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La massa oscura del potere immodificabile
Il giorno che il giornale dei giudici, “la Repubblica”, trionfa col No
al referendum, lo stesso giorno viene venduto per la terza o quarta volta, senza
prezzo, come un giocattolo arrugginito. Senza autocritica. Ma con un senso evidente,
infine, sotto le tante acrobazie. C’è un mondo “conservatore”, che il
quotidiano di Scalfari ha imposto come unico e solo, e anche progressista, che
una volta si chiamava Democrazia Cristiana, e poi si è suddiviso tra destra e
sinistra, Berlusconi e Prodi, Pd e Forza Italia, Pd e Fratelli d’Italia, ma che
in certi momenti vota in massa unito, come se ubbidisse a un comando o a una strategia.
Oggi viva i giudici, e vaffa i giornali.
Data la massa, e l’evidenza, del movimento, si è tentati di dire che
viene agito. Ma da chi? Dalla chiesa no, non più – oggi si saprebbe. È come se
fosse agita da un cervello formattato, “democristiano”. Democristiano per dire “di
tutto, di più”, come la Rai suo araldo, “ma senza capo” (fecero la festa perfino
al mitissimo De Gasperi). Sicuramente si sposta in blocco – chiunque abbia esperienza
del voto ammnistrativo, per il sindaco, a contatto stretto con la massa elettorale,
lo sa: ci sono fenomeni oscuri, ma sicuri, per cui il voto si sposta in blocco.
Nei referendum il gioco è scoperto. In quello sulla riforma parlamentare
il no fu usato per ridimensionare Renzi – poi in effetti scomparso – già beniamino
della stessa massa. In questo sulla giustizia non per ragioni di partito ma per
mantenere intatto il potere dei giudici. Che è molto mal gestito, non c’è fautore
del no che li difenda, ma di questo asse-centro-massa evidentemente è la salvaguardia
o fortezza – il partito dei giudici è molto forte, si sa (la riprova è al
Quirinale, su ogni altro fronte arcipotente e arcipresente ma non sulla
giustizia, di cui cui pure è il capo – Mattarella ha fatto un’eccezione l’altra
settimana, caso unico nella storia della Repubblica, per il no alla riforma).
In questo referendum la “massa ignota” di manovra è scoperta al Sud,
quasi violenta. Che a Napoli, città di “paglietti”, anti-giudici per
definizione, il no sia stato di tre su quattro, o che in Calabria e in Sicilia,
governate da Forza Italia, la riforma di Forza Italia sia stata bocciata E in
Calabria a nemmeno sei mesi dal trionfo elettorale regionale di Forza Italia. Con la provincia di Reggio, l’unica che
non aveva partecipato al plebiscito per Occhiuto, invece polemicamente per il si. Questo
particolare pronunciatissimo no, del Sud, dove peraltro la giustizia è carente
sotto ogni aspetto, e anche lamentevole, dice che il “qualcosa” c’è e fa massa. Altrove il voto si discosta poco
dalla storia politica: le regioni rosse per il no, il Nord-Est per il sì, il Nord-Ovest
oscillante, su margini stretti.
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