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Joyce e Shakespeare, tutto sbagliato tutto da rifare
“Il piano, trasparente, di sostituire completamente l’‘Ulisse’ con
un’altra versione era in parte motivato dalle speranze degli eredi di Joyce di
ottenere un nuovo copyright della durata di settantacinque anni a
partire dal 1984. Ciò poteva essere realizzato solo creando un’opera
completamente nuova, cosa che, in un certo senso, è avvenuta. I sostenitori
della nuova edizione hanno cercato di convincere il pubblico e il mondo
accademico che tutte le edizioni precedenti fossero inutilizzabili. L’attacco
al vecchio testo si è concentrato su una manciata di errori di battitura che
sono stati riproposti più e più volte, come se l’errore “beard” al posto
di “bread” (rilevato solo nel 1961) dimostrasse che tutte le edizioni
successive al 1922 non meritavano alcuna attenzione...
“Durante la vita di
Joyce, centinaia di errori tipografici nella prima edizione furono corretti, ma
un numero simile di nuove varianti si insinuò inosservato nelle edizioni
successive, il che significa che il primo e l’ultimo testo pubblicato durante
la sua vita erano ugualmente distanti da ciò che Joyce aveva inteso.
Improvvisamente, negli anni ‘80, ci è stato detto che c’erano «migliaia» di
errori fin dall’inizio, almeno sette per pagina. Questa affermazione è una
trovata pubblicitaria per una «nuova» edizione, ma non ha alcun fondamento nel
testo stesso. ‘Ulisse. Testo Corretto’ non è un
testo purificato, ma una versione diversa da quella che Joyce concepì,
autorizzò e vide pubblicata”.
Prendendo spunto da una mostra
sui refusi o “errata” che usava introdurre nelle ristampe, liste di termini da
correggere con l’indicazione della pagina, la rivista ripropone la discussione sempre
aperta tra qual è il vero “Ulisse” di Joyce, e il vero “Re Lear”. Con altri
casi di “errata” – uno segnalato lungamente da Nabokov su una traduzione di
Puškin. In aggiunta al caso celebre della Bibbia inglese del 1631, che si era
dimenticato un “non”, giacché il settimo comandamento (secondo la tradizione
ebraica, il nono secondo quella cattolica) recitava: “Commetterai adulterio”.
Come per Joyce, il campo resta
tormentato anche per Shakespeare, soprattutto per “Re Lear”: “È davvero
possibile che, dopo tanti secoli di modifiche e dispute, gli editori non siano
ancora riusciti a produrre un testo del ‘Re Lear’ come lo
avrebbe voluto Shakespeare? Che il mondo si sia convinto che quest’opera è il
capolavoro del maestro, senza accorgersi che gli editori hanno mescolato
parole, versi ed episodi (tratti dal testo in quarto e in folio del 1608 e da
quello in folio del 1623) che in realtà erano destinati a sostituirsi a
vicenda, e che a volte, nella versione stampata, risultano privi di senso?”
John Kidd, The Scandal
of ‘Ulysses’, “The New York Review of Books”,
E.A.J. Honigman, The
New Lear, ib., free online,
(leggibili anche in
italiano, “Lo scandalo dell’‘Ulisse” e “Il nuovo Lear”)
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