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Pilato, il primo procuratore e giudice
Il
Procuratore di Venezia, ex, sostituto Procuratore, vecchio Liberale, di quando
c’erano i Liberali del Partito Liberale, seppure allo zoo, specie protetta,
rifà il processo a Gesù sulle carte otto-novecentesche, di studi, analisi, ipotesi,
perplessità e conclusioni non conclusive della vicenda, otto-novecenteschi. Non
da storico dilettante, ma da giurista inquirente. Partendo dalla tesi, fra i
tanti che se ne sono occupati, “di Weiss e Schweitzer, che Gesù avesse del
regno di Dio una concezione esclusivamente escatologica, e che fosse
completamente indifferente alle vicende di questo mondo”. Come dire: fate di me
quello che volete, non me ne importa (Weiss non si sa, ma Albert Schweitzer
sono ben 700 e più pagine per arrivare a questa conclusione).
Una
serie di risvolti gialli si susseguono, che non vale rivelare. Ma chi vuole
Gesù a morte è detto subito: Ponzio Pilato - prefetto della Giudea e non
“procuratore”. Cioè Roma. Soldati romani lo catturarono – addirittura una
coorte. E perché nel Getsemani, di notte? Qui altri due gialli si sommano. L’unica
cosa che si può dire è che al riesame, semplice, del Vangeli, il “deicidio”
sembra invenzione del solo Matteo.
Perché
condannare Gesù? Questo si può dire: troppo popolare a Gerusalemme, appena vi
era entrato, e poi col passaggio al Tempio. Tutto in pochi giorni, in poche
ore. C’era una guerriglia in corso anti-romana, degli zeloti, patrioti ebrei,
oggi diremmo terroristi, e Pilato non si fidava. Gesù non può essere stato
condannato dal sinedrio ebraico, che le condanne a morte comminava per
lapidazione. La crocefissione era “pena capitale tipicamente romana”, e fu
operata da soldati romani. L’arresto sul Getsemani era stato operato da una
coorte – addirittura – romana. E alle nove del mattino il prefetto Pilato era ad
aspettare il reo – “Pilato era già là ad aspettarlo. Era l’ora terza” –
all’apertura dell’orario d’ufficio.
La
crocefissione, attestata anche da Tacito e Flavio Giuseppe, era pena terribile,
oltre che infamante: “Cicerone la definiva «crudelissimum teterrimumque suppplicium», il più crudele e odioso dei
supplizi, Era una morte riservata agli schiavi turbolenti e ai provinciali
ribelli”. Con la flagellazione, “che riduceva il corpo a una massa
sanguinolenta, idonea ad attirare insetti e rapaci durante l’agonia”. E il
sovraccarico del patibulum, “una trave pesante che sarebbe stata posta
trasversalmente sul palo”. Fino al “Golgotha, luogo del cranio” - altrimenti
ignoto. Romana anche la constatazione della morte, nel caso di Gesù con la
lancia infilata nel costato – normalmente si faceva spezzando le gambe delle
vittime, per sollecitare eventuali contrazioni spasmiche. La controprova della
condanna romana, da parte di Pilato, arriva dopo la morte, quando sarà sempre
Pilato ad autorizzare l’onorata sepoltura del crocifisso all’uso ebraico - da
parte di Giuseppe d’Arimatea.
Pilato,
insomma, un grande imbroglio. “Ad esempio, il gesto di lavarsi le mani è
sicuramente una interpolazione, trattandosi di un rituale puramente ebraico estraneo
alla mentalità romana” – qui con qualche dubbio: i romani non si lavavano? Ancora
peggio gli è andata, aggiunge Nordio, con “gli Acta Pilati e tuti i libelli
agiografici fioriti nei decenni successivi, che giunsero alla beatificazione di
questo mediocre burocrate arrivista e della moglie visionaria. Se non fosse stato
per Gesù, il suo nome sarebbe quasi sparito (è menzionato da Tacito e da Flavio Giuseppe)”.
Non
è finita: perché solo Gesù e non anche i discepoli, che pure lo seguivano
armati – lo erano anche la notte sul Getsemani? E qui insorge il problema Giuda:
un discepolo che si vendeva per 30 denari - comunque non pagati dal Sinedrio,
dagli ebrei? Non si sa, ma altre ipotesi
sono più convincenti, soprattutto quella politica (era Giuda uno zelota, un
militante nazionalista) e quella spionistica.
Un
giallo dai molteplici fili, con qualche ricaduta critica sugli stessi Vangeli,
su Matteo specialmente, e su Giovanni. Un passatempo, forse, del Procuratore in
pensione, ma pieno di cose: il problema Gesù, il problema Giuda, il problema
Ponzio Pilato. Di argomentazioni convincenti, seppure di problemi sempre
aperti. E pieno di cose, seppure in poche pagine.
A
p. 40 c’è tutto, quello che un buon investigatore deve sapere: “Quando il
predicatore arrivò a Gerusalemme, durante il periodo pasquale ricco di fermenti
e di tensioni, la vigilanza fu intensificata. Il sospetto diventò certezza
quando Gesù, con la sua irruzione al Tempio, entrò in conflitto con l’apparato
sacerdotale, e soprattutto quando cominciò a circolare l’avvento di un nuovo
regno. Poco importava che nella visione del suo ideatore questa realtà fosse
squisitamente spirituale ed escatologica: nella cultura ebraica il Messia era anche
un condottiero militare che avrebbe riportato Israele alle sue primitive
grandezze”.
Carlo
Nordio,
Processo a Gesù, Il Foglio, p. 64 € 1,50
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