domenica 19 luglio 2026
Trump e la "Pravda" all'ora del mercato
In linea anche l’uso dei “Truth-Pravda”: questa decretava successi e insuccessi, fino all'eliminazione fisica, quella decreta chi vince a Wall Street – se paga: chi paga bene può avere anticipazione di quelle che saranno le decisioni di Trump in giornata, e regolarsi anticipando acquisti e vendite. Due “verità” entambe di mercato, uno politico e uno finanziario. Trump non è di buona famiglia, come lo era Caligola, ma non è scemo.
“Truth”, la verità,
è la “Pravda” di Trump. Quella sovietica imponeva la verità del dittatore,
“Truth” quella di Trump, che è pur sempre uomo importante. La “Pravda” sanzionava,
anche brutalmente, “Truth” può dare dritte importanti in Borsa. Trump semplicemente si vende le dritte in anteprima, basta pagare.
Sarà un altro calcio
“E stato un Mondiale
epocale”, può titolare ”Il Sole 24 Ore”, “il calcio non sarà più lo stesso”:
poco meno di 12 miliardi di ricavi, un nuovo mercato sportivo negli Stati
Uniti, un diverso business dei Grandi
Eventi, e pubblicitario, fisico e mediatico.
Solo in Italia, e
senza la Nazionale, le partite trasmesse, non sempre in orario comod prime time, hanno raccolto una media di
4,6 milkioni di spettatori, una audience
da gande spettacolo. Con un investimento ad ampio orizzonte, già solo per costruire
stadi a grande capienza, e comodità, con aria condizionata e riscaldamento, e
l’adozione, o “invenzione” del calcio come (ennesimo) sport nazionale..
Che era un’idea
di Kissinger, anche questa - per questo si fece amico già negli ani 1970
dell’Avvocato Agnelli. Gli Stati Uniti sono un’altra dimensione. Al confronto
con l’Europa poi specialissima. Investienti solidi e intelligenti, invece dello
stitico calciomercatino che ci afflihgge – Firenze, che ha auvot un assaggio di
questa mentalità dostrtutiva, col Viola Park voluto e pagato da Rocco Commisso,
ancora non se ne rende conto (non sa che farsene).
Roggero è un processo politico
Giovedì Mattarella,
con la volgarissima (non se n’è accorto? grave) reprimenda a Nordio, un ministro
di cultura giuridica (e temperamento) ineccepibile. Domenica il cauto Minniti,
da garantista divenuto furbescamente cerchiobottista: “La sicurezza resta un cardine,
ma non è stata legittima difesa – si può discutere, dissentire, sulla pena, e
sul risarcimento”. E su che altro allora?
È imbizzarrito il
“dibbattito” sul gioielliere Mario Roggero. Condannato a 15 anni (ne ha 72), e
a un risarcimento di 2 milioni ai parenti delle vittime.
Il risarcimento è
da comici, se ne ne fossero ancora
liberi, non vincolati al politicamente corretto: un’assicurazione sulla vita, gratuita e
sostanziosa, ai ladri. Ma il processo è stato, è questa la percezione, un
processo “politico”: Oggero è uno di destra, dichiarato, e andava punito. E è
così che è andata, in Tribunale e in Appello, e probabilmente in Cassazione. Con
decisioni certamente “fondate”, “motivate”, eccetera, come dicono i legulei, ma
politiche, da parte di giudici fresche di parrucchiete, cui amabili cancelliere
aprono le porte, che la solenne cerimonia onorano come da attese – e sicura
ascesa, sociale tra i buoni-e-belli della Repubblica, e in carriera. Che non hanno giustamente mai subito un’aggressione a mano armata. Che
non vuol dire che non possano stabilire
fino a che punto una difesa è legittima – per quanto, lo choc conta pure, essere stati un’ora, mezz’ora, sotto armi puntate,
anche dopo che l’assalto è finito.
Il problema è che
il processo è stato, ed è, politico – Mattarella (ignaro?) compreso. Fomentato
dai media con l’aggressività di
Oggero, che ha minacciato – senza fargli male… - un tipo che aveva insultato e
schiaffeggiato sua figlia. Mentre è solo odioso perché si professa di destra. E
questo non fa bene alle carriere dei giornalisti, oltre che dei giudici.
Come si fa a
stabilre che il processo è politico? Frequentando i tribunali - le
“sufficienze” dei giudici, l’aloofness
delle motivazioni. E con l’esperienza: il giudice politico “si vede”, a pelle, come
si vedeva nei ribunali di Khomeiny – quando si fregiavano di essere aperti e
liberi. Lì bastava un caporale che desse avvio, alla picola truppa che simulava
il pubblico – tutti in borghese ma con le teste rasate - il segnale di
sostenere rumorosamente il giudice mentre spolpava il giudicando già condannato,
qui ci vogliono giornali e giornalisti, sempre allineati e coperti, e Grandi Giurisperiti, candidati alla Consulta.
Bartali, così vicino così lontano
Un
ricordo di Bartali, breve ma con tutte le sue “cose”, la sua biogarfia. Le
impree nelle tappe più impervie, da sano e da malandato. Nelle tante
Milano-Sanremo, ai Tour, ai Giro. Il caratteraccio, detto alla fiorentina. E la
(quasi) santità – vera, di chiesa, qualcuno voleva beatificarlo. Un uomo,
insomma, a tutto campo, oltre che l’atleta che s’immagina, dal numero, e dalla
qualità, delle vittorie.Andrea Schhianchi riesce con poche aprole a sbozzarlo
per intero. Oltre che un campione eccelso – si dice non elegante come Coppi, e
invece aveva l’eleganza del rocciatore, non felino ma di volontà e resistenza
(la resilienza odierna).
I
tentativi reiterati del regime, che lui teneva in punta di bastone, per alimentare
il nazionalismo con le sue vittorie. Specie quando, con le imprese al Tour, era
diventato un beniamino francese. L’incoscienza, o se si vuole il patriottismo,
di girare per mezza Italia, fino a Roma, con i messaggi della Resistenza nelle
canne della bicicletta – tedecshi e repubblichini non lo fermavano, era un
campione, doveva allenarsi. Uno che ha
saavato anche, di suo, innumerevoli ebrei. E sempre, da giovane e da vecchio,
il carattere schietto, umorale più che popolareggiante.
Con
molta documentazione – numeri, carte, percorsi, Uno di noi: “Quando Gino parte
per il Tour de Ftance”, il suo primo, 1938, “ fa un caldo pazzesco” , basta già
questo per avvicinarcelo oggi. Se non fosse per il seguito: “Nel corso dell’ottava
tappa, da Pau a Luchon, transita per primo sull’Aubisque, sul Tourmalet e sull’Aspin…”.
Un altro mondo.
Andrea
Schianchi, Bartali, “La Gazzetta
dello sport”, pp. 139, ill. € 1,50 col quotidiano
Iscriviti a:
Post (Atom)
