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Il panino
Al Pantheon una ragazza incede radiosa con
un panino che porta sulle mani soevate, come un ostensorio, a cinque piani.
Che non potrà addentare, ma se ne serve con gli amici, ragazzi grandi e
imberbi, per le foto ricordo, in una processione scherzosa. Viene dalla Maddalena,
dove all’angolo il paninaro ha una fila lunga metà della piazza. Giovani per lo
più, tutti molto pazienti. Ma qualcuno anche in età, per nulla infastiditi
dalla lentezza – ogni panino è un’opera a parte, personalizzata.
Era un buco, quello del paninaro sulla
Maddalena dietro il Pantheon, pochi mq., e lo è tuttora. Ma per molti anni di poca fortuna, malgrado
la posizione strategica, ora negozio Tim o Wind, ora gelateria, benché di marca.
Finché non lo ha preso il paninaro. Che, rispettoso del successo, ha anche
rilevato un altro angolo della piazza, di fronte al primo. Ma la fila è sempre
lunga. E non solo ora di turisti, molti sono perfino italiani - italiani fare
la fila, romani? ma la fanno.
Lo stesso si può vedere alla caffetteria
del Parco della Musica. Che ha un’offerta molto variata, di cibo cucinato,
taglieri, macedonie di frutta, insalate, anche complicate. Ma la fila è sempre
per il panino, anche se non assortito o variato. Qui italiani per lo più, per
lo più in età.
Per il risparmio? No, il panino
costa, anche se farcito miseramente, che una pizza o una minestra in trattoria.
Sono i “paninari” della seconda metà degli anni Ottanta cresciuti? No, è la mania
del junk food, che sarebbe “cibo spazzatura”, in Italia ribattezzato street
food ma sempre quello è, e in America è, da tempo, un grosso problema, inducendo
obesità e vari scompensi.
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