ma l’Ungheria usa toni più risoluti: “Siamo decisi a fare di tutto per la cooperazione con gli alleati, ci dice il viceministro degli Esteri Laszlo Kovacs, numero due della diplomazia ma non siamo disposti, per avere buone relazioni, a pagare il prezzo di subordinare i nostri interessi nazionali agli interessi di altri paesi. Gli interessi nazionali di ognuno devono essere armonizzati, non subordinati”.

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