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martedì 24 marzo 2026

La massa oscura del potere immodificabile

Il giorno che il giornale dei giudici, “la Repubblica”, trionfa col No al referendum, lo stesso giorno viene venduto per la terza o quarta volta, senza prezzo, come un giocattolo arrugginito. Senza autocritica. Ma con un senso evidente, infine, sotto le tante acrobazie. C’è un mondo “conservatore”, che il quotidiano di Scalfari ha imposto come unico e solo, e anche progressista, che una volta si chiamava Democrazia Cristiana, e poi si è suddiviso tra destra e sinistra, Berlusconi e Prodi, Pd e Forza Italia, Pd e Fratelli d’Italia, ma che in certi momenti vota in massa unito, come se ubbidisse a un comando o a una strategia. Oggi viva i giudici, e vaffa i giornali.
Data la massa, e l’evidenza, del movimento, si è tentati di dire che viene agito. Ma da chi? Dalla chiesa no, non più – oggi si saprebbe. È come se fosse agita da un cervello formattato, “democristiano”. Democristiano per dire “di tutto, di più”, come la Rai suo araldo, “ma senza capo” (fecero la festa perfino al mitissimo De Gasperi). Sicuramente si sposta in blocco – chiunque abbia esperienza del voto ammnistrativo, per il sindaco, a contatto stretto con la massa elettorale, lo sa: ci sono fenomeni oscuri, ma sicuri, per cui il voto si sposta in blocco.
Nei referendum il gioco è scoperto. In quello sulla riforma parlamentare il no fu usato per ridimensionare Renzi – poi in effetti scomparso – già beniamino della stessa massa. In questo sulla giustizia non per ragioni di partito ma per mantenere intatto il potere dei giudici. Che è molto mal gestito, non c’è fautore del no che li difenda, ma di questo asse-centro-massa evidentemente è la salvaguardia o fortezza – il partito dei giudici è molto forte, si sa (la riprova è al Quirinale, su ogni altro fronte arcipotente e arcipresente ma non sulla giustizia, di cui cui pure è il capo – Mattarella ha fatto un’eccezione l’altra settimana, caso unico nella storia della Repubblica, per il no alla riforma).
In questo referendum la “massa ignota” di manovra è scoperta al Sud, quasi violenta. Che a Napoli, città di “paglietti”, anti-giudici per definizione, il no sia stato di tre su quattro, o che in Calabria e in Sicilia, governate da Forza Italia, la riforma di Forza Italia sia stata bocciata E in Calabria a nemmeno sei mesi dal trionfo elettorale regionale di Forza Italia. C
on la provincia di Reggio, l’unica che non aveva partecipato al plebiscito per Occhiuto, invece polemicamente per il si. Questo particolare pronunciatissimo no, del Sud, dove peraltro la giustizia è carente sotto ogni aspetto, e anche lamentevole, dice che il “qualcosa” c’è e fa massa. Altrove il voto si discosta poco dalla storia politica: le regioni rosse per il no, il Nord-Est per il sì, il Nord-Ovest oscillante, su margini stretti.

 

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