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venerdì 21 settembre 2018

Appalti, fisco, abusi (127)


Quello del Polcevera e di Autostrade è chiaro: è un problema dei controlli, delle Autorità di controllo. Sui termini delle privatizzazioni e sulla gestione ordinaria. Nel caso del ministero dei Trasporti, con l’Anas quale agente tecnico. Autorità che lavorano invece per le concessionarie, delle quali sono, saranno o sono stati collaboratori o consulenti, anche informali, e perfino dirigenti. Questo è un fatto e non un’opinione. Anche se su questo non indaga la magistratura né le forze dell’ordine. Il piatto delle concessioni è in Italia talmente ricco che ce n’è per tutti.

Lo stesso sistema delle tariffe rende esplicito che il prezzo dei servizi, anche essenziali, quali l’acqua e la spazzatura. è una rendita. Con la divisione tra rete, pubblica, e servizio, privato o a gestione privatistica. Tra investimento, da ammortizzare a parte, e servizio, da remunerare proficuamente. In teoria per finanziare gli investimenti, di fatto a gonfiare la rendita. Non c’è rischio per i concessionari. Ma non c’è nessuna garanzia per gli utenti, né di qualità del servizio né di prezzo.

Avviene per la privatizzazione delle autostrade come è avvenuto per i treni in Gran Bretagna, la madre di tutte le privatizzazioni, disposta da Margaret Thatcher. I concessionari per decenni sfruttarono al massimo la rete esistente, senza migliorie, Fino a che il numero eccessivo di incidenti e di vittime di incidenti non le costrinse ad ammodernare la rete.

Austostrade importanti sono rimaste ai tracciati di sessant’anni fa – per la Firenze–Mare di quasi novant’anni fa – con volumi di traffico centuplicati: la Orte-Firenze, la Firenze-Mare, la Milano-Genova.

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