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sabato 17 marzo 2012

Ombre - 123

“Pianta una carota, sconfiggerai il cemento”. L’orto è di cavoli, ma non importa. Dell’orto, una piccola striscia contro una ventina di grattacieli, si fa il “simbolo della resistenza alla città che cresce”. A chi la raccontano? “Quale cane per quale casa”, consigliano poi. E informano: “I matrimoni affare per ricchi”. È meglio non comprare il giornale?

Vito Gamberale, facendo finta di difendersi dai sospetti di gara truccata per l’acquisto di una quota della Sea, la società degli aeroporti milanese, da parte del Comune, informa Mucchetti e i lettori del “Corriere della sera” che Malpensa pullula di lavoratori in nero, di una ditta subappaltatrice, contro la quale il Comune non agisce. Informazione?

Marco Lodoli lamenta su “Repubblica” giovedì l’incapacità dei suoi allievi a scuola “di sviluppare un ragionamento scritto”. Non dice di che ordine e tipo di scuola. Ma è radicale: “I ragazzi della scuola… vivono la vita senza parole e senza sintassi”.
Poiché questo non è possibile, anzi è impossibile, non sarà che – a parte uno scatto di malumore di Lodoli – la scuola è come suole in ritardo, sui nuovi linguaggi? “Non c’è più fiducia e confidenza nel pensiero”, o nel pensiero della scuola?

Il Procuratore di Firenze Quattrocchi dice “probabile”, “verosimile”, “possibile” che una qualche trattativa fosse avviata tra lo Stato e la mafia dopo l’attentato e Falcone e prima di quello di via dei Georgofili nella città toscana. E ci scrive oltre mille pagine.

Lo stesso Procuratore Quattrocchi, finiano molto antiberlusconiano, dice che “le gravi affermazioni” di Spatuzza sui legami con la mafia di Dell’Utri e Berlusconi “non hanno ricevuto una verifica giudiziaria neppure simbolica”. Ma Spatuzza non processa per calunnia, come sarebbe suo dovere.
Spatuzza resta anzi un pentito accreditato, al quale paghiamo protezione e pensione.

Al confronto è un capolavoro, non solo di arte retorica, la requisitoria del PG della Cassazione Iacoviello contro la sentenza d’Appello al processo Dell’Utri:
http://blog.panorama.it/italia/files/2012/03/requisitoria-iacoviello.pdf
Magari Dell’Utri sarà un mafioso, ma Iacoviello sa quello che dice, è padrone della grammatica e della sintassi, logica e materiale.

Non si discute dei rilievi gravi del procuratore Iacoviello alla sentenza d’Appello Dell’Utri. In fatto e di diritto. Magari per contestarglieli. Tace l’ineffabile Vietti con tutto il suo Csm – ma chi è questo Vietti? È distratto Napolitano col suo buongoverno delle tasse.
Iacoviello denuncia la “teoria del caso” invece dell’analisi del caso che competerebbe al giudice. E il “processo a imputazione diffusa”, che è tutto il contrario del processo penale. Con “cripto-imputazioni”, “imputazioni implicite”, “imputazioni vaghe”. Tutto ciò la magistratura, il Csm, Napolitano ritengono normale?

Due pagine di Aldo Cazzullo su Bari piene all’inverosimile di levantinismo, “tangenti umane”, ricattatrici, partite vendute, supermarket di cocaina, “corti fameliche di vendoliani”, Petruzzelli commissariato. Nonché affaristi in giunta, al Comune e alla Regione, che Cazzullo trascura.
Titoli trionfalistici del giornale, il “Corriere della sera”: “La «capitale» degli scandali ha sfrattato mala e scippi. Punta su scrittori e cantanti”. Su Carofiglio cioè, si scopre leggendo, e Caparezza.
Il “Corriere del Mezzogiorno” si deve pur vendere. Ma a chi?

Bari il cui sindaco, un giudice, ha tentato di liberarsi di un giudice che non controlla, Laudati. Facendolo denunciare al Csm dal compare Scelsi, il giudice che l’aiutò a riconfermarsi alle elezioni perdute nel 2008, scatenando la riserva della Repubblica contro lo sprovveduto baüscia Berlusconi - una donzella che Cazzullo così descrive: una “con la mania di registrare tutti gli incontri e le conversazioni. In procura e al commissariato se la vedevano arrivare di continuo, sempre pronta a denunciare qualcuno”.
A meno che l’esemplarità non sia questa, aizzare i cani randagi.

Caso, lo Scelsi-Laudati, in cui il Csm ha scelto di non scegliere. Si vede che Scelsi l’ha fatta grossa anche per le facce di bronzo del Csm.

Si discute l’art. 18, l’illicenziabilità del lavoratore, senza dire l’essenziale. Che un’azienda può licenziare chi vuole, le basta dichiarare lo stato di crisi – dichiararlo, senza provarlo: hanno licenziato grazie allo stato di crisi aziende sanissime. Che l’art. 18 protegge contro i licenziamenti “politici”, o ritorsivi. Ma anche contro il lavoro: chi non ha sofferto per compagni di banco illicenziabili ma lavativi, assenteisti, privilegiati a vario titolo?

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