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domenica 19 luglio 2026

Roggero è un processo politico

Giovedì Mattarella, con la volgarissima (non se n’è accorto? grave) reprimenda a Nordio, un ministro di cultura giuridica (e temperamento) ineccepibile. Domenica il cauto Minniti, da garantista divenuto furbescamente cerchiobottista: “La sicurezza resta un cardine, ma non è stata legittima difesa – si può discutere, dissentire, sulla pena, e sul risarcimento”. E su che altro allora?
È imbizzarrito il “dibbattito” sul gioielliere Mario Roggero. Condannato a 15 anni (ne ha 72), e a un risarcimento di 2 milioni ai parenti delle vittime.
Il risarcimento è da comici, se ce  ne fossero ancora liberi, non vincolati al politicamente corretto: un’assicurazione sulla vita, gratuita e sostanziosa, ai ladri. Ma il processo è stato, è questa la percezione, un processo “politico”: Oggero è uno di destra, dichiarato, e andava punito. E è così che è andata, in Tribunale e in Appello, e probabilmente in Cassazione. Con decisioni certamente “fondate”, “motivate”, eccetera, come dicono i legulei, ma in fotocopia. Cioè politiche, da parte di giudici fresche di parrucchiete, cui amabili cancelliere aprono le porte, che la solenne cerimonia onorano come da attese – e sicura ascesa, sociale tra i buoni-e-belli della Repubblica, e in carriera. Che non hanno giustamente mai subito un’aggressione a mano armata. Che non vuol dire  che non possano stabilire fino a che punto una difesa è legittima – per quanto, lo choc conta pure, essere stati un’ora, mezz’ora, sotto armi puntate, anche dopo che l’assalto è finito.
Il problema è che il processo è stato, ed è, politico – Mattarella (ignaro?) compreso. Fomentato dai media con l’aggressività di Oggero, che ha minacciato – senza fargli male… - un tipo che aveva insultato e schiaffeggiato sua figlia. Mentre è solo odioso perché si professa di destra. E questo non fa bene alle carriere dei giornalisti, oltre che dei giudici.
Come si fa a stabilre che il processo è politico? Frequentando i tribunali - le “sufficienze” dei giudici, l’aloofness delle motivazioni. E con l’esperienza: il giudice politico “si vede”, a pelle, come si vedeva nei ribunali di Khomeiny – quando si fregiavano di essere aperti e liberi. Lì bastava un caporale che desse avvio, alla picola truppa che simulava il pubblico – tutti in borghese ma con le teste rasate - il segnale di sostenere rumorosamente il giudice mentre spolpava il giudicando già condannato, qui ci vogliono giornali e giornalisti, sempre allineati e coperti, e Grandi Giurisperiti, candidati alla Consulta.

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