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LeMay l'incendiario, col napalm e con l’atomica
Come
la Usaf, l’aviazione americana, passò dai bombardamenti casuali del primo uso bellico
degli aerei nella Grande Guerra, e in quella di Spagna, ad attacchi mirati, diurni
e non notturni (terrificanti), da alta quota, di precisione, su stabilimenti
nemici di produzione. Una strategia che obbediva a un’idea ancora onorevole della
guerra, oggi si direbbe di impegno civile, se non morale. Dei comandi della Usaf
negli anni 1930. Autodefinitisi “Bomber Mafia”. Una strategia che si rafforzò nel
secondo conflitto, grazie anche a un nuovo e più preciso sistema di puntamento,
il Norden. E a un bombardiere, il Boeing B-29, che volava sicuro ad alta quota,
benché solo di giorno, e a lungo raggio – sarà quello di Hiroshima e Nagasaki. Ma
fu soppiantata negli Stati Maggiori dal generale Curtis LeMay, teorico del
napalm. Della distruzione totale e inconsiderata.
“Bomber Mafia” era
stato inizialmente una denominazione peggiorativa, tra le forze armate
americane, per i diplomati della scuola d’aviazione, la Air Corps Tactical
School di Langley, in Virginia, che sapevano, e comunque sostenevano, che la
guerra moderna sarebbe stata essenzialmente aerea. Gli stessi però che, alla
prospettiva di un’ecatombe di civili provocata dall’alto, provarono a sostituire
un piano d’azione basato su attacchi mirati e controllati. Forti, nella seconda
guerra mondiale, di un sistema di puntamento affinato, il Norden, e di un bombardiere
a lungo raggio e di grande portata, detto Superfortress, il Boeing B-29, per il
volo diurno, ad alta quota – lo stesso che bombarderà Hiroshima e Nagasaki.
Alcuni attacchi sull’irraggiungibile
Giappone sembrarono efficaci: la conquista delle isole Marianne, su cui
costruire piste per i B-29 diretti in Giappone, i raid sulle fabbriche di
cuscinetti a sfere per colpire la macchina bellica nipponica, la sorvolata avventurosa
del monte Fuji per bombardare e fabbriche dei caccia nipponici. Senza perdite o quasi. Ma l’America aveva fretta
e il 6 gennaio 1945 sostituì i comandi della Bomber Mafia con il generale Curtis
Emerson LeMay, 38 anni. Presentato come “eroe dei bombardamenti in Germania”,
in realtà teorico e autore della riconquista delle isole del Pacifico con poca
spesa, con bombe incendiarie a tappeto. Una tattica
omicida, di un generale imberbe, il cui credo era “non ci sono civili innocenti”.
Pur sapendo la verità: “Se non vinciamo, saremo criminali di guerra”.
La sua strategia
era semplice: replicare dall’alto il terremoto che nel 1923 aveva polverizzato
mezzo Giappone, da Tokyo a Yokohama, le scintille delle scosse avendo provocato l’incendio
indomabile delle abitazioni, fatte di legno e di cartone, e l’incenerimento
degli abitanti. In sette mesi LeMay distrusse in Giappone
64 città con le bombe incendiarie, e Hiroshima e Nagasaki con l’atomica, un milione
di morti.
“Gli
scienziati, i generali e i piloti che volevano cambiare le sorti della seconda
guerra mondiale” è il sottotitolo. Più prosaicamente: il passaggio dell’Usaf al
napalm, e alla bomba atomica. Alla vittoria, ma niente di onorevole.
Malcom
Gladwell, Bomber Mafia, Utet, pp. 238 € 20
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