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Il mondo è sempre fossile
Tanto parlare di transizione verde (che cosa a tutti gli italiani in bolletta
dui 200 euro l’anno) da almeno un decennio, e il mondo dipende sempre dai
combustibili fossili, per l’86,6 per
cento dei consumi di energia (“Statistical Review of the World Energy 2025”
dell’Energy Institute). La Cina per l’88,2 – con larga parte al carbone. Gli Stati
Uniti , l’altro grande mercato, per l’82,2. Anche l’Europa non si porta bene,
dipendendo da carbone e idrocarburi per il 73,4 per cento dei consumi.
Le rinnovabili coprono appena il 5,5 per cento. Poco di più del nucleare,
5,1 – con l’idrogeno al 2,7.
L’unico Paese virtuoso si può dire la Francia, che dipende dai fossili
per meno della metà dei consumi, il 45,7 per cento Ma questo in virtù della
scelta decisamente nucleare fatta cinquant’anni fa, con una cinquantina di
centrali nucleari oggi in esercizio, che forniscono una percentuale anche
superiore, seppure di poco, a quelle dei fossili, il 46,1 per cento.
Del nucleare, l’Europa e gli Stati Uniti hanno ridotto nell’ultimo
decennio il peso sulle fonti di energia. In Europa è sceso dal 32 per cento del 2014
al 23,1 nel 2024. – con una riduzione anche della Francia “tutto nucleare”, dal 17,2
per cento del totale mondiale al 13,5. Il nucleare americano, nel 2014 un terzo
del nucleare mondiale, si è ridotto dieci anni dopo di quattro punti, aa 29,2
per cento. Mentre la Cina ha fatto il percorso inverso rispetto a Ue e Usa, passando
dal 5,2 del nucleare mondiale al 16.
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