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C’è della follia nel metodo Trump
Dopo il Venezuela, il Grande Pacificatore Trump è partito all’assalto
dell’Iran. Per farne una cittadella democratica? Un avamposto dell’Occidente –
senza velo? Un vassallo d’Israele? Per fare un favore alle petromonarchie, sue
amiche e benefattrici (i.d. sunniti contro sciiti)? Per far raddoppiare
il prezzo della benzina? Non si sa. Forse soltanto fuorviato dai suoi (non eccellenti)
servizi segreti. Forse dall’ignoranza (Khamenei come Maduro). Forse dal suo
amico Netanyahu. E ora penserà che abbaiando penultimatum spaventa quattro pretonzoli. Mentre si sa, si vede, che più la guerra dura meglio gli ayatollah si sentono.
Si potrebbe anche pensare che il dealer per eccellenza, il venditore di polizze, questa volta ha toppato. Ma non senza conseguenze: un mese di bombardamenti e assassinii eccellenti e niente - solo mezzo mondo nei guai, specie i più poveri e deboli (con la favola delle petromonarchie disvelata - e Kiev? abbandonata alle 3 M, Macron, Meloni, Merz?).
Tanto furbo e fortunato in affari, tanto maldestro, il presidente degli
Stati Uniti, nell’universo mondo, che è vasto e vario. L’Iran, attaccato
proditoriamente due volte, a giugno e a febbraio, da Trump con Netanyahu, nel
mezzo, in teoria, di un negoziato, venderà cara la pelle. Che altro deve fare?
Attaccare il nemico di sorpresa mentre è venuto a trattare non si è mai
fatto, e quindi – porterà bene o porterà male?
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