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L’amerikano del Grande Israele
“Chi
è forte sopravvive”, potrebbe essere la massima di Netanyahu, spiega Frattini in
apertura, esumando una copertina di “Time”. Ma più vero è l’inverso: chi sopravvive
è il più forte. Il più longevo dei primi ministri israeliani, quasi vent’anni
al potere, ha nella durata la sua forza. E in nessun altro aspetto se non il
sionismo intollerante, che però, pur praticandolo, nega.
È
l’impressione – è la verità del personaggio – dei rapidi tratti che ne dà
Frattini. Che tutti portano all’introduzione dell’“americanismo” in Israele, nella
politica e negli affari, con l’aria condizionata nei kibbutz, da parte di
questo leader israeliano che è a tutti gli effetti un ebreo americano. La disinvoltura
in politica e negli affari – fino al processo, che da molti anni con vari
accorgimenti evita, per corruzione. I tanti scandali, e le denunce anche degli
aiuti domestici, delle intemperanze e volgarità
della moglie e dei figli. Il figlio maggiore Yael che se ne sta a Miami dopo il
7 ottobre, invece di arruolarsi.
Una
vera biografia, in breve, per fatti significativi, del primo ministro israeliano
più chiacchierato e più duraturo, e più combattivo. Che ha sdoganato l’estremismo
sionista del Grande Israele, anzi se ne fa monumento. Nessun dubbio che resterà
alla storia come quello che ha gettato le fondamenta fisiche del Grande Israele,
distruggendo, più o meno, i palestinesi e i loro alleati e sostenitori, in Libano
e nello Yemen. Ha “sistemato” la Siria. Ha comunque dato lezioni memorabili all’Iran,
con gli assassinii eccellenti e con i bombardamenti.
Netanyahu,
si può aggiungere, non nasce dal nulla. È succeduto, la prima volta a capo del
governo, al premier laburista Shimon Peres, Nobel per la Pace, che aveva dotato
Israele di un arsenale nucleare. Ha governato muovendosi dal centro sempre più
verso l’estrema destra. Per restare al potere ma anche per convinzione, sotto
la dissimulazione del moderato. E forse manca l’essenziale, anche in questa breve
e polemica bio politica di Frattini, parlando di Netanyahu: l’impreparazione il
7 ottobre, di un Paese e un governo che sanno tutto di tutti – anche dove si trovano
i generali iraniani in ogni momento e come possono essere uccisi - con la
frontiera di Gaza letteralmente sguarnita, sono solo dovute all’impiego dell’esercito
in Cisgiordania. La frontiera con Gaza non era presidiata il 7 ottobre perché l’esercito
era impegnato in Cisgiordania, a sostegno della polizia, la quale presidia i
territori a sostegno dei coloni, dei più violenti. Ed è un esercito di
coscritti, popolare, non di professionisti delle armi dalla pelle dura.
Davide
Frattini, Netanyahu, “Corriere della sera”, pp. 61, gratuito col giornale
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