Cerca nel blog

domenica 19 luglio 2026

Bartali, così vicino così lontano

Un ricordo di Bartali, breve ma con tutte le sue “cose”, la sua biogarfia. Le impree nelle tappe più impervie, da sano e da malandato. Nelle tante Milano-Sanremo, ai Tour, ai Giro. Il caratteraccio, detto alla fiorentina. E la (quasi) santità – vera, di chiesa, qualcuno voleva beatificarlo. Un uomo, insomma, a tutto campo, oltre che l’atleta che s’immagina, dal numero, e dalla qualità, delle vittorie.Andrea Schhianchi riesce con poche aprole a sbozzarlo per intero. Oltre che un campione eccelso – si dice non elegante come Coppi, e invece aveva l’eleganza del rocciatore, non felino ma di volontà e resistenza (la resilienza odierna).
I tentativi reiterati del regime, che lui teneva in punta di bastone, per alimentare il nazionalismo con le sue vittorie. Specie quando, con le imprese al Tour, era diventato un beniamino francese. L’incoscienza, o se si vuole il patriottismo, di girare per mezza Italia, fino a Roma, con i messaggi della Resistenza nelle canne della bicicletta – tedecshi e repubblichini non lo fermavano, era un campione, doveva allenarsi. Uno che  ha saavato anche, di suo, innumerevoli ebrei. E sempre, da giovane e da vecchio, il carattere schietto, umorale più che popolareggiante.
Con molta documentazione – numeri, carte, percorsi, Uno di noi: “Quando Gino parte per il Tour de Ftance”, il suo primo, 1938, “ fa un caldo pazzesco” , basta già questo per avvicinarcelo oggi. Se non fosse per il seguito: “Nel corso dell’ottava tappa, da Pau a Luchon, transita per primo sull’Aubisque, sul Tourmalet e sull’Aspin…”. Un altro mondo.
Andrea Schianchi,
Bartali, “La Gazzetta dello sport”, pp. 139, ill. € 1,50 col quotidiano

Nessun commento: