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giovedì 26 marzo 2026

LeMay l'incendiario, col napalm e con l’atomica

Come la Usaf, l’aviazione americana, passò dai bombardamenti casuali del primo uso bellico degli aerei nella Grande Guerra, e in quella di Spagna, ad attacchi mirati, diurni e non notturni (terrificanti), da alta quota, di precisione, su stabilimenti nemici di produzione. Una strategia che obbediva a un’idea ancora onorevole della guerra, oggi si direbbe di impegno civile, se non morale. Dei comandi della Usaf negli anni 1930. Autodefinitisi “Bomber Mafia”. Una strategia che si rafforzò nel secondo conflitto, grazie anche a un nuovo e più preciso sistema di puntamento, il Norden. E a un bombardiere, il Boeing B-29, che volava sicuro ad alta quota, benché solo di giorno, e a lungo raggio – sarà quello di Hiroshima e Nagasaki. Ma fu soppiantata negli Stati Maggiori dal generale Curtis LeMay, teorico del napalm. Della distruzione totale e inconsiderata.
“Bomber Mafia” era stato inizialmente una denominazione peggiorativa, tra le forze armate americane, per i diplomati della scuola d’aviazione, la Air Corps Tactical School di Langley, in Virginia, che sapevano, e comunque sostenevano, che la guerra moderna sarebbe stata essenzialmente aerea. Gli stessi però che, alla prospettiva di un’ecatombe di civili provocata dall’alto, provarono a sostituire un piano d’azione basato su attacchi mirati e controllati. Forti, nella seconda guerra mondiale, di un sistema di puntamento affinato, il Norden, e di un bombardiere a lungo raggio e di grande portata, detto Superfortress, il Boeing B-29, per il volo diurno, ad alta quota – lo stesso che bombarderà Hiroshima e Nagasaki.
Alcuni attacchi sull’irraggiungibile Giappone sembrarono efficaci: la conquista delle isole Marianne, su cui costruire piste per i B-29 diretti in Giappone, i raid sulle fabbriche di cuscinetti a sfere per colpire la macchina bellica nipponica, la sorvolata avventurosa del monte Fuji per bombardare e fabbriche dei caccia nipponici.  Senza perdite o quasi. Ma l’America aveva fretta e il 6 gennaio 1945 sostituì i comandi della Bomber Mafia con il generale Curtis Emerson LeMay, 38 anni. Presentato come “eroe dei bombardamenti in Germania”, in realtà teorico e autore della riconquista delle isole del Pacifico con poca spesa, con bombe incendiarie a tappeto. Una tattica omicida, di un generale imberbe, il cui credo era “non ci sono civili innocenti”. Pur sapendo la verità: “Se non vinciamo, saremo criminali di guerra”.
La sua strategia era semplice: replicare dall’alto il terremoto che nel 1923 aveva polverizzato mezzo Giappone, da Tokyo a Yokohama, le scintille delle scosse avendo provocato l’incendio indomabile delle abitazioni, fatte di legno e di cartone, e l’incenerimento degli abitanti. In sette mesi LeMay distrusse in Giappone 64 città con le bombe incendiarie, e Hiroshima e Nagasaki con l’atomica, un milione di morti.
“Gli scienziati, i generali e i piloti che volevano cambiare le sorti della seconda guerra mondiale” è il sottotitolo. Più prosaicamente: il passaggio dell’Usaf al napalm, e alla bomba atomica. Alla vittoria, ma niente di onorevole.
Malcom Gladwell, Bomber Mafia, Utet, pp. 238 € 20

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