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mercoledì 29 aprile 2026

La sfida vincente alla Dottrina Carter

Epic Fury o Epic Gamble, azzardo epico, come ha voluto subito il “Financial Times”? A due mesi dalla guerra “stravinta” gli Stati Uniti sono impaniati nelle sottigliezze iraniane, il Blitzkrieg è finito nel pantano. E fino ad ora gli effetti sono negativi, e anche molto, per l’“Occidente” - a parte l’industria degli idrocarburi americana, che si rifinanzia e ricapitalizza con i prezzi alle stelle.
Èpic Fury è stato una copia di Desert Storm, il bombard amento congiunto, in quel caso tra Stati Uniti e Gran Bretagna, concertato, quotidiano, dal 17 gennaio al 23 febbraio 21991, contro l’Iraq di Saddam Hussein, che aveva invaso il Kuwait e minacciava l’Arabia Saudita. Raf e Usaf bombardarono caserme, aeroporti, schieramenti iracheni di fanteria, facilmente identificabili nel territorio desertico, con poco contrasto dall’aviazione irachena: furono cioè efficaci all’obiettivo, recuperare i territori invasi. L’obiettivo di Epic Fury non è stato dichiarato ma, quale che sia, non è stato raggiunto: l’Iran non si ritiene battuto militarmente e negozia da posizione palesemente di forza – pone condizioni. Nel presupposto cioè l’America non possa continuare indefinitamente la guerra. Essendo stata battuta a Hormuz, senza combattere, sulla Dottrina Carter, che regge la politica americana nel Golfo.  
La dottrina Carter è all’origine della forza americana di intervento rapido, la Rapid Deployment Force, e della presenza “significativa” della Us Navy, della Marina americana, nel Golfo e nell’oceano Indiano. Fu elaborata in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, da Zbigniew Brzezinsky, consigliere di Carter per la sicurezza nazionale, e presentata dal presidente al Congresso il 23 gennaio del 1980. Col fine dichiarato di tenere i sovietici “lontano dal Golfo Persico”. Carter annunziava che gli Stati Uniti consideravano il Golfo area nevralgica per gli interessi nazionali, e avrebbero utilizzato la forza per difenderne l’autonomia e la libertà di circolazione. Una serie di accordi con le petromonarchie hanno poi portato a una presenza stabile di forse americane sulla sponda occidentale del Golfo.  

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