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sabato 2 maggio 2026

Il panino

Al Pantheon una ragazza incede radiosa con un panino che porta sulle mani soevate, come un ostensorio, a cinque piani. Che non potrà addentare, ma se ne serve con gli amici, ragazzi grandi e imberbi, per le foto ricordo, in una processione scherzosa. Viene dalla Maddalena, dove all’angolo il paninaro ha una fila lunga metà della piazza. Giovani per lo più, tutti molto pazienti. Ma qualcuno anche in età, per nulla infastiditi dalla lentezza – ogni panino è un’opera a parte, personalizzata.
Era un buco, quello del paninaro sulla Maddalena dietro il Pantheon, pochi mq., e lo è tuttora. Ma per molti anni di poca fortuna, malgrado la posizione strategica, ora negozio Tim o Wind, ora gelateria, benché di marca. Finché non lo ha preso il paninaro. Che, rispettoso del successo, ha anche rilevato un altro angolo della piazza, di fronte al primo. Ma la fila è sempre lunga. E non solo ora di turisti, molti sono perfino italiani - italiani fare la fila, romani? ma la fanno.
Lo stesso si può vedere alla caffetteria del Parco della Musica. Che ha un’offerta molto variata, di cibo cucinato, taglieri, macedonie di frutta, insalate, anche complicate. Ma la fila è sempre per il panino, anche se non assortito o variato. Qui italiani per lo più, per lo più in età.
Per il risparmio? No, il panino costa, anche se farcito miseramente, che una pizza o una minestra in trattoria. Sono i “paninari” della seconda metà degli anni Ottanta cresciuti? No, è la mania del junk food, che sarebbe “cibo spazzatura”, in Italia ribattezzato street food ma sempre quello è, e in America è, da tempo, un grosso problema, inducendo obesità e vari scompensi.

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