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La tolleranza repressiva
“Questo
saggio esamina il concetto di tolleranza nella nostra società industriale
avanzata. La conclusione a cui si giunge è che la realizzazione dell’obiettivo
della tolleranza richiederebbe intolleranza verso le politiche, gli
atteggiamenti e le opinioni prevalenti, nonché l’estensione della tolleranza a
politiche, atteggiamenti e opinioni che sono illegali o represse. In altre
parole, oggi la tolleranza appare di nuovo per quello che era alle sue origini,
all’inizio dell’era moderna: un obiettivo di parte, una nozione e una pratica
sovversiva e liberatoria. Al contrario, ciò che oggi viene proclamato e
praticato come tolleranza, in molte delle sue manifestazioni più efficaci,
serve la causa dell’oppressione”. C’è tutto nell’attacco del saggio.
Anche quando la tolleranza
fosse legge: “In un sistema autoritario, il popolo non tollera – sopporta le
politiche stabilite”. Ieri, 1965, quando il saggio si scrive, come oggi, quando
il saggio si ripubblica. La tolleranza come un dovere non è tollerante. È anzi
intollerante – non più aperta, liberale, democratica. Diventa quello che sarà mezzo
secolo più tardi, p.es., il politicamente corretto - è in questa chiave che il saggio
è stato ripubblicato.
Notevole anche la non
citazione di Voltaire. Sì di John Stuart Mill, anche di Baudelaire, di passaggio,
e di Sartre (prefazione a Frantz Fanon) e Robespierre, o di fra Dolcino e Savonarola,
a chi fosse il tollerante più intollerante.
Un testo poi pubblicato
in volume, nel 1969, con altri saggi di Robert Paul Wolff e Barrington Moore,
jr., “A Critique of Pure Tolerance”, ma già tradotto, nel 1967, su “Giovane
Critica”, la rivista di Giampiero Mughini, nel n.15-16, primavera-estate 1967,
col titolo “La tolleranza repressiva”.
A tratti sembra scritto oggi: “La tolleranza verso ciò che è radicalmente malvagio appare ora come un bene perché serve alla coesione del tutto sulla strada verso il benessere, o un benessere ancora maggiore. La tolleranza verso il sistematico imbecillimento di bambini e adulti attraverso la pubblicità e la propaganda, lo sfogo della distruttività nella guida aggressiva, il reclutamento e l'addestramento di forze speciali, la tolleranza impotente e benevola verso l'inganno palese nel commercio, lo spreco e l'obsolescenza programmata non sono distorsioni e aberrazioni, bensì l'essenza di un sistema che promuove la tolleranza come mezzo per perpetuare la lotta per la sopravvivenza e sopprimere le alternative. Le autorità in materia di istruzione, morale e psicologia si scagliano con veemenza contro l'aumento della delinquenza giovanile; sono meno veementi contro la fiera presentazione, a parole, nei fatti e nelle immagini, di missili, razzi e bombe sempre più potenti: la delinquenza matura di una intera civiltà”....
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