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venerdì 3 aprile 2026

Letture - 610

letterautore 


Antonioni
– “Era soprannomato «il cretino»”, Anna Maria Mori ricorda fra i tanti personaggi che animano il suo ultimo libro, “Disordine”: “Dai suoi colleghi. Fu Monicelli a coniare l’epiteto. Non voleva essere una mancanza di rispetto, ma solo una trovata divertente come era la commedia all’italiana. «Il cretino», si disse, per tutta la vita aveva provato inutilmente a comunicare attraverso l’incomunicabilità”.
 
Brecht – “Con le sue tozze dita da criminale” lo ricorda Frederic Prokosch in “Voci”, 159, al termine di una discussione in birreria a New York, “da ‘Pete’, un piccolo, squallido bar in fondo a Third Avenue”, presente anche Klaus Mann, se Hitler non fosse omosessuale – questione posta da Brecht stesso. “La birra suggerì a Brecht pensieri filosofici. Era un uomo vigoroso, brutto, con una faccia animalesca, gli occhi infossati, grossi zigomi piatti, ciuffi di capelli sulla fronte. Era una faccia medievale, come se un intagliatore l’avesse ricavata da legno di quercia: non la faccia di un santo ma quella di un abate faceto e maligno”.
 
Cinema – “Ricordo ‘Satyricon’. uno dei film più difficili di Fellini: a Torino rimase tre mesi in programmazione. Adesso sarebbe impensabile” – Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia.
 
Dante – Sapeva di Budda – se non erta buddista in petto, come già “fratello d’amore”? È l’ipotesi di Dario Olivero, che presenta su “Repubblica” il film documentario su Tucci, l’orientalista (“Giuseppe Tucci, sule strade dell’Est”): “I francescani lanciati verso l’India inseguivano il sole che nasce al mondo «come fa questo talvolta di Gange», nelle parole volutamente oscure di Dante (al canto XXI del “Paradiso”, al panegirico dei grandi santi, Francesco e Domenico, n.d.r.) che già aveva visto le affinità tra il poverello di Assisi e la figura di Buddha”.
 
Fontana di Trevi
  Prima di diventare un “oggetto” turistico, viveva d’incanto. Ne “La dolce vita”, e nel ricordo di una notte che Frederich Prokosch vi passò con Dylan Thomas – ora in “Voci”, al racconto “Il calderone”: “La sorpresa maggiore mi capitò un giorno in via Poli…. Torrenti d’acqua uscivano con un rumore di tuono dal fianco di una roccia e si rovesciavano in una cascata spumeggiante tra dèi e cavali marini”. Prokosch ci prese l’abitudine: “Nella calura dell’estate la brezza che si levava dal turbine d’acqua dava un delizioso refrigerio e aveva un meraviglioso effetto musicale”.

Altri effetti miracolosi fa rilevare in altra occasione da “un amico, un uomo grassoccio che alla balaustra si godeva lo spettacolo dei cavalli”, il poeta Dylan Thomas, “un po’ ubriaco naturalmente”: “”Non sono stupefacenti, questi cavalli?... E più li guardo, più diventano misteriosi. La pietra si trasforma in acqua e l’acqua in pietra e i cavalli sono fatti per metà di pietra e per metà d’acqua… E quello che è ancora più strano sono le nuvole che si trasformano in marmo”.
 
