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Roggero è un processo politico
Giovedì Mattarella,
con la volgarissima (non se n’è accorto? grave) reprimenda a Nordio, un ministro
di cultura giuridica (e temperamento) ineccepibile. Domenica il cauto Minniti,
da garantista divenuto furbescamente cerchiobottista: “La sicurezza resta un cardine,
ma non è stata legittima difesa – si può discutere, dissentire, sulla pena, e
sul risarcimento”. E su che altro allora?
È imbizzarrito il
“dibbattito” sul gioielliere Mario Roggero. Condannato a 15 anni (ne ha 72), e
a un risarcimento di 2 milioni ai parenti delle vittime.
Il risarcimento è
da comici, se ce ne fossero ancora
liberi, non vincolati al politicamente corretto: un’assicurazione sulla vita, gratuita e
sostanziosa, ai ladri. Ma il processo è stato, è questa la percezione, un
processo “politico”: Oggero è uno di destra, dichiarato, e andava punito. E è
così che è andata, in Tribunale e in Appello, e probabilmente in Cassazione. Con
decisioni certamente “fondate”, “motivate”, eccetera, come dicono i legulei, ma in fotocopia. Cioè politiche, da parte di giudici fresche di parrucchiete, cui amabili cancelliere
aprono le porte, che la solenne cerimonia onorano come da attese – e sicura
ascesa, sociale tra i buoni-e-belli della Repubblica, e in carriera. Che non hanno giustamente mai subito un’aggressione a mano armata. Che
non vuol dire che non possano stabilire
fino a che punto una difesa è legittima – per quanto, lo choc conta pure, essere stati un’ora, mezz’ora, sotto armi puntate,
anche dopo che l’assalto è finito.
Il problema è che
il processo è stato, ed è, politico – Mattarella (ignaro?) compreso. Fomentato
dai media con l’aggressività di
Oggero, che ha minacciato – senza fargli male… - un tipo che aveva insultato e
schiaffeggiato sua figlia. Mentre è solo odioso perché si professa di destra. E
questo non fa bene alle carriere dei giornalisti, oltre che dei giudici.
Come si fa a
stabilre che il processo è politico? Frequentando i tribunali - le
“sufficienze” dei giudici, l’aloofness
delle motivazioni. E con l’esperienza: il giudice politico “si vede”, a pelle, come
si vedeva nei ribunali di Khomeiny – quando si fregiavano di essere aperti e
liberi. Lì bastava un caporale che desse avvio, alla picola truppa che simulava
il pubblico – tutti in borghese ma con le teste rasate - il segnale di
sostenere rumorosamente il giudice mentre spolpava il giudicando già condannato,
qui ci vogliono giornali e giornalisti, sempre allineati e coperti, e Grandi Giurisperiti, candidati alla Consulta.
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