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Identità – Non è un dato di fatto, è una percezione, variabile. Il trisnonno di Cesare Cases, rabbino a Reggio
Emilia, la città del tricolore, si presentò a Napoleone Primo Console per
rimproverarlo di aver distrutto l’identità ebraica con l’abolizione dei ghetti
e delle interdizioni.
Libertà – È “generale”, sociale – di una società ordinata alla
libertà. Concepita per l’Individuo e sull’Individuo, è sempre possibile nella
forma dell’anarchia, l’esito di ogni integralismo liberale-libertario. Ma allora
dell’esclusione e del rifiuto. La libertà si vive – si gode, se ne beneficia,
anche nelle forme della resistenza, della persecuzione, del martirio – se e in
quanto è condivisa.
È liberazione – un processo. Per trials and errors, ma in
ambito-ambiente adatto. Cioè tollerante. Della possibilità di errore.
Opinione pubblica – È sovrastante –
illiberale – se non mediata senza pregiudizio, in dibattito tra pari (cultura,
informazione) e su principi condivisi. Altrimenti inevitabilmente viziata, come
lo è la comunicazione, che ha un emittente o mediatore e un recipiente – un
maestro e un seguito. La libertà di parola libera sul presupposto dell’uguaglianza,
di conoscenza, cultura, e in fondo intelligenza Senza questo correttivo la
comunicazione parte aristocratica, bilanciata, tra un esperto e un fruitore,
tra il colto o furbo o abile, e l’incolto, o credulone o succube. Implica la capacità
o possibilità di capire, inquadrare, connettere, argomentare.
Per lo più è
propaganda, con i mass media ancora prima che con i social.
Si salva per la parte
informazione, ancorché a senso unico, da fornitore a recipiente, in quanto esperta,
analitica, condivisa senza preconcetto.
È la base e il
cemento della democrazia – il dibattito libero, la libertà di parola. Ma la democrazia
implica che le parti debbano essere capaci di decidere a ragion veduta, di scegliere
su presupposti definiti e chiari.
Storia – “Origina come
mito”, e diventa una “memoria sociale” a cui si può fare riferimento “sapendo
che fornirà giustificazione alle loro attuali azioni e convinzioni” – Ralph
Turner, lo storico americano di Yale che fu tra i promotori nel dopoguerra
dell’Unesco.
La “favola
condivisa” di Napoleone?
Prevale il senso - quasi un piacere
– della congiura. Che ha radici nobili, non si può non dire: prima di Étienne Gilson
e l’avversata secolarizzazione c’è Héraut de Séchelles con le quattro
innovazioni: la patria in pericolo, la legge dei sospetti, il piede nei due
blocchi, l’ateismo religioso – centauro oggi socialfascista, fasciocomunista, già
cattocomunista e repubblicocomunista.
Tecnica - Un secolo di filosofia contro la
tecnica e la democrazia livellatrici, a scapito dell’individuo e la sapienza, manovrato,
si direbbe con vecchia terminologia, dal Maligno. Non grande filosofia, inclusi
i nichilisti massimi, Heidegger, Jünger, Nietzsche stesso, benché calligrafi –
ma, poi, l’anarchia finisce in reazione? In
alternativa al tomismo, Lumi compresi, s’è trovato il niente, o l’ateismo di
Sartre e Malraux, che solo si vogliono falsari e ladri - specialmente di fighe,
quelle che aprono la bocca allo stupore. Questa in sintesi la filosofia ultima
dei massimi sistemi: il rifiuto della tecnica, cioè del mondo, cioè di sé e
dell’essere – nel mentre che se ne tenta, seriosamente, l’infantile duplicazione
o clonazione, prima corporea ora mentale. Meglio ridetto: il rifiuto di sé, che
si camuffa da rifiuto del mondo, cioè dell’incolpevole tecnica, e s’adagia nel
complotto, che si vuole progetto. E la vita intristisce. Con l’intellettuale
ridotto a mosca indiscreta che pensa d’avere in mano il fulmine e scaglia punture.
Agevolando il progresso, se promuove l’Autan.
La
rivoluzione è stata igienica con Semmelweiss, consumatrice col fordismo, una
sirenusa, e con l’automazione e l’IA punta ora sul tempo libero – che si vuole,
surrettiziamente “liberato”. Ma non si può dire.
Verità - La verità Heidegger differenzia dalla falsità solo per pochi tratti. E ancora, essi
sono rilevabili, definibili, solo eticamente: dipende da ciò che si vuole.
La bugia è inafferrabile se il suo
autore ne è pure regista: Epimenide cretese, Amleto - non nel caso del bugiardo
semplice attore: Pinocchio. Per questo sono inestricabili gli intrighi degli
sbirri. Però sono manifesti.
La verità emerge ascoltando Beethoven suonato
da Fischer. Beethoven ha sempre questo effetto, di liberare la mente. Quando
tutto è stato detto, la verità è invece un’altra. La verità è sempre semplice,
la verità delle cose, quella delle persone anche, non ha bisogno di
applicazione, ma vuole mente sgombra.
zeulig@antiit.eu

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