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martedì 24 marzo 2026

Secondi pensieri - 580

zeulig
 
Ambiguità – “È come uno specchio che rifletta uno specchio che rifletta un altro secchio ancora”, è riflessione di Thomas Mann in visita in Texas dal linguista e filologo indo-europeo Prokosch, l’autore di “The History of Indo-European Languages” - in una conversazione raccolta da Prokosch figlio, Frederic, in “Voci”, 125. Specialmente intesa, e rivendicata, per la creazione artistica: “L’opera d’arte deve riflettere l’ambiguità che è nell’anima dell’artista, ma l’ambiguità dell’opera d’arte è ben diversa da quella dell’artista, sebbene l’ambiguità dell’una rispecchi l’ambiguità dell’altro…”.
Ambiguo – l’ambiguità vuole ambiguità?
 
Complessità – È in fisica concetto di forte valenza conoscitiva: è la scoperta- l’esistenza- di equilibri multipli. Basta rompere le “simmetrie delle repliche”, individuare la “simmetria nascosta”. Che sono, matematicamente, infinite – tante quanti i dati, o le ipotesi di ricerca.
Complesso è complicato. Ma anche imprevedibile. E quindi, in fondo, inconoscibile. Una constatazione di irriducibilità della realtà - la materia oscura, anche minima, subatomica. Dell’inafferrabilità della vita. Per la fisica e per la scienza in genere.
L’intelligenza artificiale, che pure si vuole maiuscola, ne è la controprova: un recipiente pieno di cose preesistenti – per quanto numerose, a milioni, a miliardi.
 
Dignità -L’uso della parola dignità (a proposito della “buona morte”, n.d.r.) mi ha sempre irritato”, protesta lo scrittore Michel Houellebcq su “La Lettura”: “La dignità viene evocata di continuo, a sproposito. Si parla di dignità per dire che si è ancora in buono stato, presentabili, insomma non tropo ripugnanti per gli altri. Ma non è affatto il senso filosofico, tradizionale, della dignità. Normalmente la dignità è qualcosa che non si può perdere, quale che sia il proprio stato di salute. Mentre la dignità, oggi, è legata al controllo delle proprie facoltà di espressione”.
Della vita social – altrimenti non è.
 
Egemonia – Quella “culturale” si direbbe una sindrome, a carattere fascistoide, proprio del partito Comunista – io e il mio Dio. Di cui si fa autore Gramsci. Mentre ricorre in Gramsci una sola volta nelle migliaia di pagine dei “Quaderni”, e in funzione del tutto accidentale.
Vale la pena citarne il luogo, per dirne l’incidentalità. È al § 3 del “Quaderno 29”, ca 1935, sotto il titolo: “Focolai di irradiazione di innovazioni linguistiche nella tradizione e di un conformismo nazionale linguistico nelle grandi masse nazionali”: Il conformismo non fa il paio con una “egemonia”, né culturale né politica.
Questa la notazione, come ripresa da Andrea Minuz, “Egemonia senza cultura”: “Ogni volta che affiora, in un modo o nell’altro, la quistione della linga, significa che si sta imponendo una serie di altri problemi: la formazione e allargamento della classe dirigente, la necessità di stabilire rapporti più intimi e sicuri tra i gruppi dirigenti e la massa popolare-nazionale, cioè di riorganizzare l’egemonia culturale”.
 
Freud – Freud in Africa? Anche in Asia - in India p.es., o in Cina. Anche tra gli alienatissimi coreani o giapponesi.
 
Inadeguatezza – Trova il su acme in Groddeck, “il medico massaggiatore Georg Groddeck, direttore di una clinica di Baden-Baden”. Nella pratica e nel “Libro dell’Es”, per tutto quello che ha scritto “ha sempre avuto in serbo la grande risata dell’inadeguatezza” – Ingeborg Bachmann, appunto pubblicato postumo, nella raccolta “A occhi aperti”, p. 203: “Inadaguatezza come risorsa terapeutica della psicoanalisi?” “Dell’inadeguatezza sua propria”, continua Bachmann, “di quella degli esseri umani, o degli scrittori; di alcuni come Goethe o Ibsen, ha dato splendide interpretazioni irriverenti perché coraggiose”, e sempre rispettose.
 

Intellettualità – Ne senso di privilegio, se non di prevalenza, si direbbe fascistoide, autoritaria - notabilare. Una sorta di patente autorilasciata di autorevolezza. La intelligencja sovietica, da cui è fatta derivare, era un orpello. In regime democratico si presume una prevalenza della riflessione, degli studi, sulla funzione, che dà autorevolezza – capacità di guida, leadership.
 
Intelligenza artificiale – Ma è un digesto, più propriamente un digest, la rimasticazione di quanto è stato detto, o è dicibile attorno a un termine, una questione, un evento, un mondo. L’esperimento del “Foglio”, di far fare il giornale all’intelligenza artificiale, lodato e vantato, non diceva nulla – se non che è inutile leggere il giornale?
È roba da burocrazia - se una pratica risponde agli (innumerevoli) requisiti richiesti. Da compito in classe. Da “conversazione all’inglese” – di rimasticature, laterali (uhm, ehm, il tempo, il tè, il prato).
 
Scienza – È vera, nel senso che i suoi procedimenti sono giusti, corretti, e gli altri sono sbagliati. Ma la verità non è mai evidente. Il probabilismo introdotto da Boltzmann, spiega il Nobel Parisi in “Le simmetrie nascoste”, “il caso molecolare che si “regolamenta” è nelle “possibilità”, per di più “partendo dall’assunto che la condizione iniziale fosse «casuale»….  suscitò critiche feroci di fisici estremamente capaci, tra cui il giovane Max Planck,, che successivamente si convertì al punto di vista probabilistico introdotto da Boltzmann,… Altre critiche furono fatte da fisici – come Ernst Mach, collega di Boltzmann all’università di Vienna e considerato da Albert Einstein un suo ispiratore – che negavano l’esistenza stessa dell’atomo” (mentre la politica gli dava ragione, si diverte a commentare Parisi: nel 1909, a Mosca, in “Materialismo ed empiriocriticismo”, Lenin “attacca Mach difendendo l’atomismo che era all’alba della teoria di Boltzmann”).
 
Perfezione - “La perfezione non è raggiungibile, anche se è stata resa dimostrabile” – I. Bachmann, “Preparazione a un’antologia di poesie di B. Brecht”, appunto manoscritto, ora in “A occhi aperti”, p. 231.
 
Umanità – “L’essere umano è notoriamente un essere oscuro. L’inesplorato restiamo noi. L’Es” – I. Bachmann, “Georg Groddeck”, frammento, ora in “A occhi aperti”, p. 205.
 
zeulgi@antiit.eu

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