letterautore
Antonioni – “Era
soprannomato «il cretino»”, Anna Maria Mori ricorda fra i tanti personaggi che
animano il suo ultimo libro, “Disordine”: “Dai suoi colleghi. Fu Monicelli a
coniare l’epiteto. Non voleva essere una mancanza di rispetto, ma solo una trovata
divertente come era la commedia all’italiana. «Il cretino», si disse, per tutta
la vita aveva provato inutilmente a comunicare attraverso l’incomunicabilità”.
Brecht – “Con le sue
tozze dita da criminale” lo ricorda Frederic Prokosch in “Voci”, 159, al
termine di una discussione in birreria a New York, “da ‘Pete’, un piccolo,
squallido bar in fondo a Third Avenue”, presente anche Klaus Mann, se Hitler
non fosse omosessuale – questione posta da Brecht stesso. “La birra suggerì a
Brecht pensieri filosofici. Era un uomo vigoroso, brutto, con una faccia
animalesca, gli occhi infossati, grossi zigomi piatti, ciuffi di capelli sulla
fronte. Era una faccia medievale, come se un intagliatore l’avesse ricavata da
legno di quercia: non la faccia di un santo ma quella di un abate faceto e
maligno”.
Cinema – “Ricordo
‘Satyricon’. uno dei film più difficili di Fellini: a Torino rimase tre mesi in
programmazione. Adesso sarebbe impensabile” – Alberto Barbera, direttore
artistico della Mostra del Cinema di Venezia.
Dante – Sapeva di
Budda – se non erta buddista in petto, come già “fratello d’amore”? È l’ipotesi
di Dario Olivero, che presenta su “Repubblica” il film documentario su Tucci, l’orientalista
(“Giuseppe Tucci, sule strade dell’Est”): “I francescani lanciati verso l’India
inseguivano il sole che nasce al mondo «come fa questo talvolta di Gange», nelle
parole volutamente oscure di Dante (al canto XXI del “Paradiso”, al panegirico
dei grandi santi, Francesco e Domenico, n.d.r.) che già aveva visto le affinità
tra il poverello di Assisi e la figura di Buddha”.
Fontana di Trevi – Prima di
diventare un “oggetto” turistico, viveva d’incanto. Ne “La dolce vita”, e nel ricordo
di una notte che Frederich Prokosch vi passò con Dylan Thomas – ora in “Voci”, al
racconto “Il calderone”: “La sorpresa maggiore mi capitò un giorno in via Poli….
Torrenti d’acqua uscivano con un rumore di tuono dal fianco di una roccia e si
rovesciavano in una cascata spumeggiante tra dèi e cavali marini”. Prokosch ci
prese l’abitudine: “Nella calura dell’estate la brezza che si levava dal
turbine d’acqua dava un delizioso refrigerio e aveva un meraviglioso effetto
musicale”.
Altri effetti miracolosi fa rilevare in altra occasione da “un amico, un uomo grassoccio che
alla balaustra si godeva lo spettacolo dei cavalli”, il poeta Dylan Thomas, “un
po’ ubriaco naturalmente”: “”Non sono stupefacenti, questi cavalli?... E più li
guardo, più diventano misteriosi. La pietra si trasforma in acqua e l’acqua in
pietra e i cavalli sono fatti per metà di pietra e per metà d’acqua… E quello
che è ancora più strano sono le nuvole che si trasformano in marmo”.
