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Attenti al fascismo, si vuole antifascista
Di tanto antifascismo,
odierno, verrebbe da dire, fanno giustizia le due paginette introduttive: l’antifascismo
non legge – e che altro fa, fuorché appuntarsi medaglie?
Dichiarando la passione
giovanile per linguaggi e cerimoniali del fascismo - ma già dubbioso negli anni
1930 - Brancati può affrontare senza remore l’antifascismo di comodo o
copertura: le note di cui al titolo del volumetto riconsiderano, in breve, gli
italiani e la democrazia, “dopo” il fascismo. La retorica – già del ventennio, con
i nomignoli e le barzellette – dell’antifascismo nel dopoguerra. Che peraltro
di ombre resta pieno. Col Natale di ex generali, federali, questori, vice-federali
lieto e opimo, anche di considerazione. Con i profittatori senza vergogna, sotto
l’ombrello di un “buon avvocato”, uno antifascista.
Un Brancati sociologo
politico, che ala verve ironica mette di proposito la museruola. Otto
testi brevi, di considerazioni o racconti, più un saggio letto nel 1952 a un
convegno parigino (a un Centre des Relations Internationales) dal titolo “Le
due dittature” – quelle degli stupidi e quella dei “derelitti”, i meno
abbienti, le due gambe dei fascismi.
Vitaliano Brancati, I
fascisti invecchiano, Passigli, pp.105 € 9,50
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