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domenica 22 marzo 2026

Ombre - 816

Se si va, come Netanyahu ci prova, e come le petromonarchie minacciano, a una guerra all oil, il mondo entra in una  crisi “di civiltà” come quella di cinquant’anni fa, a seguito dell’embargo Opec,  e la conseguente moltiplicazione dei costi dell’energia: crisi prolungata, tagli radicali ali consumi elettrici, dagli ascensori all’illuminazione pubblica, e alla circolazione auto, ristrutturazioni, fallimenti, durezze per tutti. A beneficio dei petrolieri, di chi produce o commercia petrolio e gas. Che potranno quindi anche questa volta festeggiare, ma anche loro coi fichi secchi.
Si ridacchia dell’era di Trump, l’apprendista stregone dovunque mette le mani, ma la rovina è gia in atto, tutti i rincari di combustibile. elettricità, gas sono qui per restare.
 
Insistente, umiliante sensazione di squallore delle vicende di governance, col rinnovo delle cariche sociali all’assemblea dopo Pasqua, del gruppo bancario “centrale” dell’Italia, finanziaria e politica  Mps-Mediobanca-Generali. Liste e controliste, di Grandi Azionisti anonimi, tutte ugualmente di ripescaggi e carrierismi (autocandidature), quelle del 20 per cento e quelle dell’1: liste interminabili di candidati - con Delfin (eredi Del Vecchio), l’azionista di riferimento, che potrebbe non esprimersi…. Per fare che? Un posto al sole.
 
È finita male, lo stadio era deluso, ma la partita Roma-Bologna è stata spettacolare. Per la coreografia, per i cori, e per il gioco. Due ore di calcio, con i supplementari, di vero gioco del calcio. Solo perché, la partita giocandosi tra squadre italiane ma in torneo internazionale, l’arbitro non era italiano. On di quelli che fanno la “mamma”, che spiegano, rimproverano, tollerano, s’inalberano. E quindi, miracolo, niente discussioni, e niente simulazioni.
Si dice del calcio italiano che “non esiste” perché giocano solo stranieri. Ma c’era molto di italiano sugli spalti e in campo, di straniero c’era l’arbitro. E tanto è bastato.
 
Trump che invita alla Casa Bianca la premier giapponese, e davanti ai giornalisti la insolentisce con Pearl Harbour, non fa notizia. È invece di gravità eccezionale. Si può sempre considerare Trump un attore, un buffone, un maniaco, tutto il peggio che si vuole, ma è l’America – nessuno ha denunciato lo sgarbo (la “trumpeide” ogni giorno è agguerrita, non gliene passa una).
E la storia americana è anche questa: guerre in continuazione, da un secolo in qua, inframezzate da colpi di Stato, ora assassinii mirati, di questo o quel Nemico, o anche soltanto Antipatico. Dice: l’America non è questa. Sì, ma è anche quella che non trova sconveniente invitare una gentile signora per insolentirla.
 
Fa senso “la Repubblica” he nell’ultimo giorno utile per la propaganda referendaria si affida in prima e in abbondanza a Giuseppe Conte. Che non è nessuno, anche se è stato a capo di due governi. Che ha da insegnarci questo avvocato, nemmeno di chiara fama, che spessore culturale, che idea politica? La massoneria è ridotta all’avvocato Conte?
 
Lacrime e attestati, “grande democratico,” per Umberto Bossi. “De mortuis nihil nisi bonum”, certo. Ma questo ha avvelenato la politica. Ha creato il “lumbrad”, seppure tra mille ridicolaggini, ampolle, matrimoni dell’acqua, padanie, la moneta-marco, e ha incupito-indurito buona metà degli italiani, quelli sopra l’Appennino. Fra tanti commenti non una (semplice) analisi storica. Nulla neanche sulla Lombardia, i Veneti, il Piemonte che quella valanga promossero e alimentano, i più ricchi del paese.
 
Solo Ceccarelli ricorda che “i parlamentari che Bossi si portò nella capitale erano personaggi che allora parvero pazzeschi, senza istruzione né ritegno”. Ma gli concede: “È possibile che anche per lui si troverà un posticino nella storia che non sia legato solo al grottesco”.
 
Curiosamente - curiosamente per Bianconi che fa l’elenco, da persona onesta – la ragione prima del No al referendum è che la giustizia in Italia soffre di molti mali, e che la riforma che va al referendum non ne risolve nessuno. Un’argomentazione ineccepibile, da vero logico - da asino di Buridano.
 
Sono sempre crudeli le cronache, seppure minime, da Israele nei territori che Israele occupa. Ancora in Cisgiordania, e in Libano dopo Gaza. A opera di un esercito di leva, di giovani cioè. Molto criticato in America, specie fra gli ebrei americani. Ma non in Europa. Non in Italia. La politica dello struzzo non è cattiva solo moralmente.
 
Si fa con rispetto la cronaca dell’arresto di un giornalista romano di 48 anni e della sua amante, una insegnante romana di 52, per violenza sessuale aggravata su minori - la figlia e i nipoti dell’insegnante. Lui ha un lunghissimo nome invece della realtà: “Giornalista romano, 40enne, sposato con due figli, passato dalla carta stampata alla vicedirezione di un tg nazionale, quindi a quella della comunicazione di un’importante azienda a partecipazione statale e infine di una società hi-tech”. Auff! tutto pur di non dire il nome. F se fosse stato un politico, un manager, uno sbandato?
 
Il “caso Delmastro”, un vice-ministro della Giustizia che si fa fotografare abbracciato a un mafioso, scoppia l’antivigilia della chiusura della campagna referendaria sulla giustizia. Poi dice che non c’è la giustizia politica, a orologeria. Se si potesse, votando o non votando, cancellare tutto il “sistema” giudiziario, quella sì sarebbe una vera riforma – rivoluzionaria.
Peggio non si potrebbe fare anche senza.
 
Come è insulsa la querelle Giuliuerele uli-utafuoco sla Rssia alaBienale. Noeye ce veder cn la Bienale de  isend, che Rpa di Meana or-Buttafuoco sula Russia alla Biennale. Rispetto alla Biennale del Dissenso, sempre a proposito della Russia, voluta da Ripa di Meana quasi mezzo secolo fa, nell’autunno del 1977. Allora il partito Comunista la avversò, anche allora con molti giornali al seguito, perché, indipendente da Mosca e tutto come diceva, Berlinguer ne negava il totalitarismo – che tutti vedevano e soffrivano. Oggi la situazione si direbbe migliorata – sono solo due camerati, ex, che fanno i burocrati. O era meglio al tempo dell’Urss – e del Pci indipendente dall’Urss?
 
“Perché l’Italia sta trasformando il suo gigante assicurativo in una pedina di politica di potere” è enigma che solo “The Economist” tenta di decifrare. In Italia no – Generali? che squadra è? Che un signore siculo-romano di 80 anni, con una famiglia complicata e eredi non all’altezza, si sia comprato Mps, Mediobanca, Generali e prossimamente Bpm, senza dire che cosa ne vuole fare - in mancanza anche dei “chi”, né figli né collaboratori. E che tutto sia stato creato da Meloni. Alla quale però tutto viene rimproverato, ma non questa (assurda) operazione – Meloni che l’ha costruita con Girogetti (Lega), con la finta asta per le quote Mps e il blocco della finestra aperta da Unicredit sulla sporca faccenda.  

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