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domenica 26 aprile 2026

La tolleranza repressiva

Questo saggio esamina il concetto di tolleranza nella nostra società industriale avanzata. La conclusione a cui si giunge è che la realizzazione dell’obiettivo della tolleranza richiederebbe intolleranza verso le politiche, gli atteggiamenti e le opinioni prevalenti, nonché l’estensione della tolleranza a politiche, atteggiamenti e opinioni che sono illegali o represse. In altre parole, oggi la tolleranza appare di nuovo per quello che era alle sue origini, all’inizio dell’era moderna: un obiettivo di parte, una nozione e una pratica sovversiva e liberatoria. Al contrario, ciò che oggi viene proclamato e praticato come tolleranza, in molte delle sue manifestazioni più efficaci, serve la causa dell’oppressione”. C’è tutto nell’attacco del saggio.
Anche quando la tolleranza fosse legge: “In un sistema autoritario, il popolo non tollera – sopporta le politiche stabilite”. Ieri, 1965, quando il saggio si scrive, come oggi, quando il saggio si ripubblica. La tolleranza come un dovere non è tollerante. È anzi intollerante – non più aperta, liberale, democratica. Diventa quello che sarà mezzo secolo più tardi, p.es., il politicamente corretto - è in questa chiave che il saggio è stato ripubblicato.
Notevole anche la non citazione di Voltaire. Sì di John Stuart Mill, anche di Baudelaire, di passaggio, e di Sartre (prefazione a Frantz Fanon) e Robespierre, o di fra Dolcino e Savonarola, a chi fosse il tollerante più intollerante.
Un testo poi pubblicato in volume, nel 1969, con altri saggi di Robert Paul Wolff e Barrington Moore, jr., “A Critique of Pure Tolerance”, ma già tradotto, nel 1967, su “Giovane Critica”, la rivista di Giampiero Mughini, nel n.15-16, primavera-estate 1967, col titolo “La tolleranza repressiva”.

A tratti sembra scritto oggi: La tolleranza verso ciò che è radicalmente malvagio appare ora come un bene perché serve alla coesione del tutto sulla strada verso il benessere, o un benessere ancora maggiore. La tolleranza verso il sistematico imbecillimento di bambini e adulti attraverso la pubblicità e la propaganda, lo sfogo della distruttività nella guida aggressiva, il reclutamento e l'addestramento di forze speciali, la tolleranza impotente e benevola verso l'inganno palese nel commercio, lo spreco e l'obsolescenza programmata non sono distorsioni e aberrazioni, bensì l'essenza di un sistema che promuove la tolleranza come mezzo per perpetuare la lotta per la sopravvivenza e sopprimere le alternative. Le autorità in materia di istruzione, morale e psicologia si scagliano con veemenza contro l'aumento della delinquenza giovanile; sono meno veementi contro la fiera presentazione, a parole, nei fatti e nelle immagini, di missili, razzi e bombe sempre più potenti: la delinquenza matura di una intera civiltà”....

Herbert Marcuse, Critica della tolleranza, Mimesis, pp. pp. 40 € 5
free online (leggibile anche in italiano)
https://www.marcuse.org/herbert/publications/1960s/1965-repressive-tolerance-fulltext.html

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