Giuda – Uno zelota, un nazionalista ebreo? È l’ipotesi di Carlo Nordio, da vecchio Procuratore della Repubblica, esperto di indagini, in “Processo a Gesù”, la mini-serie pubblicata sul “Foglio” nell’estate del 2025 e ora raccolta nel mini-libro dallo stesso titolo – è l’ipotesi che cuce assieme tutte le (poche) testimonianze, e le (molte) analisi. “Forse fu proprio la delusione di uno o più dei suoi seguaci, inizialmente convinti che il proselitismo del Maestro fosse indirizzato alla rivolta politica, ad abbandonare Gesù e probabilmente a tradirlo”. Il Messia della Bibbia doveva venire con la spada in pugno e redimere il popolo di Israele. I discepoli, ignoranti e non, si affiancarono a Gesù in questa ottica: “La predicazione messianica, nella tradizione giudaica, era intimamente connessa a una affermazione nazionalistica, a maggior ragione quando il popolo gemeva sotto la dittatura straniera”. Che in questa materia era ferrea: “Le ricorrenti rivolte del primo secolo, che culminarono con la distruzione di Gerusalemme da parte di Tito, erano quasi sempre ispirate da predicatori apocalittici”. Nei cui confronti “i romani agivano con rapidità ed efficacia. I nomi di Varo, Coponio e dello stesso Tito sono associati a esecuzioni di massa quali si sarebbero viste, duemila anni più tardi, solo con il nazismo. Durante l’assedio di Gerusalemme le fonti oscillano fra le seicentomila e un milione di vittime, e concordano che non vi erano più alberi per le crocefissioni”.
 
Raffaello - “La scuola di Atene” come una matrioska, un soggetto a vari strati cabalistici. Fr. Prokosch, “Voci”, p. 209, ricorda la poetessa Marianne Moore a un ricevimento, eccitata dall’aver appena ascoltato una conferenza di Edgar Wind sull’affresco: “Secondo la sua interpretazione, ogni particolare aveva un significato cabalistico, e sotto quel significato se ne annidava un altro più profondo che ne nascondeva un altro ancora più profondo”.
Nella conferenza del celebrato iconologo, “un personaggio che univa una straordinaria vivacità d’ingegno a un aspetto ieratico”, commenta Prokosch, il dipinto “era diventato una specie di bambola russa”.
 
Scrivere – “È uno strano, singolare modo di esistere, asociale, solitario, dannato, sì, ha in sé qualcosa di dannato” – “soltanto ciò che si pubblica, i libri, diventano sociali, associabili, aprono una via verso un Tu, verso una realtà disperatamente cercata e a volte raggiunta…. È un atto compulsivo, un’ossessione, una dannazione, una punizione” – I. Bachmann, “Discorso di accettazione del premio della Confindustria tedesca, 2 maggio 1972 (ora nella raccolta “A occhi aperti”).
 
“Lo scrittore – anche questo è nella sua natura – è rivolto con tutto il suo essere verso il Tu, verso un Altro al quale vorrebbe far pervenire la sua esperienza dell’uomo (o la sua esperienza delle cose, del mondo e della sua epoca, sì, anche di tutto questo!), ma in particolare l’esperienza di quell’uomo che egli stesso o gli altri possono essere e delle situazioni in cui egli stesso e gli altri sono esseri umani al massimo grado. Sondando il terreno, cerca a tentoni la forma del mondo, i tratti dell’uomo contemporaneo” – I. Bachmann, “L’uomo può affrontare la verità”. Discorso al premio per radiodrammi Associazione ciechi di guerra, 17 maggio 1965, ora in I. Bachmann, “A occhi aperti”, p.99,
 
Tolstoj – “«Il destino ha voluto», diceva, «che Tolstoj non conoscesse l’ironia»”. Diceva Thomas Mann, in visita alla famiglia Prokosch in Texas un secolo fa, come riportato da Frederic Prokosch in “Voci”, p. 23. E per questo, secondo Th. Mann, “è un miracolo che riuscisse a scrivere così bene”.
 
Davide Maria Turoldo - Ricordando con Gnoli sul “Robinson” i suoi anni difficili a Firenze, 1950-1960, profuga dall’Istria, Anna Maria Mori di positivo dice: “La bellezza asfissiante della città, certo. E alcune prediche di padre David Maria Turoldo nella Santissima Annunziata.  Ricordo la basilica serpe piena e l’uomo alto, biondo, ascetico con una voce profonda che tuonava contro le ingiustizie. Faceva un effetto strano vedere donne ricchissime avvolte nelle pellicce e cariche di gioielli rapite alle sue parole”.
 
Anni Venti – “Un decennio, quello degli anni Venti, che amava i libri”, Frederik Prokosch, “Voci”, p.52.

letterautore@antiit.eu

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