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giovedì 30 aprile 2026

Le petromonarchie hanno paura, degli Usa

All’improvviso, dopo i sorrisi e i miliardi per il progetto trumpiano della Riviera Gaza, le cose sono diventate difficili per le petromonarchie del Golfo. L’uscita degli Emirati dall’Opec è l’ultimo segno di un nervosismo diffuso. Che parte dal bombardamento israeliano di Doha, la capitale del Qatar, il 9 settembre (alla ricerca dell’esponente di Hamas che negoziava la tregua proposta dagli Stati Uniti). Una settimana dopo l’Arabia Saudita concludeva, e annunciava solennemente, un’alleanza militare con il Pakistan, comprensiva della protezione nucleare.
Poi sono arrivati i missili iraniani. Dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran che ha portato alla chiusura di Hormuz, e cioè al blocco delle loro esportazioni, di petrolio e di gas – solo l’Arabia Saudita ha uno sbocco sul Mediterraneo (attraverso Israele).
Le petromonarchie non si sentono più protette dagli accordi sottoscritti. Non dagli accordi di Abramo con Israele. Non dagli accordi militari con gli Stati Uniti - per la concessione agli Stati Uniti delle basi di appoggio per il Medio Oriente e l’oceano Indiano.
Un effetto non previsto della guerra all’Iran? È questa ipotesi, più che i bombardamenti, che fa paura alle petromonarchie: la loro 
rrilevanza per l’alleato a cui si erano affidate.

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