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martedì 28 aprile 2026

Epic Fury contro Ue e Giappone

A due mesi dall’attacco all’Iran, l’“Epic Fury” del pacifista Trump, è come se l’America avesse colpito gli alleati fedeli, Europa e Giappone, e favorito i nemici, vecchi e nuovi. La Russia di Putin è uscita dall'isolamento, e dalla bancarotta. Può proporsi mediatrice, forte della fiducia di Teheran -  soprattutto per il dossier più irto, l’arricchimento dell’uranio. Ed è tornata a esportare, liberamente e a buon prezzo, tutto il petrolio e il gas che riesce a produrre. La Cina, che si pensava colpita anch’essa dal blocco di Hormuz, può invece farne a meno senza i problemi che ha l’Europa. Mentre rinsalda la sua nuova politica di intesa cordiale con le petromonarchie arabe del Golfo – amica dei nemici, gli ayatollah e i principati loro nemici.
L’Europa, che ha appreso di Epic Fury dalla radio, è caduta nella confusione, tra sconcerto e rabbia: inflazione in arrivo, bilanci saltati, e nervi pure. Il cancelliere tedesco che impreca contro Bruxelles (diretta da una sua compagna di partito) e gli Stati Uniti ha dell’impensabile. In Giappone, fortemente colpito dai blocchi e controblocchi, nel mezzo di un rilancio economico e militare, i media non hanno più parole contro gli Stati Uniti – “irresponsabili” è l’epiteto più affabile. Lo “storico accordo commerciale” vantato da Trump, che era in via di definizione ed è stato firmato dalla premier Takaichi a Washington il 19 marzo, non ha dissolto le contrarietà – non si parla di “250 ciliegi in fiore” in regalo per i 250 anni dell’indipendenza americana.


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