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mercoledì 29 aprile 2026

Joyce e Shakespeare, tutto sbagliato tutto da rifare

Il piano, trasparente, di sostituire completamente l’‘Ulisse’  con un’altra versione era in parte motivato dalle speranze degli eredi di Joyce di ottenere un nuovo copyright della durata di settantacinque anni a partire dal 1984. Ciò poteva essere realizzato solo creando un’opera completamente nuova, cosa che, in un certo senso, è avvenuta. I sostenitori della nuova edizione hanno cercato di convincere il pubblico e il mondo accademico che tutte le edizioni precedenti fossero inutilizzabili. L’attacco al vecchio testo si è concentrato su una manciata di errori di battitura che sono stati riproposti più e più volte, come se l’errore “beard” al posto di “bread” (rilevato solo nel 1961) dimostrasse che tutte le edizioni successive al 1922 non meritavano alcuna attenzione...
“Durante la vita di Joyce, centinaia di errori tipografici nella prima edizione furono corretti, ma un numero simile di nuove varianti si insinuò inosservato nelle edizioni successive, il che significa che il primo e l’ultimo testo pubblicato durante la sua vita erano ugualmente distanti da ciò che Joyce aveva inteso. Improvvisamente, negli anni ‘80, ci è stato detto che c’erano «migliaia» di errori fin dall’inizio, almeno sette per pagina. Questa affermazione è una trovata pubblicitaria per una «nuova» edizione, ma non ha alcun fondamento nel testo stesso. ‘Ulisse. Testo Corretto’  non è un testo purificato, ma una versione diversa da quella che Joyce concepì, autorizzò e vide pubblicata”.
Prendendo spunto da una mostra sui refusi o “errata” che usava introdurre nelle ristampe, liste di termini da correggere con l’indicazione della pagina, la rivista ripropone la discussione sempre aperta tra qual è il vero “Ulisse” di Joyce, e il vero “Re Lear”. Con altri casi di “errata” – uno segnalato lungamente da Nabokov su una traduzione di Puškin. In aggiunta al caso celebre della Bibbia inglese del 1631, che si era dimenticato un “non”, giacché il settimo comandamento (secondo la tradizione ebraica, il nono secondo quella cattolica) recitava: “Commetterai adulterio”.
Come per Joyce, il campo resta tormentato anche per Shakespeare, soprattutto per “Re Lear”: “È davvero possibile che, dopo tanti secoli di modifiche e dispute, gli editori non siano ancora riusciti a produrre un testo del ‘Re Lear’ come lo avrebbe voluto Shakespeare? Che il mondo si sia convinto che quest’opera è il capolavoro del maestro, senza accorgersi che gli editori hanno mescolato parole, versi ed episodi (tratti dal testo in quarto e in folio del 1608 e da quello in folio del 1623) che in realtà erano destinati a sostituirsi a vicenda, e che a volte, nella versione stampata, risultano privi di senso?”
John Kidd, The Scandal of ‘Ulysses’, “The New York Review of Books”,
E.A.J. Honigman, The New Lear, ib., free online,
(leggibili anche in italiano, “Lo scandalo dell’‘Ulisse” e “Il nuovo Lear”)

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