Giuda – Uno zelota, un
nazionalista ebreo? È l’ipotesi di Carlo Nordio, da vecchio Procuratore della
Repubblica, esperto di indagini, in “Processo a Gesù”, la mini-serie pubblicata
sul “Foglio” nell’estate del 2025 e ora raccolta nel mini-libro dallo
stesso titolo – è l’ipotesi che cuce assieme tutte le (poche) testimonianze, e le
(molte) analisi. “Forse fu proprio la delusione di uno o più dei suoi seguaci, inizialmente
convinti che il proselitismo del Maestro fosse indirizzato alla rivolta
politica, ad abbandonare Gesù e probabilmente a tradirlo”. Il Messia della
Bibbia doveva venire con la spada in pugno e redimere il popolo di Israele. I
discepoli, ignoranti e non, si affiancarono a Gesù in questa ottica: “La
predicazione messianica, nella tradizione giudaica, era intimamente connessa a
una affermazione nazionalistica, a maggior ragione quando il popolo gemeva
sotto la dittatura straniera”. Che in questa materia era ferrea: “Le ricorrenti
rivolte del primo secolo, che culminarono con la distruzione di Gerusalemme da
parte di Tito, erano quasi sempre ispirate da predicatori apocalittici”. Nei
cui confronti “i romani agivano con rapidità ed efficacia. I nomi di Varo,
Coponio e dello stesso Tito sono associati a esecuzioni di massa quali si
sarebbero viste, duemila anni più tardi, solo con il nazismo. Durante l’assedio
di Gerusalemme le fonti oscillano fra le seicentomila e un milione di vittime,
e concordano che non vi erano più alberi per le crocefissioni”.
Raffaello - “La scuola di Atene”
come una matrioska, un soggetto a vari strati cabalistici. Fr. Prokosch, “Voci”,
p. 209, ricorda la poetessa Marianne Moore a un ricevimento, eccitata dall’aver appena
ascoltato una conferenza di Edgar Wind sull’affresco: “Secondo la sua
interpretazione, ogni particolare aveva un significato cabalistico, e sotto
quel significato se ne annidava un altro più profondo che ne nascondeva un altro
ancora più profondo”.
Nella conferenza del celebrato iconologo, “un personaggio che univa una
straordinaria vivacità d’ingegno a un aspetto ieratico”, commenta Prokosch, il dipinto “era diventato una specie di bambola russa”.
Scrivere – “È uno strano,
singolare modo di esistere, asociale, solitario, dannato, sì, ha in sé qualcosa
di dannato” – “soltanto ciò che si pubblica, i libri, diventano sociali,
associabili, aprono una via verso un Tu, verso una realtà disperatamente cercata
e a volte raggiunta…. È un atto compulsivo, un’ossessione, una dannazione, una punizione”
– I. Bachmann, “Discorso di accettazione del premio della Confindustria tedesca,
2 maggio 1972 (ora nella raccolta “A occhi aperti”).
“Lo
scrittore – anche questo è nella sua natura – è rivolto con tutto il suo essere
verso il Tu, verso un Altro al quale vorrebbe far pervenire la sua esperienza
dell’uomo (o la sua esperienza delle cose, del mondo e della sua epoca, sì,
anche di tutto questo!), ma in particolare l’esperienza di quell’uomo che egli
stesso o gli altri possono essere e delle situazioni in cui egli stesso e gli
altri sono esseri umani al massimo grado. Sondando il terreno, cerca a tentoni
la forma del mondo, i tratti dell’uomo contemporaneo” – I. Bachmann, “L’uomo
può affrontare la verità”. Discorso al premio per radiodrammi Associazione
ciechi di guerra, 17 maggio 1965, ora in I. Bachmann, “A occhi aperti”, p.99,
Tolstoj – “«Il destino ha
voluto», diceva, «che Tolstoj non conoscesse l’ironia»”. Diceva Thomas Mann, in
visita alla famiglia Prokosch in Texas un secolo fa, come riportato da Frederic
Prokosch in “Voci”, p. 23. E per questo, secondo Th. Mann, “è un miracolo che
riuscisse a scrivere così bene”.
Davide Maria Turoldo - Ricordando con Gnoli sul “Robinson” i suoi anni difficili a Firenze,
1950-1960, profuga dall’Istria, Anna Maria Mori di positivo dice: “La bellezza
asfissiante della città, certo. E alcune prediche di padre David Maria Turoldo nella
Santissima Annunziata. Ricordo la basilica
serpe piena e l’uomo alto, biondo, ascetico con una voce profonda che tuonava
contro le ingiustizie. Faceva un effetto strano vedere donne ricchissime
avvolte nelle pellicce e cariche di gioielli rapite alle sue parole”.
Anni Venti – “Un decennio,
quello degli anni Venti, che amava i libri”, Frederik Prokosch, “Voci”, p.52.
letterautore@antiit.eu

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